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IMMIGRAZIONE: LA FINE DELLE VUOTE PAROLE (di Nino Galloni)

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Il movimento degli immigrati – richiedenti asilo dalle aree di guerra assieme a quelli per ragioni economiche – sembra arrivare ad una svolta: essi stanno cominciando a porsi come soggetti che vantano diritti non solo a livello individuale, ma, questo e’ il punto, da qualche giorno, con soggettivita’ collettiva ovvero politica. Il grado di consapevolezza e’ cresciuto: siamo all’inizio, ma all’inizio di un qualcosa di nuovo, cui siamo ancora piu’ impreparati di prima.
Prima arrivava tutta questa gente disperata e la differenza la facevano le capacita’ e le diverse volonta’ nei soccorsi; la colpa delle guerre, delle instabilita’, dell’insufficiente sviluppo dell’economia era e resta europea e nordamericana. Una visione miope, egoistica e restrittiva di tutto ha contribuito ad una soluzione esplosiva su tutti i fronti che, adesso, sta cominciando ad avere una nuova escalation, una dimensione propriamente politica legata al nascere di una soggetivita’ collettiva che si evolvera’ non si sa come, ma si evolvera’.

In un recente convegno a Cagliari lo studioso sardo (nonche’ funzionario di istituzioni internazionali), Andrea Deligia ha sostenuto che, per affrontare la crisi economica dell’isola, dovuta a spopolamento, si potrebbero accogliere da 800.000 migranti in su: ovviamente occorrerebbe anche definire nell’ambito di quale modello economico sostenibile. Ma il tempo delle chiacchiere e’ finito. I nostri giovani ed i nostri adolescenti ancora non maturano un livello di consapevolezza adeguato alla situazione economica di cui sono vittime. Manca una loro risposta collettiva consapevole a quanto il liberismo, l’austerity e chi ha governato nell’ultimo trentacinquennio ha maledettamente imposto a tutti con conseguenze sociali, economiche e finanziarie inaccettabili.

E’ ora di cambiare! Dobbiamo svegliarci per utilizzare le tecnologie produttive oggi disponibili; la deflazione aumenta perche’ all’eccesso produttivo si contrappone una massa crescente di poveri, senza lavoro, senza reddito. Questo non risulta piu’ sostenibile e verra’ abbattuto da un livello di consapevolezza superiore che le piccole imprese, gli occupati, i giovani e tutta la popolazione comincia ad esprimere.
La velocita’ di tale espressione viene nascosta dai mezzi di informazione svenduti ai poteri forti.
Ma il processo di cambiamento sta cominciando.

Nino Galloni

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