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Anche alla FED incominciano ad avere dubbi sull’efficacia del QE.

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Raramente si può leggere una banca centrale che, anche in modo indiretto, riconosca l’inefficacia dei propri strumenti.

Eppure recentemente, anche se in modo indiretto, in una recensione su un libro di storia della politica monetaria, la FED di Saint Lous ha preso una posizione piuttosto critica sul comportamento della banca centrale nelle crisi finanziare.

Il libro che veniva recensito era Current Federal Reserve Policy Under the Lens of Economic History, un insieme di scritti relativi alla FED e raccolti da Owen Humpage per il 100 anniversario della banca centrale.

La recensione è tutta un richiamo, quanto mai dovuto, alla necessità dei banchieri centrali di considerare la storia della politica monetaria dei loro predecessori e di non commettere l’errore di agire senza la conoscenza delle relative implicazioni storiche.

Di grande interesse sono i capitoli dedicati alla “Grande Crisi” del 2007 e degli strumenti utilizzati per contrastarla.

Prima di tutti la crisi del 2007 viene divisa in due periodi: il “Periodo acuto”, fino al terzo trimestre 2009, e quindi il periodo post acuto, dal 2009 ad oggi.

Nel periodo acuto lo strumento principale di azione della FED sono stati prestiti ad Hoc ed il TAF. Al contrario di quanto successo durante le crisi precedenti il TAF è stato uno strumento “Ad Hoc” predisposto per permettere alle istituzioni finanziarie in crisi di sopravvivere, soprattutto quando , dopo il fallimento di Lehman Brothers. Si trattò di un intervento mirato, condotto con tecniche nuove, ma limitato al superamento della “Grande recessione”.

Successivamente la FED intervenne con due politiche per avvantaggiare la ripresa: lo ZIRP , Zero Interest Rate Policy , il Quantitative Easing e le politiche di guida economica.

La Zero Interest Rate Policy si concentrò nel mantenimento di un tasso di interesse nominale ridotto, tale da permettere un tasso reale praticamente pari a 0. Si trattava di una politica che, viene dimostrato , fu applicata anche dopo la crisi del 1929. La situazione generale di arbitraggio fra tasso di interesse applicato alle riserve presso la Fed, tasso applicato interbancario e tasso applicato sui titoli pubblici, creò una colossale trappola della liquidità, dato anche l’enorme quantità di riserve presenti, per cui la FED è riuscita ad intervenire con forza sul mercato dei titoli di stato senza provocare incrementi nei tassi di interesse.

IL QE ha permesso alla FED di agire sui tassi dei titoli a lungo termine. Se lo ZIRP azzerava il tasso a breve, scambiando titoli a breve a bassissimo interesse con i titoli a lungo acquistati dalla FED tramite il QE, si permetteva di appiattire la curva temporale dei tassi, abbassando il rendimento anche di quelli a lungo termine. questa operazione però, almeno dalle evidenze empiriche, non ha condotto a nessun incremento dell’inflazione, come del resto è accaduto pure in Giappone e Svizzera , dove gli aggregati delle Banche centrali erano molto maggiori, rispetto al PIL, in rapporto a quelli della FED. Il problema che si è proposto è proprio questo: il QE non ha prodotto inflazione, quindi non ha permesso una situazione in cui gli interessi si potessero elevare. Lo ZIRP ha proseguito ad essere presente, e rischia di essere presente in eterno, se non si rivela una spinta sui prezzi.

Il terzo strumento messo in atto post 2009 è la guida razionale dell’economia, il sistema organico di comunicazioni verso gli operatori economici che esprima in modo razionale e coerente gli obiettivi della banca centrale. Se la banca centrale annuncia che il proprio desiderio è un incremento dell’inflazione, per generare una spinta che , in un modello neo keynesiano, possa muovere una situazione di ristagno dei prezzi, allora dovrebbe procedere ad un abbassamento attuale dei tassi di interesse in modo da generare l’aspettativa di un’inflazione. Però se si applica una ZIRP, e questa continua ad essere confermata e rimandata nella fine, come si può generare questa aspettativa ?

Concludendo potremmo dire che le politiche della FED, se efficaci nel salvataggio delle istituzioni finanziare, non lo sono stati nel generare una spinta inflazionistica tale da ottenere una crescita economica forte. Lo ZIRP  si è rivelato non particolarmente efficace, come era già avvenuto negli anni trenta. Una politica economica avveduta dovrebbe essere basata sullo studio delle politiche precedenti, sulla loro efficacia ed implementazione.

 

L’orginale…

 

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