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Le continue manipolazioni finanziarie dei soliti noti

La crisi finanziaria dei mutui sub-prime che nel 2008 si è manifestata con il crollo di Wall Street e nel fallimento di Lehman Brothers ha segnato pesantemente, una volta che gli effetti vi si sono trasfusi, anche l’economia reale. A differenza che l’economia reale, però, la finanza si è, soprattutto grazie agli aiuti delle banche centrali e dei governi, velocemente ripresa; infatti i profitti sono in breve tornati ai livelli pre-crisi ed addirittura superiori e le borse hanno chiuso in positivo sia nel 2012 che nel 2013, mentre l’economia reale continua a “stentare”. La fine della crisi finanziaria, testimoniata come detto dal veloce ritorno agli utili e dalla chiusura positiva delle borse, non ha però fermato i comportamenti speculativi e si sono avuti reiterati atteggiamenti più o meno fraudolenti, come la truffa sulle quotazioni in borsa di Facebook, ulteriori perdite di J.P. Morgan, le accuse di “riciclaggio” per HSBC, lo scandalo del Libor e la manipolazione del Forex di cui in Italia non abbiamo sentito, praticamente, parlare. Pertanto vediamo che i comportamenti poco chiari delle banche e delle istituzioni finanziarie sono continuati senza soluzione di continuità e senza peraltro trovare molta eco sui giornali parti ed anzi, in alcuni casi, senza nemmeno una minima menzione. Cerchiamo allora di vedere, tramite un articolo di Zerohedge (ZH da ora) di metà novembre 2013 che ne riprende uno di Bloomberg, quali sono le indagini aperte in cui delle autorità giudiziarie o monetarie stanno investigando relativamente a gruppi bancari e/o istituzioni finanziarie per atti che se non si vogliono definire fraudolenti, si possono almeno definire manipolatori. Prenderemo proprio le grafiche di Bloomberg riportate da ZH, che essendo di metà novembre 2013 ci descrive lo stato delle “controversie” e delle “liti” al 7 novembre 2013 e che sono abbastanza riassuntive ed esplicative. La prima riguarda proprio la manipolazione sul mercato dei cambi (Forex):

Card bloomberg se 1 buonaCome si può vedere al 7 novembre 2013 non c’è nessun genere di accordo, mentre sono coinvolte nell’investigazione Barclays, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, ecc. ecc. e le autorità che stanno investigando sono di primo rilievo ed internazionali. In America il dipartimento della giustizia americano (DOJ), la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), ad Hong Kong l’autorità monetaria (MA), nel Regno Unito la Financial Conduct Autority (FCA) mentre in Svizzera l’Autorità di Supervisione del mercato finanziario (Finma) e la Commissione della Competizione (CC). Quindi alcuni tra i principali gruppi bancari sono sotto investigazione in almeno quattro paesi (USA, Hong Kong, Regno Unito e Svizzera), ma di questo scandalo non si sono avute molte notizie in Italia se non in casi molto isolati.

Se, pertanto, sul mercato dei cambi le cose non sembrano chiarissime, per il LIBOR, il London Inter Bank Offered Rate, che è un tasso di riferimento per i mercati finanziari ed al quale le banche si prestano denaro tra di loro e che viene calcolato giornalmente dalla British Bankers’ Association, non sembra andare meglio. Infatti sempre seguendo le card forniteci da Bloomberg relativamente al LIBOR:

Card bloomberg se 2Vediamo che per le manipolazioni sul LIBOR, mercato nel quale si parla di più o meno 300 trilioni di dollari – trilioni si scrive con la t e vuol dire migliaia di miliardi, quindi riguarda mercati di riferimento che coinvolgono una somma di trecento mila miliardi di dollari – in prestiti, titoli e derivati, che Barclays, Rabobank, RBS e UBS hanno pagato, sempre al 7 novembre 2013, una penale di 3,6 miliardi di dollari mentre le indagini continuano e risultano coinvolti altri “colossi” bancari (Citigroup, Deutsche Bank, ecc. ecc.) ed anche in questo caso le autorità, sia monetarie (l’autorità monetaria di Singapore, MAS) che giudiziarie (il dipartimento di giustizia americano, DOJ) che stanno investigando sono di vari paesi, USA, Olanda, Singapore e Regno Unito.

Ancora non è tutto, infatti vediamo – sotto – che si riporta anche di indagini in corso relativamente a delle manipolazioni nei mercati dell’energia (Energy Trading) perpetrati in California ed altri stati americani per cui non ci sono ancora conferme di società coinvolte nelle indagini ma si fa notare che già prima Barclays, Deutsche Bank e J.P. Morgan avevano pagato una penale di 882 milioni di dollari e restituito una parte dei profitti (disgorgement) fatti in violazione della normativa della Security Exchenge Commission (SEC), mentre, in questo caso, le autorità che stanno investigando sono quelle degli USA.

card bloomberg se 3Infine il cavallo di battaglia di Wall Street, i mutui. Sappiamo tutti quello che è successo con i mutui sub prime; tramite la così detta “catena alimentare della cartolarizzazione” i più svariati tipi di mutui – per case, auto, studi, ecc. ecc. – a rischio di insolvenza (sub-prime) venivano “convogliati” all’interno di obbligazioni collaterali di debito che, successivamente ad aver ricevuto un rating da titolo sicuro, venivano vendute sul mercato a degli investitori che le comperavano come obbligazioni sicure e fatte oggetto di speculazione tramite i credit default swaps. Ma ora, le banche, oltre che per aver venduto obbligazioni garantite da mutui scadenti e di aver dato informazioni fuorvianti sulla qualità delle stesse, vengono anche accusate di pratiche illegali di pignoramento. E così dopo una colossale multa (415 miliardi di dollari) alle principali istituzioni finanziarie degli USA e non solo (RBS, UBS, Bank of America, ecc. ecc.), le stesse si trovano ancora coinvolte nelle indagini sia negli USA che nel Regno Unito.

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Potrebbe essere abbastanza per testimoniare, seppur brevemente, che mentre i giornali ci propinano la crisi economica, una parte, più o meno dell’economia, per cui la crisi sembra non esistere, la finanza, continua imperterrita nei suoi affari che se – si ripete – non possono essere definiti fraudolenti, possono almeno essere detti manipolatori.

Infatti, a quanto esposto finora si sarebbe aggiunta anche una manipolazione sulle quotazioni dei metalli preziosi e visto che quando si parla di metalli preziosi e, quindi, oro, l’argomento è abbastanza delicato si prenderanno ancora una volta come riferimento e fonte degli articoli del sito Zerohedge (ZH) e Bloomberg. Naturalmente anche in questo caso la notizia non è nuova e una prima traccia si trova già a marzo del 2013, quando proprio ZH pubblica un articolo in cui si interroga sulla possibile manipolazione sull’oro e sull’argento al London AM Fix o sul COMEX di New York: Gold And Silver Manipulation At London AM Fix Or New York COMEX? Pochi mesi dopo, sempre nel 2013 ma a fine novembre, dalla forma interrogativa si passa a “qualcosa” di più certo come: How Gold Price Is Manipulated During The “London Fix”– Come il prezzo dell’oro è manipolato durante il “London Fix”. Quest’ultimo ci da un breve background su come e da chi viene fissato il prezzo dell’oro e sui dubbi che sono stati avanzati relativamente alla procedura di “fissazione” del prezzo, arrivando poi a citare addirittura uno studio accademico in cui si comparano dei risultati sulle quotazioni di due dei maggiori derivati sull’oro mostrando dati che potrebbero far supporre una manipolazione. Andiamo però con ordine.

Dal settembre del 1919, quando 5 concessionari si incontrarono all’ufficio dei Rotschild a St. Swithin’s Lane nel distretto finanziario di Londra, il prezzo dell’oro veniva fissato tramite l’incontro dei cinque “dealers” in una stanza rivestita di pannelli di legno; e questa procedura è stata sospesa per 15 anni dal 1939. Dal 2004, dopo che i Rotschild si sono “disimpegnati”, la discussione per determinare il prezzo dell’oro ha luogo per mezzo di una chiamata telefonica tra Barclays Plc, Deutsche Bank AG, Bank of Nova Scotia, HSBC Holdings Plc e Societe Generale SA. La procedura ha luogo due volte al giorno alle 10.30 del mattino (London Fix AM) e alle 15.00 del pomeriggio (London Fix PM) in Londra, ed i prezzi sono determinati in dollari, sterline ed euro. All’inizio della chiamata il presidente designato – il cui ruolo ruota annualmente tra le cinque banche partecipanti – da una cifra vicina al prezzo corrente in dollari per un’oncia di oro, dopodiché le banche dichiarano, in base agli ordini dei clienti ed ai propri conti, quanti lingotti di metallo venderebbero o comprerebbero a quel prezzo. Se ci sono più compratori che venditori, il prezzo di partenza è aumentato e si ricomincia la procedura. I colloqui continuano fino a quando gli acquisti e le vendite non raggiungono una cifra determinata (“50 lingotti o 620 kgs per ogni altro”). Naturalmente durante la chiamata la domanda e l’offerta variano e vengono registrati nuovi ordini di vendere e comperare con le relative variazioni del prezzo in accordo con il London Gold Market Fixing che pubblica i risultati del “fix” (la procedura che determina il prezzo).

Ora, due studiosi della University of Western Australia, Caminschi e R. Heaney hanno analizzato due dei principali derivati sull’oro: i gold furures sul COMEX e lo State Street Corp.’s SPDR Gold Trust, il prodotto più scambiato tra il 2007 ed il 2012. Alle 15.01 del pomeriggio, dopo l’inizio della chiamata per il “fix” pomeridiano, le negoziazioni salgono del 47,8% sopra la media dei venti minuti precedenti l’inizio della chiamata e rimangono del 20% più alte nei successivi sei minuti. Inoltre nel minuto successivo alla pubblicazione del prezzo le negoziazioni sono del 8,7% più alte della media ed i medesimi risultati valgono per il SPDR Gold Trust (potere dell’high frequency trading?!). Ancora: i ricercatori hanno anche valutato la capacità di previsione dei derivati dell’oro in relazione all’andamento del “fix”. Tra le 14.59 e le 15.00 del pomeriggio l’andamento dei futures corrisponde all’andamento del fix nella meta dei casi. Dalle 15.01 il tasso di successo nel predire l’andamento del “fix” sale al 69,9% e nei cinque minuti successivi arriva addirittura all’80%. Quindi durante la procedura di determinazione del prezzo (fix) che inizia con la chiamata tra le banche partecipanti il tasso di successo nella previsione dell’andamento del prezzo aumenta notevolmente, ma vediamo cosa aggiungono ancora i due ricercatori. Un giorno in cui il prezzo dell’oro per oncia si è mosso per un importo superiore ai tre dollari, la previsione dei futures, nonostante una variazioni cosi ampia – che quindi dovrebbe essere più difficile da prevedere – sul risultato del fix è stata superiore alle nove volte su dieci. Quindi non solo le negoziazioni sono molto accurate nel predire l’andamento del prezzo, ma più denaro si può fare tramite una larga variazione del prezzo più accurate sembrano divenire le previsioni stesse. Dopo aver fornito ulteriori particolari relativamente agli scambi e/o negoziazioni l’articolo sottolinea che non ci sono prove che il London fix sia stato manipolato o che i concessionari si siano accordati per “truccare” il prezzo dell’oro, ma che la procedura per la determinazione del prezzo nel mercato di riferimento è datata, obsoleta, vulnerabile e potrebbe facilmente essere oggetto di abuso vista la mancanza di supervisione di una autorità regolatoria.

Infatti, due soli mesi dopo – metà gennaio 2014 – ZH rilancia sostenendo addirittura che, “Precious Metals Manipulation Worse Than Libor Scandal, German Regulator Says” – “La manipolazione sui metalli preziosi peggiore dello scandalo del LIBOR, dicono i regolatori tedeschi”; oppure, “German Gold Manipulation Blowback Escalates: Deutsche Bank Exits Gold Price Fixing” – “Si intensifica la vampata di ritorno della manipolazione dell’oro tedesca: Deutsche Bank esce dalla procedura di fissazione del prezzo”, per cui Deutsche Bank avrebbe ritirato la sua partecipazione al procedimento per la determinazione del prezzo nel mercato di riferimento di oro e argento in relazione alla volontà di diminuire il proprio volume di affari nel mercato dei metalli preziosi; anche se non bisogna dimenticare che a metà dicembre del 2013, Bafin, un regolatore bancario tedesco, ha fatto richiesta di documenti a Deutsche Bank in relazione ad un possibile investigazione sulla manipolazione dell’oro e dell’argento nel mercato di riferimento.

Abbiamo pertanto visto che nonostante la crisi le istituzioni finanziarie, le banche e le borse, sono prontamente tornate ai livelli di profitti precedenti la crisi ed hanno continuato a tenere comportamenti e gestire affari in un modo “spregiudicato” molto simile a quello che ha “guidato” la bolla del credito e portato alla crisi dei mutui sub-prime. E se anche questi comportamenti non possono essere definiti illegali o fraudolenti, più autorità, sia monetarie che giudiziarie, stanno investigando sugli stessi. Naturalmente le notizie di questo genere non sono nemmeno prese in considerazione dalla stampa nostrana o vengono subissate dalle notizie relative alla crisi dei debiti sovrani e da quelle su come si dovrebbero tagliare i redditi minori ed il lavoro, mentre, come visto, un certo genere di “business” non si cura di quello che succede – dato che non sembra interessarsene e viola regole pagando poi milioni o miliardi di multe come fossero “noccioline” – ed indifferente alla situazione dell’economia reale, conscio della propria preminente forza, nella logica di uno scambio di informazioni di mercato ad altissima velocità (high frequency trading) e nella volontà del maggior profitto possibile nel “più breve” possibile, oggi non si ricercano solo profitti, bensì profitti a breve, non perde – letteralmente – nemmeno un minuto!

Luca Pezzotta di Economia Per I Cittadini

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