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Il salvataggio dell’economia mondiale? Passa solo dal riequilibrio della bilancia commerciale.

Di Costantino Rover

Non ci si può affidare all’auto regolazione quando si ha a che fare con ciò che non è naturale come la distribuzione della ricchezza esattamente così come è stato dimostrato che i mercati non sono in grado di autoregolarsi laddove il profitto è l’unica legge a governarli.

Bisogna anche tener bene presente che i finanziamenti, anche quando si tratta di riequilibrio degli sprechi sono comunque soldi presi a debito.

Ciò di cui non sento parlare mai abbastanza è la totale assenza di indirizzi di spesa quando parliamo di finanziamenti a deficit o recuperando appunto dai tagli di manovre economiche o di semplici manovre contabili indirizzate alle spese sociali, siano esse il reddito di cittadinanza, gli 880 euro di Renzi, ecc.

Se non tenessimo conto di questo fattore continueremmo a spargere a pioggia la spesa pubblica senza appianare gli squilibri insiti nelle disparità sociali ed economiche attuali.

E’ ciò che sostengo nell’articolo dal titolo LA RIPRESA ECONOMICA ITALIANA DEVE ESSERE SOSTENUTA DALLA SPESA IN MADE IN ITALY E NEI SUOI DERIVATI apparso su economiaspiegatafacile.it.

La spesa privata sostenuta dagli investimenti pubblici dovrebbe essere indirizzata a beni di consumo di nostra produzione con lo scopo di sostenere l’economia italiana.

Infatti ogni volta che si fanno proposte di sostegno al reddito non sentiamo mai parlare degli effetti collaterali che potrebbero verificarsi sulla bilancia commerciale nazionale, fenomeno che abbiamo già avvicinato con il filmato dal titolo “Come funziona l’economia reale?” in cui spiegavamo i bilanci settoriali (guarda il video).

La domanda più banale che dovremmo porci è la seguente: 

Come verrebbero spesi dai cittadini i soldi emessi sia che si trattasse di QE che di RDC o di altra forma di sostegno al reddito?

Infatti se con questi soldi i cittadini acquistano beni esteri e facendo la spesa in catene di supermercati a bandiera tedesca o francese (tanto per non fare nomi, rispettivamente LIDL e Auchan, peggio ancora che se non acquistati in catene italiane) non farò altro che produrre un’enorme fuga di capitali all’estero ed una bassa residualità reddituale (specialmente laddove le casse automatiche sostituiscono il personale).

Bene ha fatto il sindaco di Livorno a voler testare il reddito minimo garantito per l’ammortamento di bollette ed affitti (leggi l’articolo sul reddito minimo garantito pensato a Livorno). Questa è una parte della ricetta che con Economia 5 Stelle abbiamo suggerito al M5S in più riprese nei vari interventi e scritti per rendere più proficuo il RDC. La giunta livornese è giunta a conclusioni molto vicine alle nostre e questo dimostra che con la giusta attenzione tutte le risorse messe sul tavolo possono fare il gioco dell’economia locale.

Certo, forse si potrebbe fare di meglio con i Certificati di Credito Fiscale  di Marco Cattaneo (CCF), i Certificati di Credito Erariali di Nino Galloni (CCE), oppure con il credito complementare o locale.

Come devono essere spesi i soldi affinché venga messo a frutto al massimo la leva sul moltiplicatore fiscale (scopri cos’è il moltiplicatore in questo video) ed agevolino la ripresa ECONOMICA di un Paese?

La normativa europea così com’è stata voluta dai Paesi aderenti prevede che le bilance commerciali debbano rimanere entro certi parametri che sono non oltre il +6% di surplus (maggiore export sull’import) o il -4% (di deficit di export sull’import). Non solo ma se il tetto del 6% dovesse essere sforato per oltre 3 anni consecutivi verrebbero a maturare sanzioni europee contro quel Paese e conseguente imposizione di manovre correttive ad opera del Governo; la Germania lo ha fatto per 8 anni di fila senza incappare in alcuna sanzione di quelle previste! (leggi l’articolo).

Si tratta dell’art. 121.2 del Trattato europeo.

Bilancia commerciale-01

La bilancia commerciale italiana è passata da un complessivo -32 miliardi del 2013 ad un + 45 del 2014 (+3% della bilancia commerciale).

Verrebbe da pensare che si tratti di un dato positivo che da solo rappresenta la ripresa di tutta l’economia italiana ma non è così. Infatti la realtà è che questo dato è concentrato in una “vasta nicchia” costituita da lusso ed enogastronomia.

Ma come la mettiamo con la crisi dell’export agricolo dovuta ai blocchi verso la Russia con i nuovi problemi dei produttori di latte, piuttosto che con il settore immobiliare ed edilizio?

Questi semplici esempi bastano a dimostrare che non è sufficiente il traino di uno o due settori a trascinare l’intera economia di un Paese.


L’Irlanda è un ottimo esempio per illustrare un altro paradosso. A differenza del surplus tedesco, l’Irlanda produce un PIL drogato dalla massiccia presenza di investitori stranieri che sfruttano la bassa tassazione per trasferivi le proprie sedi legali ma non stabilimenti e produzione.

In realtà non si tratta di veri investitori ma di mega aziende del IT che hanno posto le loro basi legali in Irlanda permettendosi così alti profitti pur facendo business in tutta Europa. al Governo irlandese per ringraziare delle basse aliquote fiscali, giusto gli spiccioli.

Avere un forte disavanzo nella bilancia commerciale equivale a veder esplodere i seguenti fattori: deflazione (prezzi abbattuti dalla scarsa liquidità e dalla difficoltà nel riordino merci), imprese che chiudono (perché non producono abbastanza o non riescono a fare fronte al costo del lavoro) e consumi interni in calo (perché i beni nazionali o non vengono più prodotti oppure costano troppo).

Ma allora viene da dirsi: se il problema sono i soldi EMETTIAIAMOLI!

Ma è la soluzione migliore?

Il vincolo di bilancio non consente spese oltre il limite di sforamento del 3%; tra l’altro vincolo che deve essere rispettato di anno in anno e quindi non procrastinabile più a lungo.

Anche immaginando che per fare spesa pubblica a sostegno dei redditi tagliassimo spese inutili o non strettamente necessarie non risolveremmo questo  problema.

Infatti stiamo sempre parlando di fondi statali, quindi sempre di spesa pubblica che grava sul rapporto debito/PIL e per giunta gravata dal debito.

Ecco che un’ipotesi diversa una soluzione sarebbe l’adozione dei Certificati di Credito Fiscali e dei Certificati di Credito Erariali.

Di che cosa si tratta?

Stiamo parlando di crediti sulle imposte future che lo Stato può emettere consentendo di pagare imposte per l’ammontare corrispondente non prima di due anni a coloro che li percepiscono. In questo modo lo Stato potrebbe creare un vero e proprio reddito di cittadinanza destinando i crediti a tutti in forma proporzionale: aziende, occupati, sotto occupati, disoccupati, pensionati, maggiorenni o minorenni purché cittadini italiani.

Nell’arco dei due anni che itercorrono tra l’emissione e lo sfruttamento dei certificati, i possessori dei crediti li possono cedere a terzi (banche, aziende e privati) sotto il rigido controllo sulle speculazioni, in cambio di denaro che oggi rimane fermo nei depositi bancari.

La compravendita di questi certificati serve a rimettere in circolazione la liquidità necessaria senza che lo Stato prenda in prestito un singolo euro.

Inoltre nell’arco dei due anni previsti, la ripresa economica che si verrebbe a verificare consentirebbe allo Stato di rientrare del debito oggi esistente grazie alla normale leva fiscale e addirittura di abbattere in buona parte il debito oggi esistente.

Ma se non indirizziamo la domanda aggregata verso consumi interni, ci troveremmo invece di fronte all’aumento del debito privato e al deflusso verso di capitali verso l’estero.

Vogliamo immaginare un’alternativa del tutto nuova che rimetta la sovranità direttamente in mano alle aziende e a tutti gli attori sulla scena dell’economia reale? Eccola: una nuova area di scambio internazionale parallela poggiata su una propria moneta ALTERNATIVA (quindi non tassabile) di proprietà del sistema parallelo creato, cioè sovrana al 100%

Ecco che ci troveremmo di fronte ad un epocale cambio di rotta, magari transitorio, ma sicuramente al di fuori degli schemi imposti dall’odierno capitalismo finanziario.

SAREMO CAPACI DI PROSPETTARE QUESTA QUARTA VIA?

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