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GLI STATI UNITI D’EUROPA E L’INCOMPRENSIBILE RINUNZIA ALLA SOVRANITA’ COSTITUZIONALE .

Inizia con questo post una rassegna attualizzata e sintetizzata, appositamente compiuta per “Scenari Economici, dei post pubblicati su ttp://orizzonte48.blogspot.it/.

European_Union_1011

I referenti di questo primo post “dedicato” possono essere rinvenuti in:
1) http://orizzonte48.blogspot.it/2013/04/la-holding-italia-e-il-sacro-romano.html
2) http://orizzonte48.blogspot.it/2013/04/attacco-alla-costituzione-la-via.html
3) http://orizzonte48.blogspot.it/2013/09/non-ce-solidarieta-senza-verita.html

 

I. Si parla ora, a seguito della questione “terrorismo islamico”, della nuova “necessità” che, come unica risposta efficace, si debba arrivare a realizzare, in qualche imprecisato modo “nuovo”, gli Stati Uniti d’Europa. A questa insistita richiesta si accoppia l’invocazione di ulteriori “cessioni di sovranità” da parte dell’Italia.

Tuttavia, in termini di quelli che sono i principi fondamentali ed inviolabili della nostra Carta Costituzionale, non si comprende:
a) quale frazione ulteriore di sovranità sarebbe da cedere,
b) né quale punto di arrivo possa porsi a tale cessione rispetto al mantenimento della democrazia, intesa come perseguimento obbligatorio, da parte delle istituzioni di governo, di una serie di “valori” indicati dalla Costituzione stessa come inderogabili.

 

II. Con riferimento a quest’ultimo aspetto, infatti, già oggi possiamo affermare ed illustrare la valenza della seguente equazione:
Cessione della sovranità = fine della democrazia costituzionale”:
1- cessione di sovranità: deriva dal fatto stesso:
a) di aver adottato una moneta non nazionale ma emessa da un entità sovranazionale non prevista dalla Costituzione;
b) di essersi sottoposti ai criteri di convergenza dell’inflazione (chiaramente imperfetti e difettosi nella teoria delle aree valutarie ottimali), nonché di riduzione del deficit secondo indici immutabili, posti astrattamente ed immotivatamente in sede internazionale, vincolando in connessione anche il rapporto debito/PIL, e così cedendo di fatto anche la sovranità fiscale (artt. 136-140 del Tr. sul funzionamento dell’Unione, c.d. TFUE);
c) dall’aver aggravato questa situazione di cessione accettando i vincoli derivanti dai regolamenti del 2011 che hanno modificato il Trattato stesso e configurato il c.d. fiscal compact;

2- fine della democrazia costituzionale: deriva dal fatto stesso che:
a) il deficit (indebitamento annuo del bilancio statale) servendo a creare risparmio privato (art.3 e 47 Cost.) ed a perseguire politiche di eguaglianza sostanziale tra i cittadini (art.3, comma 2, Cost, – norma chiave sui compiti istituzionali vincolati dei pubblici poteri secondo l’intera Costituzione, nell’ambito della primaria condizione di lavoratori dei cittadini stessi (art.1, 4 e 36 Cost.)- , non può essere limitato nell’ammontare secondo un indice prefissato una volta per tutte;
b) questo a maggior ragione se il corso della moneta adottata non sia conforme alla inflazione media corrente nello Stato rispetto ad altri partecipanti all’Unione monetaria, tollerandosi anzi nel trattato differenze fino a 1,5% tra i paesi UEM (protocollo 13 al trattato sui criteri di convergenza), in assenza. Ed anzi col “divieto” espresso (artt.123-125 TFUE) di previsioni di trasferimenti finanziari a carico di un bilancio federale UEM.

 

III. Con ciò si è ottenuto di violare:
l’art.139 Cost., in quanto si è di fatto, con un vincolo internazionale, sospeso, senza limiti di tempo, l’obbligo del potere governativo-legislativo di raggiungere gli obiettivi imposti dai principi fondamentali della Repubblica fondata sul lavoro, non assoggettabili a revisione;
l’art.11 Cost., dato che un trattato internazionale, comunque denominato, non può portare a “cessioni” di sovranità – ovvero alla sua “sospensione” senza limiti di tempo-, sebbene solo a “limitazioni” della medesima sovranità.
E questo, però, purché sia fatto, anzitutto, “a condizioni di parità“, cosa esclusa proprio dai suddetti criteri di convergenza, e dalla inattendibilità complessiva degli stessi, che, come tutti constatano oggi, portano a condizioni sempre più divergenti di attuazione della moneta unica.
E, inoltre, il (mero) “limitare” la sovranità può essere adottato per “assicurare la giustizia e la pace tra le Nazioni” laddove invece, le regole della moneta unica hanno dato luogo a una crescente competizione tra i paesi europei coinvolti, con un trattato che non contiene regole per mitigarla; in particolare non prevedendo la possibilità di imporre ai paesi ad inflazione media più bassa, per un periodo significativo, di aumentarla per creare leali condizioni di convergenza.

 

IV. Ora, questo meccanismo, sovranazionale e costituzionalmente illegittimo, funziona indipendentemente da qualsiasi esito elettorale e segna l’espropriazione definitiva della sovranità, con la disattivazione dei modi di esercizio della sovranità del popolo rendendo, per gli italiani, del tutto inutile andare a votare.

In effetti, non senza un certo paradosso, le elezioni una funzione residua e specialistica ancora la svolgono: designare i “decidenti” per conto dell’Europa “bancaria”, che possono continuare a garantirne il potere totalitario, in cambio della perpetuazione “del”, o introduzione “nel”, giro dei feudatari (del neo-Sacro romano impero divenuto sempre più germanico e, originariamente, franco-tedesco).
Divenuti feudatari, infatti, gli eletti, sia a livello nazionale che locale, potranno:
– pesarsi e pretendere lo spazio televisivo e mediatico che amplifica la stabilità della loro stessa posizione, disinformando totalmente sulla realtà delle cessata sovranità democratica prevista dalla Costituzione e ;
– riunirsi per negoziare decine di migliaia di nomine dirette e indirette: queste ultime nell’ambito della “formazione” di un qualsiasi tipo di governo (nazionale o locale).

E il tutto in base a precari equilibri numerici. Infatti, in tempi di crisi e nell’assenza di un’offerta politica che sia veramente volta a risolverla, mettendo in contestazione l’Europa delle banche, i numeri “elettorali” saranno necessariamente sempre precari e portano ad un crescente “consociativismo” asservito all’Europa (grazie a un elettorato tra il confuso e il disperato e mentre dilaga l’astensionismo).

Insomma le elezioni (ripeto: nazionali e locali) funzionano come strumento per la formazione dell’atipico consiglio di amministrazione di una holding o, più esattamente, grazie alla “riforma” del Titolo V della Costituzione, di una serie di holdings che controllano una sterminata quantità di “soggetti operativi” (a cominciare dal governo che funziona come comitato esecutivo, ristretto, di amministratori delegati): non solo società pubbliche e miste, ma anche enti, consulenti, organismi persino previsti dalla Costituzione.
Ma tutti, consiglio di amministrazione della holding e soggetti operativi, invariabilmente asserviti ad un’unica mission: realizzare ciò che “vuole l’Europa”, contro gli interessi nazionali chiaramente indicati dalla Costituzione come inderogabili.

 

V. Con riferimento al secondo aspetto – (quale punto di arrivo possa porsi a tale cessione rispetto al mantenimento della democrazia) – si deve evidenziare che ulteriori cessioni di sovranità, non paiono giustificate proprio in relazione al quadro normativo dei trattati già esistente.
Ed infatti, “politiche comuni” su sicurezza e investigazione ci sono già, (e si è visto, nei fatti, con quale spirito di cooperazione ed efficienza): basta vedere la vasta serie di previsioni al riguardo degli artt.67-76 del TFUE, con tanto di Comitato PERMANENTE istituito, ex art.70 TFUE, “in seno al Consiglio” (organo esecutivo e normativo supremo).
L’Europol, a “sostegno” delle “polizie e servizi” dei paesi aderenti all’UE, nell’ambito della “cooperazione di polizia”, è stata già istituita in base all’art.88 TFUE: tra l’altro, esplicitamente con funzioni di “prevenzione e lotta contro…il terrorismo”.

 

E’ come il cooordinamento delle politiche economiche e sociali nella ricerca della piena occupazione: in UE le intendono sempre e solo come fa comodo alla sua governance tecnocratica, cioè SOLO come flessibilizzazione massima del mercato del lavoro e qualche modesta politica supply side.
Cosa volete che possano fare con Europol e intelligence varie in comune, o mediante altri organismi inventati con ulteriori norme europee, – volutamente rese incomprensibili ai comuni cittadini-, di più di quanto fatto dopo il 9/11, avendo come principio irrinunciabile e non negoziabile il pareggio di bilancio, e cioè “ognuno paghi per sè” (quella che pare essere la previsione di supremo valore per coloro che oggi, e senza alcun tentennamento, dominano incontrastati l’Unione europea)?
In ogni modo, invocare ciò che c’è già, dimostra la consueta ignoranza dei trattati e la consueta mancanza di realismo su come sono nati e come li si vorrà sempre applicare.

 

Luciano Barra Caracciolo

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