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BREXIT: ORA SONO CAVOLETTI PER BRUXELLES (di A.M. Rinaldi)

 

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In attesa di conoscere le discussioni al summit europeo del 18 e 19 febbraio in merito alle “offerte”, ovvero alle “concessioni”, che la Commissione Europea è disponibile a sottoscrivere per poter trattenere la Gran Bretagna nella UE, oggi è stata diramata la prima bozza di proposta da parte del Presidente del Consiglio UE, Donald Tusk.

Innanzitutto la UE concede “qualcosa”, anche se contestualmente rimanda ad approfondimenti negoziali per le altre richieste, accettando però il principio del “freno a mano”, cioè la possibilità di avvalersi di limitazioni nei confronti di alcuni benefici nel capo assistenziale agli immigrati comunitari come assegni familiari, alloggi popolari e salari più bassi. In parole povere vuol dire che, salvo restando che qualsiasi cittadino europeo potrà trasferirsi in UK per cercare lavoro, questi non potranno più usufruire dello stesso livello di welfare di cui beneficiano i cittadini britannici. Per ora si parla di poter utilizzare questo “freno a mano” per quattro anni, ovvero di due più due, ma in ogni caso è da considerare una “vittoria” della linea Cameron.

Naturalmente le richieste di Londra per rimanere in Europa non si fermano certo qui e fra poco meno di tre settimane sapremo, nella riunione dei 28 Capi di Governo, che intensioni prenderà la Gran Bretagna in attesa di indire un referendum sul “brexit” il 23 giugno da svolgersi in settembre.

La domanda spontanea che tutti gli osservatori si stanno ponendo in questo momento è se tali “concessioni” saranno applicabili anche agli altri paesi europei e non solo al Regno Unito o se vigerà il principio del “chi più strilla più ottiene”. In tal caso già si da per certo che i soliti noti riusciranno ad ottenere ciò che vogliono mentre gli altri soliti noti, (con Italia in testa), saranno destinati a rimanere come sempre con un pugno di mosche in mano e a sottostare in silenzio e sull’attenti alle imposizioni provenienti dall’Europa.

D’altronde la caratura ben diversa di Renzi rispetto al suo omologo Cameron è emersa qualche giorno fa in occasione dell’incontro bilaterale con la Merkel, in cui il premier italiano non è riuscito a strappare neanche il canonico colpetto sulle spalle riservato da anni a tutti coloro i quali si recano alla corte di Berlino.

In ogni caso il solo fatto che l’UE sia disponibile ad interloquire con gli inglesi su reali modifiche all’impianto dell’Europa, ad iniziare proprio dal cruciale ritorno parziale dei poteri ai rispettivi parlamenti nazionali, la dice lunga sul nuovo vento che tira dalle parti di Bruxelles dopo che la governance europea ha collezionato disastri ed insuccessi in ogni campo d’azione ad iniziare proprio da quello economico-finanziario.

Gli inglesi hanno saputo ben giocare le proprie carte utilizzando la nota “teoria dei giochi” di cui sono maestri per poter ottenere condizioni più a loro favorevoli. Sin dall’inizio “dell’avventura” europea fissarono molto bene i paletti della loro partecipazione avendo capito per tempo che l’aggregazione si sarebbe presto rivelata una forma di potere sovranazionale in mano a burocrati non eletti e l’euro il mezzo per poterlo esercitare. Non a caso pretesero, ottennero e poi esercitarono la famosa opzione “dell’opting out” che gli consentì di tirarsi indietro e rimanere con la sovranità monetaria. Praticamente esattamente il contrario di noi che invece accettammo ad occhi chiusi ed in silenzio qualsiasi vincolo esterno senza neanche tentare di ottenere condizioni e regole un pò più favorevoli alle nostre peculiari caratteristiche.

Per i sudditi di Sua Maestà la Sovranità del proprio paese non si mette in discussione, tantomeno quando una oligarchia di burocrati, più sensibili agli interessi della finanza e delle multinazionali, ha la pretesa di avocarla a se in totale disprezzo delle Costituzioni nazionali e al sacro principio universale che la Sovranità appartiene al popolo e non ai mercati.

Insomma pare proprio che gli inglesi fino ad ora, comunque andrà a finire, hanno dimostrato di essere i più bravi nel cucinare i “cavoletti” di Bruxelles e di perseverare saggiamente nel “God Save the Queen”!

Antonio M. Rinaldi

 

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