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Benzina a 2,1 centesimi in Libia, 1,85 euro in Italia: il paradosso globale del pieno

Benzina a 2,1 centesimi in Libia, 1,85 euro in Italia. La differenza non è il petrolio, ma le tasse. Confronto tra i prezzi mondiali, con focus su USA (0,96€), India (1,00€), Spagna (1,47€) e Russia (0,83€). Perché l’Italia è tra i paesi più cari e cosa significa per le famiglie.

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Mentre in Libia si fa il pieno con poco più di due centesimi di euro, in Italia siamo tra i paesi più cari al mondo. Ma la colpa non è del petrolio: è tutta una questione di tasse.

Il prezzo medio della benzina nel mondo si aggira attorno a 1,30–1,40 euro al litro, secondo i dati di Globalpetrolprices aggiornati al 6 luglio. Ma è una media che non dice quasi nulla. Perché la forbice tra i paesi più economici e quelli più cari è semplicemente abissale: si va dai 2,1 centesimi di euro della Libia ai 3,56 euro di Hong Kong.

In mezzo, l’Italia. Che come al solito se la gioca nelle posizioni di vertice, quelle che nessuno vorrebbe occupare. Con un prezzo medio che oggi si attesta su 1,85 euro al litro, il Belpaese si piazza stabilmente tra i mercati più cari d’Europa e del mondo.

Ma come si spiega una disparità così enorme? La risposta è una sola: fisco.

I paradisi del carburante: quando lo Stato paga al posto tuo

Libia 2,1 centesimi. Iran 2,5. Venezuela 3,1. Angola 28,7. Algeria 30,9. Kuwait 29,7. Numeri che sembrano refusi, e invece sono prezzi reali.

Come è possibile? Semplice: in questi paesi il governo sovvenziona direttamente il carburante. Le vaste riserve petrolifere vengono trasformate in un beneficio per i cittadini, che pagano il pieno come se fosse acqua. In Libia, nonostante l’instabilità politica, i sussidi restano un pilastro della coesione sociale. In Angola e Algeria, la produzione interna ammortizza le fluttuazioni del mercato globale.

C’è però un effetto collaterale: questi prezzi stracciati trasformano quei paesi in basi logistiche ideali per il contrabbando di carburante. Comprare benzina a 2 centesimi e rivenderla oltreconfine a 50 è un business che non si può ignorare.

L’inferno fiscale: Hong Kong, Malawi e… Italia

All’estremo opposto troviamo Hong Kong a 3,56 euro al litro, seguita da Malawi (2,84 euro), Israele (2,28), Danimarca (2,21), Olanda (2,15) e Finlandia (2,08). Qui il meccanismo è rovesciato: il carburante è volutamente caro per disincentivare i trasporti privati (Hong Kong) o perché il caos economico e l’iperinflazione hanno reso tutto insostenibile (Malawi).

E l’Italia? Siamo lì, in mezzo a questo club esclusivo. Con 1,85 euro al litro, siamo l’undicesimo paese più caro d’Europa, e in autostrada si superano tranquillamente i 2 euro.

Infografica sui prezzi della Benzina in dollari USA

Il confronto che fa male: USA, India, Spagna, Russia

Per capire quanto sia anomalo il nostro posizionamento, basta guardare cosa succede altrove.

  • Stati Uniti (0,96 euro al litro): paese avanzato, ma con prezzi della benzina relativamente bassi. Perché? Le tasse sul carburante sono molto più basse che in Europa.

  • India (1,00 euro): un paese in via di sviluppo con una domanda enorme, ma dove il governo mantiene un controllo sui prezzi per non aggravare l’inflazione.

  • Spagna (1,47 euro): più bassa dell’Italia, nonostante sia un paese con caratteristiche simili. La differenza? Un trattamento fiscale meno aggressivo.

  • Russia (0,83 euro): produttore di petrolio, certo, ma anche paese dove il governo sovvenziona pesantemente i carburanti per ragioni sociali e politiche.

L’Italia, invece, no. Da noi il prezzo alla pompa è composto per oltre il 50% da accise e IVA. Il costo del petrolio greggio incide per meno della metà. Il resto è pura fiscalità.

La regola d’oro: tasse, non scarsità

Tutti i paesi acquistano petrolio allo stesso prezzo sui mercati internazionali. La differenza la fanno le decisioni fiscali di ciascun governo. Chi vuole incentivare i trasporti e sostenere i consumi tiene basse le tasse. Chi vuole disincentivare, o ha bisogno di entrate, le alza.

L’Italia ha scelto la seconda strada. E così, mentre in Libia si fa il pieno con una manciata di centesimi, da noi un pieno da 50 litri supera tranquillamente i 92 euro. Una differenza che non ha nulla a che fare con il mercato, e tutto con le scelte di chi governa.

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