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“La Germania ha reso flessibile il lavoro e cresce!” Eh no …

E invece no. Come tutti i leitmotiv degli euro-piddini seguaci delle supply-side policies tanto care a Margaret Thatcher anche questo è falso. Secondo OCSE la Germania è il paese con la legislazione del lavoro più protettiva. Ecco il grafico:

 

Employment

Dunque la precarizzazione del lavoro fortemente voluta da UE e pedissequamente implementata dai governi europei non c’entra nulla con la crescita o la decrescita.

Vi diro’ di più: in tempo di crisi avere troppa flessibilità accentua la recessione, la deflazione e il calo della domanda. Secondo un paper scientifico infatti le riforme strutturali del lavoro fatte in Eurozona hanno aggravato la recessione e peggiorato la deflazione. Ecco le conclusioni:

Reforms

 

“Se intraprese durante una crisi che porta i tassi di politica monetaria a livelli prossimi a zero, le riforme strutturali possono aggravare la recessione peggiorando la deflazione e aumentando i tassi reali.”

Che è quello che osserviamo in tutti i paesi del Sud Europa dopo le disastrose riforme strutturali imposte dalla Troika. E non ci vuole un genio per capire che tagliando i salari si riducono sia i consumi che il gettito fiscale con effetto negativo moltiplicato sulla domanda aggregata.

Un’altra conferma arriva da FMI. Le riforme strutturali del mercato del lavoro hanno l’impatto inferiore sul PIL tra tutte le riforme possibili in eurozona:

Labour reforms

“Impatto a breve e lungo termine in % sul PIL delle riforme in EuroZona”

FMI nel suo ‘ottimismo’ ha probabilmente ignorato gli effetti negativi sul PIL.

Dunque, UE BCE OECD ed FMI che mettono le riforme strutturali tra i pilastri della politica economica, e la precarizzazione del lavoro e la flessibilità come la soluzione ai mali europei dicono scempiaggini? No,non sono stupidi: obbediscono agli ordini.

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