CinaEconomia
Cina: lo Yuan ai massimi da 16 mesi. Svolta verso il mercato interno o semplice tregua valutaria?
Cina, lo Yuan rompe gli indugi: fixing ai massimi da 16 mesi. Pechino punta tutto sulla domanda interna e sfida il Dollaro.

La Banca Popolare Cinese (PBOC) ha deciso di mostrare i muscoli, o forse solo di cambiare strategia. Per la terza sessione consecutiva, Pechino ha rafforzato il fixing giornaliero dello Yuan, portandolo ai livelli più alti degli ultimi 16 mesi. La mossa arriva in un contesto in cui la valuta cinese ha dimostrato una notevole resilienza sui mercati offshore, sfidando la recente forza del dollaro americano.
Martedì la PBOC ha fissato il tasso di riferimento (“midpoint”) a 7,0103 per dollaro USA, il punto più forte dalla fine di settembre 2024. Tuttavia, il mercato reale sembra correre più veloce delle decisioni ufficiali: lo Yuan offshore scambiava già intorno a quota 6,97 contro il biglietto verde. Questo disallineamento suggerisce che, mentre la Banca Centrale gradisce una valuta più solida, preferisce mantenere una certa cautela per evitare apprezzamenti troppo rapidi e destabilizzanti. Ecco lo Yuan offshore:
Le ragioni della svolta: non solo export
Perché Pechino sta permettendo alla sua valuta di apprezzarsi, rompendo la soglia psicologica del 7,0? Gli analisti, tra cui quelli di Deutsche Bank, suggeriscono che gli obiettivi politici della Cina stiano cambiando. Non si tratta più solo di vendere merci a basso costo all’estero, ma di obiettivi strutturali più complessi:
Internazionalizzazione dello Yuan: Una valuta forte e stabile è essenziale per renderla attraente come riserva di valore globale e alternativa al dollaro. Se una valuta vuole essere metro delle transazioni internazionali non può svalutarsi continuamente.
Riduzione della sovraccapacità: Un cambio più forte scoraggia la produzione marginale inefficiente destinata solo all’export.
Spinta ai consumi: Questo è il punto chiave in ottica macroeconomica. Un potere d’acquisto maggiore per le famiglie cinesi è fondamentale per trasformare l’economia da export-led a una guidata dalla domanda interna.
Come notato da George Saravelos di Deutsche Bank, uno Yuan stabile è “cruciale per aumentare la fiducia e ridurre i rischi di svalutazione percepita”.
I rischi e il fattore geopolitico
Non tutto è così lineare. He Wei, economista di Gavekal Dragonomics, prevede un anno di maggiore volatilità. La PBOC sembra felice di permettere l’apprezzamento contro il dollaro, a patto che il biglietto verde si indebolisca anche verso le altre valute, preservando così la competitività relativa del Dragone. Tuttavia, la Cina dipende ancora pesantemente dalle esportazioni e un apprezzamento eccessivo potrebbe frenare la crescita proprio quando è più necessaria.
Quindi questa mossa deve essere vista verso il Dollaro US, ma non in modo euqivalente verso, ad esempio, l’Euro che, infatti, ha visto una svalutazione molto mionore. La Cina non può rafforzarsi nei confronti di tutti.
A complicare il quadro c’è la situazione geopolitica. Il dollaro rimane forte a causa delle tensioni globali, incluse le recenti azioni militari degli Stati Uniti in Venezuela. In questo scenario di incertezza, non è solo lo Yuan a muoversi:
L’oro ha toccato un nuovo record storico a 4.630 dollari l’oncia lunedì, spinto dagli acquisti delle banche centrali e dai timori sulla sostenibilità del debito USA, per poi ritracciare leggermente sotto i 4.6
In sintesi, Pechino gioca una partita delicata: rafforzare la moneta per stimolare il mercato interno e il prestigio internazionale, senza però soffocare la gallina dalle uova d’oro delle esportazioni.
Domande e risposte
Perché la Cina vuole uno Yuan più forte se vive di esportazioni? Sebbene l’export rimanga vitale, Pechino sta cercando di modificare il proprio modello economico. Una valuta troppo debole rende costose le importazioni di materie prime ed energia, impoverendo di fatto i consumatori cinesi. Uno Yuan più forte aumenta il potere d’acquisto delle famiglie, stimolando i consumi interni, un obiettivo fondamentale per una crescita sostenibile e meno dipendente dai capricci dei mercati occidentali. Inoltre, serve a dare credibilità alla valuta sui mercati finanziari globali.
Qual è la differenza tra Yuan “onshore” e “offshore”? Lo Yuan non è una valuta completamente libera. Esistono due mercati principali: l’onshore (CNY), scambiato nella Cina continentale e strettamente controllato dalla Banca Centrale che fissa un tasso di riferimento giornaliero, e l’offshore (CNH), scambiato fuori dalla Cina (principalmente a Hong Kong) dove il valore è determinato più liberamente dalla domanda e dall’offerta di mercato. Attualmente, il mercato offshore sta spingendo lo Yuan a valori più alti rispetto al tasso ufficiale fissato da Pechino.
Che c’entra l’oro con il valore dello Yuan? L’oro e lo Yuan spesso si muovono in reazione alla forza o debolezza del dollaro USA. Il recente record dell’oro a oltre 4.600 dollari indica una sfiducia crescente verso il debito americano e timori geopolitici. La Cina, essendo uno dei maggiori acquirenti di oro, usa il metallo giallo per diversificare le proprie riserve lontano dal dollaro. Se l’oro sale e lo Yuan si rafforza, è spesso segnale che gli investitori cercano alternative alla valuta statunitense









You must be logged in to post a comment Login