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Come entrare nell’euro digitale (di Paolo Savona)

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La prossima settimana inizieranno le votazioni al Parlamento per una Propost a di risoluzione per  la regolazione delle Valute Virtuali e delle CBDC, le valute virtuali emesse dalle banche centrali. Il prof. Paolo Savona ha voluto arricchirci con un suo apporto in materia, da Facebook.

Il 2 ottobre la BCE ha reso pubblico un Rapporto sulla nascita dell’euro digitale, a firma congiunta della Presidente Lagarde e di Fabio Panetta. L’analisi è corposa e di non facile lettura; poiché interessa tutti tento di spiegare in termini accessibili in che cosa consista questa rivoluzione monetaria.

L’euro cartaceo, quello che usiamo tutti i giorni, è destinato a scomparire e le tecniche usate per usare i nostri depositi bancari cambieranno. Come possa avvenire è detto al capitolo 5.2, pagina 34, del Rapporto, avanzando due soluzioni: il ricorso a tecniche offline (o decentrate) senza l’intervento di terze parti, del tipo blockchain dei bitcoin, o tecniche online, grosso modo simili, ma pur sempre da precisare, a quelle comunemente usate nell’attuale sistema dei pagamenti con carte di credito e tramite rimesse bancarie, con la partecipazione di intermediari.

In entrambe le soluzioni l’euro digitale deve svolgere la funzione di unico mezzo di pagamento e liberatorio dei debiti e, pertanto, deve essere moneta riconosciuta a livello di legge. Il Rapporto indica le fonti di questa legittimazione. Inoltre, soprattutto nella prima soluzione, la BCE deve essere parte del meccanismo digitale per svolgere la funzione di snodo che raccoglie tutte le informazioni sui pagamenti al fine di svolgere i suoi compiti di politica monetaria.

La soluzione che verrà scelta non può prescindere dal conoscere quale sarà la decisione che prevarrà fuori dall’eurosistema, principalmente negli Stati Uniti per il dollaro e in Cina per lo yuan-renmimbi. È certamente un problema monetario, ma soprattutto di politica estera. L’UE deve decidere quali saranno le sue scelte e chiedere di confrontarle con quelle degli altri paesi nel corso di una Conferenza monetaria internazionale che ha il dovere di propiziare. I rischi sono che gli Stati Uniti preferiscano la convivenza tra una propria moneta pubblica (digitale o meno) e più criptomonete private, peraltro già operanti ma non ancora in pieno sviluppo, perché la FED non potrebbe essere dentro al sistema monetario internazionale criptato, dato il ruolo globale volontario del dollaro. La Cina, invece, potrà farlo per la sua struttura politico-istituzionale, che consente a essa il mantenimento del controllo delle informazioni sul proprio sistema dei pagamenti digitali, facendo ricorso a un proprio protocollo informatico che l’attuale protocollo Internet da tutti usato non permetterebbe. La criptomoneta cinese (peraltro già avanti nella sua realizzazione tecnica) sarà in condizione di attrarre risparmio globale, di cui il Governo conoscerà origini e destinazioni che, magari non renderà pubbliche, ma utilizzerà per i suoi fini politici.

Questi mi sembrano i problemi più seri e urgenti da discutere e definire nella consultazione. Gli altri aspetti ai quali il Rapporto dedica la maggior parte delle 53 pagine, come quello importantissimo del ruolo delle banche nel nuovo meccanismo, possono trovare soluzioni tecniche una volta decisa quale sarà la nuova architettura monetaria. Nei miei due discorsi al mercato nel giugno 2019 e 2020 ho indicato che gli sviluppi della criptografia e della scienza dei dati offrono soluzioni vantaggiose per il risparmio, la materia prima del benessere sociale ed economico. Panetta conosce molto bene questi problemi e mi rasserena che il problema sia nelle sue mani, nella speranza che esse dispongano anche della forza per propiziare soluzioni adatte.


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