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“O voi ch’avete li’ ntelletti sani…: lo schema.” di Raffaele SALOMONE MEGNA

 


Chi non conosce la storia è destinato a ripeterne gli errori.
Sarebbe sufficiente conoscere la storia, la nostra storia, ma anche la storia degli altri per evitare il baratro verso il quale il nostro paese si sta ineluttabilmente dirigendo, complici una classe politica ed una classe dirigente assolutamente inette, incapaci ed ignave. Per essere benevoli.
Quanto è avvenuto, quanto sta avvenendo e quanto avverrà in Italia è già accaduto in Europa in tempi ed epoche differenti.
Ma procediamo con ordine.
Correva l’anno del signore 1860, era la notte tra il cinque ed il sei maggio e da Quarto partiva la spedizione dei Mille alla volta di Marsala.
I libri di storia ci hanno detto che i Mille andavano in soccorso dei fratelli italiani del Regno delle due Sicilie, che invocavano l’Italia unita e detestavano i Borboni, brutti, sporchi e cattivi.
Ma c’erano anche altri scopi non meno importanti, ignoti ai più, che si sarebbero conseguiti con quella azione.
Infatti, assieme al disegno dell’unificazione, della lotta alla corruzione e della lotta alla inefficienza della macchina amministrativa borbonica, evidente a tutti, si volevano in realtà introdurre nuovi modelli produttivi, aprire le terre redente ai prodotti industriali che venivano da oltre confine ed alla globalizzazione.
Questi erano gli obiettivi, non secondari, che volevano perseguire i finanziatori dell’impresa.
Non è certo un caso che il primo ministro inglese Glandstone definiva l’amministrazione borbonica “negazione di Dio eretta a sistema di governo”.
Ma, come già detto, questi aspetti venivano accortamente taciuti ai più.
Era quindi fondamentale creare un evento mediatico: fratelli che liberano altri fratelli dal giogo dell’ignoranza e della superstizione e per fare questo era stato coinvolto perfino un personaggio rinomatissimo all’epoca come Alessandro Dumas, che entrò in Napoli a fianco di Giuseppe Garibaldi e che fu nominato da quest’ultimo direttore degli scavi e dei musei.
E bisognava pure fare presto.
Infatti, l’unità d’Italia poteva essere perseguita in vari modi : creando, ad esempio, federazioni di stati sovrani o creando una repubblica e non necessariamente un regno unitario sotto casa Savoia, già sovrana di uno stato sull’orlo della bancarotta.
Queste diverse opzioni non erano però indifferenti ai grandi capitalisti europei, solamente una di esse avrebbe massimizzato il loro investimento e quindi i futuri profitti.
A tal uopo Carlo Pisacane, che certo filoborbonico non era, faceva queste osservazioni in tempi non sospetti:” Finalmente, se ci faremo a considerare attentamente le condizioni dell’Inghilterra, ben lungi dal vedere in essa la Roma o la Cartagine moderna, noi crediamo che essa rappresenti ciò che era Venezia nel medioevo. L’Inghilterra vive d’industria, i suoi prodotti sono immensi e sempre crescenti quindi essa ha bisogno di mercati vastissimi , essa deve, se le circostanze lo richiedano, aprire col cannone lo sbocco dei suoi prodotti, quindi a noi pare che l’Inghilterra sia destinata a capitanare l’esercito di trafficanti che unificherà la civiltà europea e l’aseatica, se impreveduti avvenimenti non cangiano la condizione dei popoli.”
E la storia così ci racconta dell’impresa dei Mille, che di vittoria in vittoria, tra un tripudio di folle inneggianti a Garibaldi arrivarono a Napoli in diciassette giorni.
Conquistate le regioni meridionali , manu militari, l’unità di Italia era compiuta.
Erano tutti contenti.
Ma, d’emblée, i liberatori si trasformano in conquistatori, attuando da subito queste scelte di politica economica:
– vendita di tutte le terre demaniali a privati ( privatizzazioni ante litteram);
– incremento della tassazione sui ceti meno abbienti ai limiti della vessazione;
– trasferimento delle risorse economiche dal sud al nord ( pareggio di bilancio);
– apertura dei mercati meridionali alle produzioni straniere.
Le conseguenze furono disastrose.
La privatizzazione delle terre demaniali e della chiesa impedì gli usi civici che si praticavano su di esse ( diritto di pascolo, di legnatico ad esempio ) e, con l’aumento del dazio sui consumi alimentari ( imposta fortemente regressiva), si ridussero alla fame le plebi meridionali, i ceti più deboli.
La liberalizzazione dei mercati meridionali ai prodotti inglesi e la rimozione delle protezioni doganali in essere con i Borboni distrussero le fabbriche presenti sul territorio.
Le ingentissime risorse economiche del Regno delle due Sicilie furono impiegate per il pareggio di bilancio del neonato stato unitario, pareggio che avvenne nel 1867, e non per creare condizioni di sviluppo del sistema economico meridionale e migliorare le condizioni di vita dei residenti.
Su come è andata a finire si sono scritti tanti testi da riempire intere biblioteche e non è questa la finalità del mio breve scritto.
Nacque però la questione meridionale, prima inesistente, la stagione delle emigrazioni delle genti del sud, e non solo, e soprattutto si infersero ferite tali a questi territori che a distanza di centocinquanta anni non possono ancora dirsi del tutto rimarginate.
Vediamo di cogliere lo schema, il modus operandi di quelle lobbies politiche ed economiche:
– crearono un progetto meraviglioso: l’ unione di popoli, che accorpava stati sovrani in un unico grande soggetto che doveva perseguire il progresso ed il bene e rifuggire dalle tenebre della superstizione e dell’ignoranza;
– privatizzarono i beni pubblici dello stato annesso a vantaggio di pochi;
– aumentarono l’imposizione fiscale su beni di largo consumo con tasse fortemente regressive;
– perseguirono il pareggio di bilancio del soggetto unitario con le risorse finanziarie dello stato annesso.
Rien ne va plus, les jeux sont faits.
Lasciamo l’ottocento per giungere a tempi a noi più prossimi.
Correva l’anno del signore 1989, era il giorno nove del mese di novembre e veniva abbattuto un muro che feriva il cuore dell’Europa, quello di Berlino.
C’era grande gioia, giubilo e gaiezza negli animi. I tedeschi dell’est venivano liberati ad opera dei propri fratelli dell’ovest, quelli della repubblica federale tedesca, dal giogo comunista e sovietico.
Era la vittoria della democrazia. La D.D.R. veniva unita alla Germania di Bonn.
Ma anche questa, a ben vedere, non era una unione ma anch’essa una vera e propria annessione.
La differenza di quella subita dalla D.D.R. rispetto all’annessione delle regioni meridionali italiane al regno sabaudo è che quest’ultima non è avvenuta manu militari e che non ci fu la terribile guerra civile che insanguinò le terre del sud Italia per più di cinque anni e che gli storici post unitari liquidarono sommariamente con il termine brigantaggio.
Ma le finalità erano le medesime: la spoliazione di un popolo delle proprie ricchezze a vantaggio di poche lobby economiche fameliche e voraci.
Anche lo schema fu lo stesso:
– si partì da un progetto politico condivisibile da parte dell’opinione pubblica europea e mondiale: unificazione della Germania per liberare l’ Est dal regime comunista;
– quindi si privatizzarono i beni della D.D.R., che poi erano di proprietà del popolo dei lander orientali, ai capitalisti stranieri ( spoliazione operata da una società creata ad hoc la famigerata Threuhandastalt);
– ed infine si liberalizzò il mercato interno della D.D.R. e nel contempo si stabilì il cambio tra le valute delle due Germanie con un rapporto di uno 1 a 1.
Come è andata a finire? Così come doveva andare a finire.
Infatti , facendo adottare alla D.D.R. come moneta il marco di Bonn, che era per la sua economia una valuta fortissima, nel giro di qualche anno tutte le industrie locali chiusero, la disoccupazione aumentò in maniera vertiginosa, i beni comuni divennero appannaggio di pochi, lo stato sociale fu drasticamente ridotto.
Fu eliminata tutta la classe dirigente della D.D.R., sia politica che intellettuale, con una eccezione: frau Merkel!
Ancora oggi il divario sociale che divide le due Germanie è enorme.
Arriviamo ai giorni nostri.
L’Italia unificata diventa negli anni novanta la quinta potenza economica mondiale. Le famiglie italiane sono quelle più virtuose in Europa: risparmiano ed investono in immobili.
Ma non basta.
Le classi dirigenti italiche senza se e senza ma aderiscono al progetto di Unione Europea, firmando il sette febbraio 1992 nella cittadina olandese di Maastricht il relativo trattato.
Sembrava una bella cosa, ma si ponevano con quella adesione le basi del lento ed inarrestabile declino dell’Italia. Era l’inizio della fine.
Ove non bastasse, il primo gennaio del 1999 l’Italia adotta l’euro come moneta a corso legale.
E’ la fine!
Infatti il 2008 inizia la crisi economica negli Stati Uniti. Anche l’Europa è travolta. Tutti la superano tranne l’Italia e la Grecia, che continuano ad avere le proprie economie in crisi profonda.
Per uscire da essa e rispettare i parametri europei, tanto rigidi quanto assurdi, è stato introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione, modificato in peius lo statuto dei lavoratori ed il sistema pensionistico, privatizzato tutto quello che c’era ancora da privatizzare.
Sacrifici immensi imposti al popolo italiano con politiche deflattive, che tengono la disoccupazione al 13% senza alcuna speranza di un miglioramento che possa avvenire in un futuro immediato.
Ma il Moloch europeo non è mai pago: richiede altri sacrifici per recuperare diciotto miliardi di euro e quindi per il 2018 si annunciano ulteriori tagli allo stato sociale e ulteriori privatizzazioni.
Come si può notare, lo schema è analogo a quelli precedenti :
– perseguimento di un obiettivo politico nobile come la creazione dell’Unione Europea , affinchè non ci siano più nazionalismi e quindi guerre;
– adesione al progetto dell’Italia, forzando quanto disposto dall’art.11 della Carta Costituzionale;
– privatizzazioni dei beni comuni;
– apertura del mercato nazionale ai beni prodotti in Europa e fuori da essa;
– adozione di una moneta assolutamente sopravvalutata per l’economia nazionale;
– insostenibile tassazione indiretta fortemente regressiva su tutti i beni prodotti ( IVA al 22% , ma forse a breve al 24% ).
Si parte sempre dalla volontà di realizzare un’unione di popoli per perseguire obbiettivi nobilissimi, ma poi si finisce sempre per annettere uno stato ad un altro. E l’annessione non è una simbiosi mutualistica!
Le finalità? Procedere all’espoliazione del popolo annesso a vantaggio di pochi, il tutto con la complicità dei suoi politici ed intellettuali vili e corrotti. Espoliazione che non si può operare in presenza di uno stato sovrano e di una Carta Costituzionale garantista come quella vigente.
Concludo il mio scritto esortando tutti i patrioti, gli uomini liberi, i liberi pensatori con i versi del Sommo Poeta: “ O voi ch’avete li’ ntelletti sani ……..” ostacolate questi disegni insani.
Per noi stessi, per i nostri figli, per i figli dei nostri figli.
Viva l’Italia!

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