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ARIDAJE CON LA PATRIMONIALE (E CON LA TROJKA)

Se sei seduto ad un tavolo da gioco e dopo la prima mano di carte non hai ancora capito chi è il pollo da spennare, vuole dire che il pollo sei tu.
Dopo le bordate al sistema bancario via bail-in e conseguente tracollo borsistico, dopo la proposta di limitare al 25% la percentuale massima di detenzione risk-free dei titoli di Stato nei portafogli delle banche, dopo la dichiarazione di Monti ad Omnibus La7 secondo cui “l’Europa e i mercati non capiscono perché, essendo l’Italia il paese con il più alto debito pubblico e la più consistente ricchezza privata, non si possa limare un po’ quest’ultima per aggredire il debito” e dopo l’avvertimento in stile mafioso in cui sempre l’ex Presidente del Consiglio (e senatore a vita) ammonisce Renzi di fare “correre grossi rischi all’Italia e all’Europa, non mancando occasione per denigrare l’Unione introducendo negli italiani una pericolosissima alienazione nei confronti dell’Europa”, arriva un messaggio esplicito da parte di un gruppo di 8 economisti di area ordoliberista, per la precisione Carlo Bastasin, Lorenzo Bini Smaghi, Franco Bruni, Marcello Messori, Stefano Micossi, Franco Passacantando, Fabrizio Saccomanni e Gianni Toniolo, che sferrano un attacco frontale al governo italiano. Nel loro paper, pubblicato sul sito della LUISS all’indirizzo http://sep.luiss.it/node/828, gli apologeti del nuovo “fate presto” configurano la possibilità che “la Commissione […] apra una procedura di infrazione contro l’Italia per violazione del rispetto degli obiettivi di medio termine” sul rientro del debito, con la conseguenza che “la sfiducia nella capacità italiana di ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil scoraggia il ricorso a pratiche di accentramento della politica economica e di condivisione dei rischi”.
Il pratica il messaggio che ci viene inoltrato è più o meno il seguente: se non riducete il debito… beccatevi il bail-in! E non crediate che a voi sarà concesso di salvare le banche anche grazie ai soldi degli altri, come abbiamo fatto noi paesi core, perchè noi siamo noi e voi non siete un cazzo!
Secondo gli 8 economisti, infatti, “la Bundesbank in particolare richiede che non si proceda ai previsti istituti di condivisione dei rischi bancari prima che sia completato il processo di allentamento del legame tra rischio sovrano e rischio bancario. L’assicurazione comune dei depositi bancari europei verrebbe così rinviata nel tempo perché, nella visione tedesca, condividere i rischi di banche cariche di titoli di stato significherebbe condividere i rischi del debito degli stati. Per la stessa logica ma applicata ai debitori privati, viene poi chiesto che la comune assicurazione sui depositi venga varata solo dopo che siano state armonizzate le norme che regolano il diritto fallimentare. In assenza di regole comuni, un paese potrebbe lasciar fallire le proprie banche e le proprie imprese, così da scaricare parte degli oneri sull’assicurazione dei depositi finanziata da contribuenti stranieri. Una volta spinti i titoli del debito pubblico di un paese fuori dai bilanci bancari di quello stesso paese, al sopravvenire di una crisi sarebbe possibile procedere alla ristrutturazione del suo
debito senza devastare il suo sistema bancario e senza troppo condizionare – in linea teorica – la sua attività economica privata”
.
Spieghiamo questo passaggio: la Bundesbank, per mezzo del presidente Jens Weidmann, ed il Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, propongono, come anticipato, che la quota di titoli pubblici in pancia agli istituti bancari, per la quota eccedente il 25% del loro patrimonio, non possano più essere considerati privi di rischio, ma vengano dotati di un rating in funzione del rischio di fallimento del Paese emettitore. La conseguenza sarebbe duplice: in primo luogo una forte riduzione del patrimonio bancario dei paesi periferici (poiché il valore dei titoli diminuirebbe, il patrimonio delle banche, che è fatto in gran parte di titoli di Stato, avrebbe una forte riduzione) e questo costringerebbe le banche a sbarazzarsi in massa dei titoli sovrani italiani per sostituirli con altri considerati più sicuri (guardacaso i titoli tedeschi), ma la cessione in massa dei titoli di Stato farebbe precipitare ancora di più il loro valore, con inevitabile impennata dello spread. Saremmo di nuovo con lo spread alle stelle, coi titoloni “FATE PRESTO” e la Trojka pronta ad intervenire, magari con l’ennesimo governo tecnico.
Secondariamente si avrebbe l’enorme difficoltà per lo stato italiano a collocare le nuove emissioni in un mercato saturato dalle vendite dei bancari, per cui si troverebbe in carenza di liquidità e sarebbe costretto a chiedere un aiuto europeo. Per evitare il bail-in delle banche, si arriverebbe al bail-in degli Stati, con la Trojka nuovamente pronta ad intervenire.
Nel paper si rammenta, inoltre, che “il ricorso a politiche monetarie non convenzionali incorpora rischi; il che spinge a definire subito limiti di tempo, entro i quali l’allentamento quantitativo dovrà esaurirsi”. In sostanza ci vogliono ricordare che il quantitative easing, il meccanismo di acquisto massiccio di titoli di Stato da parte della BCE, non è perpetuo e neanche certo. Qualora il rating dell’Italia dovesse peggiorare, si avrebbe l’immediata esclusione dei titoli italiani dalla possibilità d’acquisto da parte della BCE poiché il rating minimo per poter essere acquisiti è BBB ed attualmente i titoli sovrani italiani hanno rating che oscilla tra BBB- e BBB+. Senza l’ombrello della BCE, avremmo nuovamente enormi difficoltà nella collocazione dei titoli di stato e torneremmo nella condizione di dovere chiedere un aiuto internazionale. Aridaje con la Trojka.
In definitiva si profilano tre possibili scenari: l’arrivo della Trojka oppure l’arrivo della Trojka oppure ancora l’arrivo della Trojka.
Ma c’è una soluzione!
“Di fronte al rischio di una deludente risposta degli investimenti e della crescita alle riforme varate, è necessario tenere sotto controllo l’andamento del debito pubblico. […] Sottovalutare il rischio di uno slittamento negli equilibri di bilancio pubblico potrebbe essere molto rischioso; ed è opportuno che iniziative cautelative, per esempio privatizzazioni tese a ridurre l’aumento nominale del debito, vengano attuate. I progetti di interventi di natura straordinaria che riducano il profilo del bilancio pubblico devono essere ripresi in considerazione”.
Ergo, per evitare la Trojka non possiamo fare altro, secondo i citati economisti, che procedere speditamente ad un piano di svendita del patrimonio pubblico (leggasi privatizzazioni) ed interventi di natura straordinaria che riducano il debito (leggasi una cospicua patrimoniale). Peccato che, in realtà, tali interventi, come ampiamente dimostrato in questi anni e come ammesso dalla stessa Commissione Europea, abbiano come principale conseguenza il peggioramento dei conti pubblici. Saremmo da capo, ma più poveri, e ci sarebbe l’immancabile ritorno all’evergreen “FATE PRESTO”.
E Renzi? È palese che, con un governo a guida Trojka, Renzi dovrebbe farsi da parte. Avete notato che ultimamente il nostro Presidente del Consiglio sia diventato battipugnista verso la UE e che addirittura abbia dichiarato che “metterà il veto su qualsiasi tentativo che vuole andare a dare un tetto alla presenza di titoli di Stato nei portafogli delle banche”? Vede il suo scranno scricchiolare e, con due anni di ritardo, si è accorto che al tavolo da gioco della UE, il pollo da spennare è lui!
Buona Pasqua Matteo, gusta bene la colomba perché difficilmente riuscirai a mangiare il panettone.

di Claudio Barnabè

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