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Il mega-flop delle élite europee

 

Il Grande Progetto delle élite europee è fallito. Il piano di realizzare un super-stato europeo a colpi di trattati redatti da tecnocrati ed élite è affondato. La teoria di Monnet e dei funzionalisti, spinta all’estremo, ha fatto flop. L’idea era grandiosa, complessa e un po’ folle, come spesso accade ai politici francesi. Pochi in Italia la conoscono (nessuno la spiega sui grandi media); rinfreschiamoci la memoria.

Nella visione dei fondatori l’integrazione non era il risultato di un processo democratico, ma il prodotto della volontà di un élite illuminata. L’idea di Robert Schumann, Jean Monnet e dei funzionalisti era che la delega di alcune funzioni statali al livello sovranazionale avrebbe creato ulteriore spinta all’integrazione, sia grazie agli effetti positivi (che spingerebbero gli elettori a desiderare maggiore integrazione) sia per gli effetti negativi (integrazioni parziali mal funzionanti che richiederebbero ulteriore integrazione). 

 

« L’Europa si farà attraverso le crisi e sarà la somma delle soluzioni apportate a queste crisi » Jean Monnet, Mémoires (1976)

 

Temo che Monnet non avesse idea della dimensione della crisi prodotta dai suoi epigoni …

Da un bel sito di politica si ricava il metodo dell’integrazione europea:

 

“Il principio era semplice: l’integrazione in specifici settori dell’economia o dell’amministrazione avrebbe portato all’integrazione in aree contigue attraverso un effetto che oggi chiameremmo di spill over; processi distanti, misteriosi, gestiti da tecnici e che si sottraevano – e tutt’oggi si sottraggono – al giudizio di cittadini e governanti. (…) Ciò che divideva Monnet da Altiero Spinelli (…) era il diverso modo di concepire le basi della legittimità della costruzione europea: che questa potesse esser calata dall’alto, giustificata ex-post dai risultati ottenuti, era nella logica stessa del funzionalismo. Dietro l’approccio monnettiano – che sin da allora ha diretto il processo di integrazione – era la sfiducia nelle opinioni pubbliche nazionali e nei governi dei Paesi membri; era lo scetticismo del burocrate del Quai d’Orsay – del tutto fondato – sulla possibilità di un’adesione spontanea dei cittadini d’Europa all’unione politica a spingerlo a cercare un processo che si sarebbe alimentato da sé, un processo che avrebbe reso inevitabile l’unificazione del continente lungo una linea che, di fatto, si sottraeva alla politica.”

 

Chiaro? In sintesi: freghiamocene dell’opinione dei cittadini, noi élite sappiamo meglio di loro cosa va fatto per il loro bene. Se i governi nazionali fanno resistenza li sostituiamo con tecnocrati ubbidienti a Bruxelles. Se i cittadini si ribellano, tramortiamo quegli imbecilli con strette monetarie, consolidamenti fiscali e deflazioni salariali. E per contorno una bella campagna di terrore sul mondo infernale fuori dall’UE e dall’euro, sul peccato originale di nascere in un paese di fannulloni e corrotti e sul luminoso esempio di nazioni nordiche virtuose e prospere grazie alle “riforme”.

Ancora, il compianto Padoa-Schioppa su euro:

« La strada verso la moneta unica assomiglia a una reazione a catena nella quale ogni passo ha risolto una contraddizione preesistente e ne ha generata una nuova che a sua volta ha richiesto un ulteriore passo avanti » Tomaso Padoa Schioppa, La lunga via per l’euro (2004)

Notare il tempo al passato, tutto ora è risolto …

Il metodo in pratica: con decisione autocefala delle élite e al di fuori di qualunque processo democratico sottraiamo agli Stati una funzione a capocchia (esempio: la sovranità monetaria). I cittadini apprezzeranno i benefici ma si incavoleranno per gli inevitabili problemi. La risposta altrettanto inevitabile delle élite all’incavolatura sarà sempre “più Europa”. Un circolo vizioso di cui tutte le élite nazionali sono socie (cit. Elio).

 

Disclaimer: Attenzione. lungi da me il criticare superficialmente Jean Monnet. Monnet era un grande personaggio, dalle grandi idee e dai risultati grandiosi (la Società delle Nazioni, la CECA, la CEE …). Sono i suoi mediocri imitatori a dover andare sul banco degli imputati. Mediocri imitatori che ben sapevano che il metodo Monnet aveva fatto il suo tempo, e che hanno continuato pervicacemente ad adottarlo pro domo sua. Ecco al proposito un rapporto di Dominique Strauss-Kahn consegnato a Romano Prodi nel marzo 2004:

« Oggi il metodo Monnet è arrivato all’esaurimento. Il disequilibrio che ha prodotto – competenze politiche via via più importanti affidate ad una istituzione di natura tecnica – provoca una crisi istituzionale profonda: l’Unione Europea è ammalata del suo deficit democratico » – Dominique Strauss-Kahn, 2004

 

Tutto chiaro. Non commento qui i disastri di questa politica della crisi permanente, i lutti e le rovine che sta ancora spargendo nel continente. Su Scenari Economici troverete materiale in abbondanza.

 

Vediamo invece cosa ne pensano i cittadini europei. Nella formula dei funzionalisti i cittadini avrebbero dovuto essere sempre più felici per i benefici dell’integrazione e sempre più europeisti come reazione alle “crisi”. Non è stato proprio così. Un bellissimo grafico estratto da qui (leggete tutto il report, ne vale la pena):

 

Monnet's error

 

E’ l’evoluzione della fiducia nell’Unione Europea, aggregata per aree geografiche, tra 1997 e 2013. Disastroso, nevvero? Il Sud Europa è passato dal 75% di fiducia nella UE del 2001 al 20% del 2013. Un mega-flop.

 

Del resto guardate alla vostra cerchia di conoscenti: persone che erano europeiste convinte oggi hanno perso ogni fiducia nell’Europa, in QUESTA Europa. Ed è così in tutta Europa.

Amici, prendiamone atto. La politica di Monnet e dei padri fondatori dell’Europa applicata in modo folle dai loro squallidi epigoni sta distruggendo il sentimento europeo e la fiducia nelle istituzioni europee. Il sentimento dominante in Europa è che le élite facciano solo gli interessi delle élite.

Salvare i banchieri dalle crisi bancarie, non i cittadini. Salvare i politici dalle crisi politiche delle nazioni in recessione per mantenere lo status quo. Salvare i fondi d’investimento dalle crisi immobiliari, non chi ha investito nella propria casa. Salvare l’euro, non le imprese e i lavoratori.

In breve: proteggere le élite dalla reazione democratica dei cittadini europei.

La situazione è pessima. E la risposta non potrà più essere il meccanico “più Europa” degli ultimi 20 anni, visti i risultati disastrosi.

 

 

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