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Come risolvere l’emergenza ed evitare la crisi economica

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Ciclone Harry Moneta Positiva

Il ciclone Harry ha scaricato sulla Calabria, la Sicilia e la Sardegna una furia eccezionale di vento, pioggia e mareggiate, lasciando dietro di sé un paesaggio di devastazione e perdite economiche pesanti. Oltre alle frane, alle evacuazioni e ai danni alle infrastrutture, la conta dei danni rischia di tradursi in una ferita profonda per l’economia di queste regioni, con stime che parlano di impatti pari a circa l’1% del PIL nazionale solo a causa delle ricadute dirette e indirette dell’evento (articolo BlogSicilia).

Il dato non è solo numerico, ma racconta una realtà concreta: quando un territorio subisce distruzioni di vaste proporzioni, le imprese chiudono temporaneamente o definitivamente, i redditi si riducono e i consumi si contraggono. Il risultato è una perdita di gettito fiscale stimabile intorno ai 6–7 miliardi di euro, e come evidenziato da varie analisi economiche (ad esempio nell’edizione de Il Sole 24 Ore del 4 febbraio 2026) questo crea un doppio problema per il Paese: non solo recuperare i danni materiali, ma anche sostenere la ripresa economica, ora compromessa.

Eppure, la risposta dello Stato procede con i soliti ritmi: appena 100 milioni di euro stanziati in prima battuta per tre regioni devastate, in attesa di definire un pacchetto completo di ristori.
Questa dinamica — poco corposa e lenta — si ripete ogni volta: una calamità colpisce, la risposta arriva a rilento e spesso insufficiente sia in termini quantitativi sia di prontezza operativa. Ne consegue un rallentamento della ricostruzione e un allungamento dei tempi di ripresa per imprese e famiglie.

La sfida non è solo avere risorse. È averle subito.

Un problema ricorrente dell’intervento pubblico italiano è infatti il seguente: la disponibilità delle risorse c’è, ma non è immediata, è vincolata a procedure complesse, e questo ritardo si traduce in ritardi nei pagamenti, nell’avvio dei lavori, nell’erogazione degli aiuti.

È qui che entra in gioco la portata potenziale di strumenti come il SIRE (Sistema Integrato di Risparmio Erariale) — concepito per rendere disponibili risorse finanziarie instantanee senza generare nuovo debito pubblico, nel pieno rispetto delle norme europee e nazionali.

Il Sire è un credito d’imposta cedibile, cioè un nuovo strumento che è stato:

  • introdotto per la 1° volta in Italia dal Decreto Rilancio n.34/2020, ancora in vigore per i terremotati di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo;
  • recepito nelle norme europee dal Manuale del Deficit e del Debito Pubblico (MGDD), aggiornato nel 2022 da Eurostat;
  • proposto anche da Mario Draghi nel 2024 a pag.38 della Parte B del suo Rapporto internazionale sul futuro della Competitività Europea;
  • proposto alla Regione Emilia-Romagna il 22 marzo 2024 per l’emergenza alluvione https://www.youtube.com/watch?v=x1_clpof25I;
  • spiegato anche in un convegno alla Camera dei Deputati del 3 giugno 2025 https://www.youtube.com/watch?v=45lZaqHEtGM.

Utilizzando il Sire per finanziare la spesa pubblica per risolvere le emergenze, si potrebbero mobilitare capitali immediatamente spendibili per la ricostruzione e il sostegno economico dei territori colpiti.

Perché è importante intervenire ora

Quando una calamità compromette la capacità produttiva di un’area, l’effetto economico si somma nel tempo:

  • si perde PIL attuale e futuro;
  • si riduce il gettito fiscale delle imprese e delle famiglie;
  • si erodono le basi della coesione sociale;
  • si generano spese maggiori per lo Stato nel lungo periodo.

Il ritardo nei ristori non è quindi un “problema tecnico”: è una scelta economica che ha costi reali e valutabili.
Un paese che voglia affrontare le emergenze del nostro tempo — dal dissesto idrogeologico, al terremoto e fino agli eventi climatici estremi — deve dotarsi di strumenti in grado di aggirare i tempi della burocrazia e le strettoie della contabilità tradizionale, per potenziare l’azione immediata su primo soccorso, ripresa produttiva e tutela del reddito.

Una proposta concreta per l’Italia

Il SIRE non è una fantasia. È una prospettiva realistica, basata su strutture già parzialmente esistenti nel nostro ordinamento (come la cedibilità dei crediti d’imposta) e pienamente compatibile con i Trattati Europei ed i vincoli di Maastricht (qui lo spiego meglio https://scenarieconomici.it/il-sire-per-essere-sovrani/ ).

In un’Italia sempre più frequentemente soggetta a eventi estremi — come ha mostrato anche la recente stagione meteorologica — la capacità di attivare risorse subito, senza aspettare “caccia alle coperture” o lunghi negoziati di bilancio, può determinare la differenza tra una crisi che si supera velocemente e una che segna per anni un territorio e una comunità.

È tempo che il dibattito sulla gestione delle emergenze si allarghi dal semplice stanziamento di fondi a strumenti finanziari capaci di attivare capitali immediatamente spendibili, con vantaggi non solo per le popolazioni colpite, ma per l’economia nazionale nel suo insieme.

Fabio Conditi

Presidente dell’associazione Moneta Positiva http://monetapositiva.it/
Movimento culturale “Un Mondo Positivo” https://unmondopositivo.it/

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