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ARGENTINA, NONO DEFAULT IN MENO DI 200 ANNI

L’Argentina, come in  realtà atteso da tempo, ha deciso di andare in default del debito, iniziando da quello interno. Il paese ha infatti dichiarato di voler ritardare il pagamento degli interessi su 10 miliardi di debito pubblico emessi sotto la legge nazionale fino al fine anno, nel tentativo di trovare risorse aggiuntive per affrontare la crisi derivante dal COVID. L’annuncio, che prevede l’emissione di un decreto legge emergenziale, era atteso in quanto parte della politica dl presidente Fernandez e del suo governo, ma, per ora, non tocca i 70 miliardi di debito in valuta, gran parte dei quali nei confronti del Fondo Monetario Internazionale. In realtà anche questo debito è attualmente sottoposto ad una contrattazione fra governo argentino e Fondo i cui dirigenti hanno ammesso che lo stesso non è tollerabile con le attuali condizioni economiche del paese sudamericano.

Ricordiamo che l’Argentina ha fatto default otto volte nella sua storia, con ampiezza e difetti diversi. Per la cronaca:

  • 1827 dopo 10 anni di apertura all’estero dell’economia argentina
  • 1890 soprattutto verso le banche londinesi che avevano potentemente investito nel paese;
  • 1951 dopo la fine del boom per le guerre mondiali e le necessità di forniture alimentari;
  • 1956 dopo la fine di Peron;
  • 1982 dopo la dittatura militare e la sconfitta delle Falkland, a seguito del crollo dei prezzi delle materie prime;
  • 1989, dopo falliti tentativi di ristrutturazione economica. Menem al potere;
  • 2001 dopo una recessione che cancellò i due terzi del PIL
  • 2014 nella guerra con i vulture fund americani, che chiedevano il pagamento completo del debito 2001, l’amministrazione Fernandez compie un default, anche se minore e su una sola scadenza;

Macrì decise di pagare i vulture fund, i fondi speculativi, e di riportare sui mercati internazionali dei capitali l’Argentina, emettendo perfino un fondo centennale. Oggi i risultati


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