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Caro Draghi ecco chi ha rubato il futuro ai giovani

Continua il processo di beatificazione di Mario Draghi, per una sua recente dichiarazione sui giovani e le disuguaglianze, fatta durante l’ultimo meeting di Rimini (18 agosto 2020).

L’estratto in questione lo potete vedere qui sotto

«Il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani. È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre.

Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi.

Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza. »

Al netto dei soliti sermoni su debito pubblico e scarsità del denaro, vorrei concentrarmi sull’ultima parte dell’estratto in questione (che ha pure riscosso l’applauso del pubblico presente).

E dunque sorge spontaneo chiedersi: chi o cosa ha rubato il futuro ai giovani? Vediamo un po’ di dati inerenti la gioventù italiaca, dalla banca dati dell’ISTAT per cercare di capire quando le cose sono iniziate ad andare male.

Vediamo quattro indicatori che riguardano i giovani: il tasso di occupazione, di disoccupazione, di inattività e l’incidenza dei neet.

Per le definizioni complete rimando al glossario ISTAT. Allora cominciamo!

TASSO DI OCCUPAZIONE

Cominciamo con il tasso di occupazione, ovvero la percentuale di occupati sul totale della popolazione in età giovanile (15-24 anni)

Alla fine degli anni 70 la quota dei giovani che lavorava era il 36% sul totale della popolazione fra i 15 e i 24 anni.

La diminuzione di circa 6 punti dal 1977 fino a primi anni 2000 è tutto sommato compatibile con l’avanzare degli studi.

Il crollo vero e proprio parte dal 2002 fino al 2014-15, per poi risalire leggermente fino al 2019. Riguarda sia le ragazze che i ragazzi.

Stessa dinamica per tutte le aree geografiche del Paese, con l’espressione “mezzogiorno” si intende sud e isole.

TASSO DI DISOCCUPAZIONE

Si calcola prendendo i disoccupati in percenutale della forza lavoro totale (la somma di occupati e disoccupati)

Prima del 2000 era molto più marcato il gap fra maschi e femmine, in entrambi i casi i valori peggiori della serie storica si trovano nel 2014, pari al 42,7% (in media).

Per quanto rigurda le aree geografiche il mezzogiorno, supera la soglia del 50% dei disoccupati fra il 2013 e il 2017.

Ricordiamo che il disoccupato è colui che il lavoro lo cerca attivamente, il dato dunque non tiene conto degli inattivi, che andiamo a vedere nel prossimo punto.

TASSO DI INATTIVITÀ

L’inattivo è colui che il lavoro non lo cerca proprio oppure ha smesso di cercarlo.

Due fasi dell’aumento del tasso di inattività (ovvero la percentuale di inattivi sul totale dei 15-24enni): negli anni 90, dove sale dal 54% del 1990 a sfiorare il 60% nel 95-2000.

Dal 2001 salirà dal 60% per arrivare all’attuale 74%, in questo caso le differenze regionali sono abbastanza contenute.

INCIDENZA NEI “NEET”

Sono i giovani che non studiano e non lavorano, qui l’età di riferimento è 15-29 anni, ma l’ISTAT mette a disposizione anche altre fasce d’età fra i 15 e i 34 anni.

In questo caso la serie parte dal 2004, anche qui il punto più alto è il 2014, poi comincia una lieve discesa fino al 2019, ma dove si rimane lontani dai valori precedenti al 2008.

I dati sono in percentuale al totale delle persone comprese nella fascia di età di riferimento.

COSA ERA SUCCESSO NEL 2002 E NEL 2014?

FONTE: elaborazione su dati FMI

Dunque è evidente che, mediamente, le cose sono cominciate ad andare male nel 2002 e che il momento peggiore è stato il 2014.

Ah si ecco: nel 2002 è cominciato a circolare l’euro, mentre nel 2014 erano i risultati della “cura Monti” di due anni prima, che ha salvato il paese dopo averlo ammazzato!

Ecco cosa ha rubato il futuro ai giovani: la moneta unica e le politiche di austerità, di cui Monti è stato fra i più spietati esecutori!

In entrambi i casi, il processo che ci ha portato nell’euro e il golpe finanziario del 2011, vedono fra i responsabili anche lo stesso Draghi, le cui gesta le avevo già raccontate in questo articolo.

E dire che lui stesso, nella sua tesi di laurea del 1970, considerava la moneta unica come “una follia, una cosa assolutamente da non fare“.

E sarebbe interessante capire i motivi per cui, da brillante studente qual era, era giunto a quella conclusione.

Uscire dall’euro significa riscattare un generazione perduta.

FONTE ORIGINALE ➡️ https://canalesovranista.altervista.org/caro-draghi-ecco-chi-ha-rubato-il-futuro-ai-giovani/


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