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Cina, esplode la speculazione in Borsa: il debito a margine frantuma i record del 2015. Quali rischi per il credito?
Il debito a margine sulla Borsa di Shanghai tocca i 431 miliardi di dollari, superando la bolla del 2015. Perché il boom azionario cinese nasconde un enorme rischio sistemico per le banche.

Si parla spesso delle dinamiche dell’economia cinese, della sua capacità di ripresa e degli sforzi di Pechino per stimolare i consumi interni. Tuttavia, dietro la narrazione ufficiale della crescita, si nasconde una dinamica decisamente meno rassicurante e molto più volatile: un’enorme ondata di speculazione finanziaria. La domanda che gli analisti dovrebbero porsi oggi non è tanto quanto stia crescendo il PIL, ma dove stia finendo l’enorme mole di liquidità e risparmio del Dragone. La risposta, guardando i grafici della Borsa di Shanghai, è tanto semplice quanto pericolosa: nel casinò dell’azionario a leva.
Partiamo da alcuni interessanti dati pubblicati da Kobeissi Letter. I dati parlano chiaro e descrivono una situazione che ha ampiamente superato i livelli di guardia storici. L’esposizione debitoria degli investitori cinesi per l’acquisto di azioni (il cosiddetto margin debt, o acquisto con leva finanziaria) ha raggiunto la cifra record di circa 431 miliardi di dollari (oltre 2.900 miliardi di yuan).
Per comprendere la gravità di questa esposizione, è sufficiente allineare alcuni numeri chiave:
- Raddoppio in due anni: Il volume del debito a margine è letteralmente raddoppiato negli ultimi 24 mesi.
- Oltre la bolla del 2015: L’attuale livello supera del 22% il precedente picco storico registrato durante la drammatica bolla del mercato azionario cinese del 2015 (che si fermò a “soli” 354 miliardi di dollari prima del collasso). Soprattutto è interessante notare come questo stia avvenendo con valori dell’indice Composite molto più bassi, di circa 3800, contro i quasi 6000 del 2015. Il boom del credito non è giustificato dai maggiori valori di borsa.
- Volumi di scambio frenetici: Il volume degli scambi a margine sulla Borsa di Shanghai ha registrato una media di 22 miliardi di dollari al giorno nelle ultime due settimane, triplicando rispetto ai dodici mesi precedenti.
L‘indice Shanghai Composite, che di recente ha registrato un’impennata quasi parabolica verso e oltre quota 4000 punti, è attualmente drogato da questa propensione al rischio fuori scala. Gli investitori retail (i piccoli risparmiatori) stanno prendendo in prestito capitali massicci per scommettere su ulteriori rialzi, spingendo le valutazioni ben oltre i fondamentali macroeconomici di un Paese che affronta ancora sfide strutturali, non ultima la crisi del settore immobiliare. Il risparmio, fuggito dal mattone, ha semplicemente trovato una nuova, pericolosa valvola di sfogo speculativa.
Ma cosa accade quando la musica si ferma? Il vero rischio di questa dinamica non risiede solo in una fisiologica correzione dei listini, ma nelle pesanti ricadute sul sistema del credito.
L’acquisto a margine è un meccanismo spietato: se il mercato inizia a scendere, i broker richiedono l’integrazione dei fondi (le famigerate margin call). Se l’investitore non ha liquidità, il broker liquida forzatamente le azioni, innescando una spirale di vendite che fa crollare ulteriormente i prezzi. Questo meccanismo di deleverage disordinato non brucerebbe solo i risparmi di milioni di cittadini, deprimendo istantaneamente la domanda interna, ma andrebbe a colpire i bilanci delle istituzioni finanziarie e delle banche ombra (shadow banking) che hanno fornito quella liquidità.
Un crash azionario di queste proporzioni si trasformerebbe rapidamente in un evento creditizio sistemico. Le banche, trovandosi con crediti inesigibili legati alla speculazione fallita, stringerebbero i cordoni della borsa verso l’economia reale, bloccando i prestiti alle imprese produttive. In sintesi, la scommessa a leva di oggi rischia di trasformarsi nel credit crunch di domani, dimostrando ancora una volta che la liquidità immessa nel sistema, se non canalizzata verso investimenti produttivi, genera mostri finanziari difficili da domare.









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