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IL 730 PRECOMPILATO

Matteo Renzi è un olimpionico delle promesse. Non lo prendiamo sul serio, naturalmente, ma come non sorridere a chi ti dice “Buondì”, “Buon Natale!”, “Sogni d’oro!”. Chi ci augura belle cose desidera che le abbiamo, ci vuol bene e dunque è simpatico. Magari più come vicino di casa che come Presidente del Consiglio, ma non bisogna cercare il pelo nell’uovo.

Fra le tante promesse, c’è quella del 730 precompilato. La gente immagina: “Niente serate divinatorie studiando le istruzioni, niente Caf, niente commercialista, niente spese: che bellezza!” Ma questa bonanza può apparire verosimile soltanto a chi non ha mai redatto una dichiarazione dei redditi. Infatti, se lo Stato si limita a mandarci il frontespizio compilato, non è che ci faccia un grande favore. I dubbi non riguardano le nostre generalità, il nostro indirizzo o il nostro codice fiscale. I problemi cominciano quando bisogna calcolare le detrazioni, a cominciare dalle inevitabili spese sanitarie del singolo anno, che lo Stato non può né conoscere né valutare. Inoltre, se cambiano le persone a carico, se si compra o se si vende un immobile, se si ha una variazione nella propria situazione patrimoniale (salvo le cifre del Certificato Unico Dipendente, di cui lo Stato potrebbe essere a conoscenza) il 730 dell’anno precedente non è più valido. Senza dire che nelle istruzioni c’è un’apposita rubrica, “Le novità di quest’anno”.

Tutto ciò fornisce la riprova della vacuità della promessa: o il nuovo 730 presenta delle variazioni, rispetto all’anno precedente, e allora non può essere precompilato; oppure non presenta variazioni, e allora in che consiste il vantaggio, nell’evitarsi la fatica di copiare qualche cifra dal CUD?

La gente normale non legge i giornali, non legge i consigli del fabbricante dell’auto che ha comprato e neppure le istruzioni dei nuovi elettrodomestici, arrivando per questo a non usarli. È dunque così difficile prevedere che molti di quelli che hanno una persona a carico in meno, o hanno comprato un altro immobile, o comunque hanno variato la loro situazione contributiva in modo favorevole al fisco, faranno finta di essere imbecilli e rinvieranno il 730 precompilato? Se scoperti, si giustificheranno dicendo: “Ma noi pensavamo che bastasse il precompilato e che lo Stato dovesse occuparsi di annotare le variazioni. Se non lo ha fatto, per noi era segno che quelle variazioni non avevano importanza”.

Personalmente ho redatto il mio 740 per molti decenni (fino a rendermi nullatenente pur di essere lasciato in pace) e posso testimoniare che l’estrema complicazione del nostro modello è soltanto in parte il frutto della mentalità burocratica italiana, quella per cui il percorso più breve fra due punti, come diceva Montanelli, “è l’arabesco”. In realtà è anche il frutto della volontà di massimo adattamento alla situazione del singolo, di massima giustizia, in modo che la tassazione non sia un letto di Procuste. Ma la precisione e la flessibilità si pagano con la complicazione.

L’unico modo per semplificare al massimo la tassazione è spostare il prelievo sui consumi. La tassa rimane progressiva – perché i ricchi consumano di più – e le imposte dirette potrebbero diminuire di molto. Ma parecchi obiettano che, in questo modo, ogni oggetto e ogni servizio costano lo stesso prezzo per il ricco e per il povero, mentre in Italia ci siamo addirittura preoccupati di stabilire tariffe diverse per consumi diversi, per esempio per acqua, luce e telefono, in modo da far pagare questi servizi più cari ai “ricchi” e meno cari ai “poveri”. È questa tendenza che complica e contribuisce a rendere illeggibile la bolletta dell’Enel. Non solo chi consuma di più paga l’energia più cara – mentre di solito ai grandi clienti si fanno sconti – ma per giunta l’Ente fattura prezzi diversi secondo il giorno della settimana e l’ora della giornata. Alzi la mano chi sa dire quanto paga un chilowattora.

Noi italiani ci lamentiamo delle complicazioni del fisco e delle bollette ma abbiamo una tale sete di giustizia sociale (o invidia che sia) che tendiamo a “ridistribuire i redditi” ad ogni occasione. Molti rimpiangono di non poter far pagare più cara l’aria ai benestanti, e sognano di trasformare la dichiarazione dei redditi in una tomografia assiale computerizzata del contribuente.

Non soltanto, per compilare la dichiarazione, il fisco ci impegna mentalmente, se la facciamo noi stessi, o economicamente, se incarichiamo lo specialista, ma in totale la pressione fiscale è tale che stiamo soffocando. E infatti i giovani con soltanto una valigia, molti imprenditori con l’intera impresa, se ne vanno all’estero.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

24 giugno 2014

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