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L’economia ed un po’ di politica secondo il neoeletto Corbyn

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L’elezione di Jeremy Corbyn ha causato un bel sommovimento in tutto il Labour Party inglese, ed una vera e propria sommossa dell’ala moderata di stampo blairiano. Del resto negli anni addietro il frugale neoeletto segretario aveva addirittura richiesto  che il suo predecessore, invischiato nella guerra in Iraq, fosse processato per i suoi atti, per cui possiamo capire il  nervosismo dei suoi amici. D’altro canto ormai si sta creando una dicotomia in tutti i partiti socialdemocratici europei: le istanze del mondo finanziario ed “Europeista” in generale sono sempre meno compatibili con una politica veramente sociale . Se Schroeder  e Blair potevano unire radici sociali e vicinanza ai gangli dei poteri forti, questo gioco sta diventando più difficile per i vari Renzi ed Hollande, che vengono progressivamente superati a sinistra.

Comunque cerchiamo di  farci un’idea della cosiddetta “Corbynonomics”, cioè della visione economica di Corbyn e del suo nuovo cancelliere ombra, John Macdonnell, anch’egli un rappresentante del labour più radicale.

a) Il pareggio di bilancio del Regno Unito sarà raggiunto non più con tagli delle spese, ma con incrementi delle tasse.

b) L’imposizione di una paga MASSIMA in UK. Questo contro i guadagni, spesso scandalosi, dei tycoon della finanza.

c) Fine dei “Contratti a zero ore”: contratti nei quali non vi era nessuna specifica riguardo l’orario, che poteva anche ridursi a 0.

d) Un rafforzamento della contrattazione collettiva sul posto di lavoro, omaggio fatto alle vecchie Union.

e) Un taglio fortissimo all’elusione fiscale con  quindi un forte incremento delle entrate.

f) Reintroduzione dell’aliquota marginale massima del 50% o superiore.

g) “Quantitative easing” per la gente e non per le banche, da leggersi come un massiccio investimento nelle infrastrutture.

h) Nazionalizzazione delle utilities e dei trasporti ferroviari. Stop ad ulteriori privatizzazioni.

 

Non c’è che dire , un autentico testacoda nella politica economica del Regno Unito, quasi un ritorno all’era pre  Thatcher. Questa sensazione è accentuata da altre decisioni politiche generali

  1. Abbandono della dissuasione nucleare e del programma Trident. Brusco taglio delle spese militari con introduzione della possibilità dell’obiezione fiscale
  2. Soluzione del problema delle Falkland in trattativa con l’Argentina.
  3. Abbandono della politica “Neocolonialista” in nome dei diritti umani, quindi di ogni impegno militare attuale al fianco degli USA.
  4. Un fortissimo euroscetticismo, soprattutto nell’ottica attuale di una UE che è più interessata ai poteri finanziari che alla tutela dei diritti sociali. 
  5. Appoggio al Venezuela bolivariano.
  6. Abolizione dei costi di tutoraggio nelle università e del controllo politico delle autorità locali nelle scuole pubbliche .

Quindi, in generale, una politica anti austerità , di disarmo e di estrema arrendevolezza in politica estera.

Ora Corbyn difficilmente vincerà mai le elezioni politiche, perchè la parte moderata dell’elettorato laburista preferirà votare socialdemocratico piuttosto che il nemico giurato, per giunta massimalista, di Blair. Nello stesso tempo la società e la politica inglese ed europea dovrebbero farsi un sano esame di coscienza e chiedersi come mai istanze massimaliste che apparivano sepolte nel passato stanno tornando alla ribalta e non solo oltremanica. Il problema è che la politica di austerità e di repressione sociale imposta dalla guida tedesca sta progressivamente massimalizzando la sinistra europea: Montebourg, Podemos, Vaoufakis e Corbyn sono figli di questa sensibilità. Per ora sono istanze minoritarie, ma che si possono facilmente saldare con simili istanze di provenienza opposta e , prima o poi , liquidare i governi moderati, a meno che questi non ritrovino il loro significato sociale.

 

 

 

 

 

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