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BCE, le 7 cartucce a disposizione di Mario Draghi

Articolo di Stefano Fugazzi di ABC Economics

Nell’estate 2012 il giornalista Ralph Atkins del Financial Times paragonò Mario Draghi a un abile scrittore di libri gialli. «È bravo a creare suspense e a stravolgere le aspettative» si leggeva sulle pagine del noto quotidiano londinese «perché quando nel dicembre 2011 i mercati davano per certa l’estensione del Securities Market Programme (SMP), il Governatore della Bce li sorprese annunciando una doppia campagna di rifinanziamento a lungo termine (LTRO), una novità per l’Eurozona».

A distanza di due anni dall’ormai celeberrimo «whatever it takes» pronunciato da Draghi per sterzare l’Eurozona fuori dalla crisi il copione è destinato a ripetersi nuovamente.

Giovedì 5 giugno il Governatore dell’EuroTower dovrebbe annunciare nuove misure straordinarie nella speranza di scacciare i fantasmi  della stagnazione e della deflazione. Di seguito riassumiamo per sommi capi le iniziative di politica monetaria che Bce potrebbe annunciare e/o riproporre in un prossimo futuro.

Mario Draghi-euro

1-2) TAGLIARE I TASSI D’INTERESSE E AGIRE SULLE DEPOSIT FACILITY

ABC Economics è dell’avviso che un nuovo taglio ai tassi d’interesse – incluso il loro azzeramento  – non produca effetti diretti sull’economia reale. E neppure portare i tassi sulle “deposit facilities” spingendoli in territorio negativo potrebbe produrre giovamenti. Anzi. Diversi addetti ai lavori sono dell’avviso che la misura sia inutile oltre che dannosa. Di seguito il link a un approfondimento pubblicato lo scorso anno dal portale di approfondimento economico La Voce.it (Il mito dei tassi Bce negativi).

 

3-4) LANCIARE UNA TERZA CAMPAGNA DI RIFINANZIAMENTO A LUNGO TERMINE (LTRO) OPPURE UNA LTRO SALVA-IMPRESE

Vi è poi la possibilità di poter ricorrere a una nuova operazione di rifinanziamento a lungo termine (LTRO). Difficilmente Draghi questa settimana annuncerà una nuova campagna di LTRO anche perché il vero problema non è l’assenza di liquidità (anzi…) bensì la sua trasmissione all’economia reale. E per fare in modo che la liquidità della Bce raggiunga il tessuto produttivo e quindi l’economia reale si potrebbe prendere in considerazione un LTRO «salva economia reale» sulla falsa riga della proposta di Stefano Fugazzi elaborata nel maggio 2012 e da Gianpiero Samorì (MIR – Moderati in Rivoluzione) nel 2013.

 

5) ABBATTERE I COLLATERALI

Per accedere al funding, gli istituti di credito devono presentare delle garanzie che non sono altro che i collaterali. La Bce potrebbe nuovamente estendere nuovamente la gamma di collaterali e abbassare i requisiti minimi richiesti. L’obiettivo è soddisfare le necessità di tutti quegli istituti e asset che nel corso degli ultimi anni sono stati oggetto di declassamento da parte delle agenzie di rating.

 

6) ACQUISTARE I CORPORATE BOND

La Bce potrebbe acquistare le obbligazioni emesse dalle società (finanziarie e non) dei paesi maggiormente colpiti dalla crisi del debito sovrano. Non solo questa rappresenterebbe un’importante novità per l’Eurozona, ma colmerebbe il vuoto lasciato dalle due recenti operazioni di rifinanziamento a lungo termine immettendo la liquidità direttamente nell’economia reale.

 

7) CREARE INFLAZIONE

L’ultimo colpo in canna a disposizione della Bce sarebbe quello di stampare moneta ricorrendo a un quantitative easing “puro”. Secondo uno studio dell’agosto 2012 redatto dagli economisti Harold Hau del Swiss Finance Institute di Ginevra e Ulrich Hege, docente presso l’HEC di Parigi, un “imprevisto” aumento dell’inflazione di tre punti percentuali abbatterebbe del 34% il rendimento reale delle emissioni sovrane a scadenza decennale. È difficile credere, tuttavia, che la Bce di punto in bianco decida di rinnegare il paradigma della «stabilità dei prezzi». Ma la speranza è l’ultima a morire.

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