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ALCUNE PRECISAZIONI SUL CONVEGNO “UN PIANO B PER L’ITALIA”

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Nel ringraziare tutti i partecipanti e lettori di Scenari Economici nell’essere intervenuti al Convegno di sabato scorso 3 ottobre presso l’Auditorium della Link Campus University a Roma, desideriamo fare alcune precisazioni a margine dell’evento. La necessità scaturisce dalle molte richieste ricevute direttamente “a voce” e nei messaggi sui social nelle ultime 48 ore. Iniziamo:

-Il convegno è stato organizzato essenzialmente per festeggiare i successi in termini di visibilità raggiunti da SE, nonostante il blog sia nato solamente nel marzo del 2013, e con l’occasione si è pensato di proporre tecnicamente un Piano B per il ritorno alla Sovranità monetaria. Un lavoro realizzato da tutto il Team di SE in cui ciascuno ha contribuito nell’ambito delle propri competenze professionali.

Sul palco, sia come relatori che espositori del Piano B, sono intervenuti ESCLUSIVAMENTE AUTORI DI SCENARI ECONOMICI (anche i due bravissimi e professionali moderatori, noti giornalisti di Milano Finanza, hanno pubblicato apprezzatissimi articoli su SE!). Questa precisazione per rispondere alle decine di amici che si sono sentiti esclusi perché non invitati come relatori.  Come precisato, nella presentazione iniziale, SE ha in programma a primavera di organizzare un incontro sul tema Euro coinvolgendo questa volta tutti i gruppi sovranisti e tutti i personaggi che si sono distinti sull’argomento. Speriamo che ora sia definitivamente chiaro il perché c’erano sul palco certe persone e non altre.

-Passando allo spirito con cui abbiamo redatto il Piano B, ricordiamo che l’intenzione (come più volte ripetutamente ribadito) era quella di predisporre un piano esclusivamente tecnico nel caso il nostro Paese si trovasse, per le più varie ragioni, nelle condizioni di dover uscire dall’euro, dimostrando in questo modo che ciò è possibilissimo e realizzabilissimo ma che tuttavia l’iniziativa non deve essere lasciata esclusivamente alla Banca d’Italia in quanto deve essere la politica a dettarne gli indirizzi. Questa esigenza infatti scaturisce dalla convinzione che la Banca d’Italia abbia già da tempo predisposto un Piano B, ma che non gli compete la determinazione della nuova politica economica necessaria per supportare la ritrovata Sovranità monetaria. In poche parole deve essere la politica ad imporre all’organismo tecnico quello che è necessario fare e non lasciare ad ogni iniziativa. Quindi discorsi tipo “sarebbe meglio concordare con gli altri l’uscita”, “è meglio che esca la Germania” o “solo una dittatura riuscirebbe a prendere la decisione d’uscita”, pur trovandoci in linea di principio d’accordo, esulano da quello che volevamo invece proporre. Nostro scopo infatti era quello di sensibilizzare la classe politica (e ringraziamo tutti i politici che sono intervenuti, precisando che Renato Brunetta di FI, Daniele Capezzone dei Conservatori Riformisti ed Enrico Zanetti di Scelta Civica, sarebbero venuti volentieri ma erano purtroppo impegnati in precedenti improrogabili impegni fuori Roma) sulla necessità che la politica avesse il primato sulle Istituzioni monetarie nazionali nella definizione di un Piano B proprio perché, una eventuale uscita dall’euro, implicherebbe la radicale ridefinizione delle politiche economiche fino ad ora perseguite con l’appartenenza all’unione monetaria europea e per il rispetto dei vincoli esterni dei Trattati.

Il Piano B da noi concepito è pertanto alla stregua di un piano per la salvaguardia e sicurezza nazionale, in quanto le probabilità maggiori di un ritorno alla Sovranità monetaria avverrà non per decisioni autonome o concordate con gli altri partners europei, ma per un forte shock finanziario che innescherà effetti concatenati dirompenti di estrema gravità che faranno sì che alcuni paesi dell’area euro saranno costretti ad uscire immediatamente. Riteniamo sia questa la probabilità più alta per il quale paesi dell’eurozona dovranno uscire.  Ad esempio un paio di settimane fa, chi mai avrebbe immaginato che il leader mondiale del settore automobilistico si sarebbe trovato sull’orlo del fallimento? Ebbene, in Europa esistono Istituti bancari esposti con nozionali di derivati per importi 20 volte superiori al PIL della nazione di residenza e la “deflagrazione” del sistema finanziario potrebbe generare una sorta di “reazione termonucleare a catena” dove, chi non ha già da tempo predisposto un piano serio e credibile per il ritorno alla propria valuta, potrebbe pagarne le conseguenze maggiori (Italia in testa). Insomma prepararsi a un Piano B in modo autonomo in quanto non si è riusciti, né a livello nazionale né tantomeno in sede europea, a realizzare un serio e credibile Piano A per poter utilizzare l’euro come moneta e i vincoli esterni dei Trattati come regole per supportarlo. 

Scenari Economici è un Blog economico e non è un partito o movimento politico e ne intende assolutamente diventarlo!!! Non spetta pertanto a noi entrare nelle decisioni “politiche” a supporto di un Piano B serio e credibile. Ci limitiamo solamente nel suggerire quali dovrebbero essere i metodi e le iniziative tecniche da prendere per ottimizzare la riconquistata Sovranità monetaria e con essa la politica economica necessaria a suo supporto. A nostro avviso infatti non è una questione di “uscita” da sinistra, da destra o dal centro, ma è quanto mai necessario, affinché i cittadini ne subiscano disagi nel minor modo possibile, che ci sia il pieno concorso di tutte le forze politiche indipendentemente dall’orientamento e nell’esclusivo interesse superiore del Paese. Perciò abbiamo voluto riunire politici in un dibattito affinché prendessero coscienza del problema. Spetta a loro, e solo a loro, la guida per la predisposizione di un Piano B per l’Italia in attesa del “terremoto” che prima o dopo arriverà. 

Il Piano B redatto da SE non ha nessuna pretesa di essere un piano “blindato” o perfetto. E’ solamente un esercizio tecnico per dimostrare che l’uscita è possibile e per sensibilizzare l’opinione pubblica della necessità di averlo disponibile e la classe politica nel predisporlo con contributi attivi e non passivi.

Speriamo di aver chiarito molte delle osservazioni maturate prima, durante e dopo l’incontro di sabato 3 ottobre scorso.

In ultimo non vogliamo entrare nelle risibili e puerili polemiche sollevate da qualche esaltato professorino frustrato di turno che come uniche capacità critiche non hanno trovato di meglio nel sottolineare, a loro esclusivo avviso, che la sala era deserta. Lasciamo alle foto del convegno la miglior risposta!

Il Team di Scenari Economici

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