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LA GERMANIA FA I SUOI INTERESSI E NOI BATTIAMO LE MANI! (di A.M. Rinaldi)

 

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All’indomani della caduta del Muro di Berlino tutta l’Europa si commosse e impiegò qualche decennio prima di capire che i reali immensi costi in ordine geopolitico ed economico si erano riversati a carico di tutto il vecchio Continente. Oggi, con la storia dell’apertura all’accoglienza ai migranti da parte della Germania, si rischia di fare lo stesso errore di valutazione posponendo l’emotività alla razionalità.

La nuda e cruda verità sul tanto inaspettato “buonismo” infatti deriva esclusivamente da calcoli prettamente economici: costo del lavoro più a buon mercato per aumentare la competitività della locomotiva tedesca e rendere sostenibile il sistema pensionistico che in alternativa sarebbe destinato nel breve a collassare.

Ormai è palese che la Germania persegue esclusivamente i propri interessi e dopo aver ingabbiato l’economia europea per mezzo della moneta unica, imponendo il proprio modello economico agli altri paesi membri, insegue perennemente comportamenti che gli procurino vantaggi per poter mantenere il primato economico e di leadership. I politici e gli economisti tedeschi sono a perfetta conoscenza che la loro competitività nel tempo può essere mantenuta solamente se riusciranno a comprimere il costo del lavoro e quale occasione migliore quindi spalancare i portoni a centinaia di migliaia di lavoratori con elevata professionalità ma disponibili, pur di lavorare, ad accettare livelli retributivi più a buon mercato? Addirittura si sono affrettati a rendersi disponibili ad accogliere fino a 500.000 persone ogni anno per quelli che offrono standard adeguati alle loro esigenze di produzione e di servizi (siriani) e contestualmente a rispedire a casa subito 93.000 balcani che non offrono altrettanto! Nell’indifferenza generale hanno il potere di decidere chi e non chi accogliere. Mi domando se tale selezione fosse adottata anche in Italia cosa si scatenerebbe ad iniziare dalle esternazioni della Boldrini!

I nostri amici tedeschi, grazie all’euro, non solo si stanno avvalendo di una moneta notevolmente sottovalutata rispetto ai propri fondamentali macroeconomici rispetto a quella se avessero ancora il marco e da tassi d’interesse negativi se epurati dal tasso d’inflazione, che gli hanno permesso fra l’altro, in barba alle regole comunitarie, di accumulare surplus commerciali superiori a quelli cinesi, ma ora giocano da tripla carta della compressione salariale, della sostenibilità del sistema pensionistico e dell’ammirazione mondiale per la disponibilità ad accogliere i migranti! Con la buona pace di tanti poveri ingenui nostrani che si fermano alla lacrimuccia e a giubilo per l’alto gesto umanitario. Con una fava prendono tre piccioni!

Gli stessi però non considerano che se i tedeschi effettivamente fossero stati animati esclusivamente da sentimenti umanitari, avrebbero già da anni inviato navi, traghetti, ponti aerei e quant’altro verso l’Africa e tante altre parti del mondo per non permettere le mattanze a cui ci hanno abituato quei criminali degli scafisti e dei trafficanti di esseri umani. Invece al massimo si sono fino ad ora adoperati con qualche loro nave nel Mediterraneo nel raccattare superstiti dai barconi per scaricarli subito nel porto italiano più vicino. Magari non ci sarebbe niente da meravigliarsi se a bordo gli facessero pure l’esamino per verificare se hanno un minimo di professionalità!

Non desidero entrare in facile polemica sull’altra faccia dell’umanità “Made in Germany” dimostrata recentemente in Grecia…

A nessuno viene in mente che quelli che provengono dai paesi africani non sono reputati idonei a svolgere le mansioni minime di professionalità richieste da un’economia avanzata come quella tedesca? Non a caso la gentile Angela Merkel ha invitato, ma sarebbe più corretto dire intimato, il nostro paese ad effettuare più controlli al Brennero… a loro infatti servono persone come i siriani che notoriamente hanno livelli d’istruzione e professionali elevati e tutti quelli in transito in Italia e che desiderano ardentemente raggiungere “l’eldorado” della Germania, gli si chiudono le porte perché “non sanno fare nulla”!

E poi c’e la questione delle pensioni. In Europa il sistema pensionistico è in crisi: nel 2020, senza il supporto di almeno 42 milioni di nuovi lavoratori attivi, non troverà sostenibilità nei conti l’erogazione delle pensioni a meno che non si provveda a drastici tagli degli assegni, a sensibili aumenti dei contributi e a innalzamenti dell’età minima per poterla percepire. Gli studi del settore sono ancora più preoccupanti per il 2050: a quella data serviranno ben 250 milioni in più di lavoratori attivi.

L’analisi scientifica di Leonid Bershidsky pubblicata su Bloomberg è molto è eloquente: “L’Europa non ha abbastanza emigrati”. Gli fa eco un rapporto UE sul tema pensionistico che afferma che attualmente in Europa ci sono quattro persone in età lavorativa (15-64 anni) per ogni pensionato e ce ne saranno solo due nel 2050.

In Germania, guarda caso la situazione più insostenibile: oggi 24 milioni di assegni pensionistici a fronte di 41 milioni di lavoratori. Cosa succederà domani con la crisi demografica galoppante e l’innalzamento dell’età media? Ed ecco arrivare tutti i lavoratori necessari per rendere sostenibile il sistema a costi accettabili, con l’apertura delle porte solamente a chi ha i requisiti di professionalità.

E noi in Italia cosa facciamo nel frattempo oltre ad applaudire la bontà “disinteressata” dei tedeschi? Saremo sempre meno competitivi nella gabbia dei vincoli europei e i governi diranno che è necessario effettuare le riforme che chiede la UE, mentre la cruda realtà è che se vogliamo contrastare lo strapotere che abbiamo permesso alla Germania, l’unico modo è nel riprenderci al più presto la Sovranità monetaria che permetterebbe di compensare gli squilibri determinati dall’appartenenza alla moneta unica. In questo modo potremmo giocarci la nostra competitività anche e soprattutto con i tedeschi, con politiche economiche finalmente tarate per la nostra economia e non ad uso e consumo degli altri ad iniziare proprio nel ricreare le condizioni per offrire un lavoro dignitoso agli italiani.

Antonio M. Rinaldi

 

 

 

 

 

 

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