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Venezuela, svolta storica: primo export di gas e petrolio ai massimi dal 2015. La Realpolitik di Trump cambia le carte in tavola

Venezuela: storico primo export di gas e petrolio a 1,2 mln di barili. Il piano di Trump per staccare Caracas dalla Cina.

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C’è aria di cambiamento a Caracas, e questa volta non si tratta solo di retorica bolivariana, ma di molecole di gas e barili di petrolio. Per la prima volta nella sua storia, il Venezuela ha firmato un contratto per l’esportazione di gas naturale liquefatto (GNL). A darne l’annuncio è stata Delcy Rodriguez, Presidente ad interim della Repubblica, parlando al Consiglio Nazionale dell’Economia Industriale.

Non si tratta di un annuncio banale. “Oggi, per la prima volta nella nostra storia, è stato firmato un contratto per la commercializzazione di gas naturale liquefatto. La prima molecola di gas venezuelano sarà esportata”, ha dichiarato la Rodriguez. Un passo che segna una diversificazione attesa da decenni per un’economia finora ostaggio della monocoltura petrolifera. Questo è stato possibile soprattutto perché il governo USA lo ha permesso.

La ripresa produttiva e la strategia espansiva

Parallelamente al gas, arrivano conferme sul fronte dell’oro nero. La compagnia statale PDVSA è riuscita a riportare la produzione petrolifera a quota 1,2 milioni di barili al giorno, un livello che non si vedeva dal lontano 2015.

La strategia delineata da Caracas sembra voler abbandonare la mera rendita per abbracciare un modello più produttivo. Rodriguez ha sottolineato come i proventi in valuta estera non debbano più servire per importare carburante — che il Paese ora riesce a raffinare internamente — ma debbano confluire in fondi sovrani per lo sviluppo socio-economico.

Il piano economico esposto ha tratti marcatamente espansivi e di protezione dell’industria nascente:

  • Sostituzione delle importazioni: produrre in loco ciò che prima si comprava fuori.
  • Credito alla produzione reale: il prestito bancario deve sostenere agricoltura, pesca, agroindustria e turismo.
  • Stop alla speculazione: le risorse non devono alimentare la speculazione finanziaria e valutaria.

L’unico modo per guarire, economicamente, il Venezuela, è proprio quello di far produrre nlocalmente, investendo in produzioni locali, per la soluzione del “Malattia olandese“, che colpisce i paesi produttori di materie prime in grandi quantità e che quindi rischiano di affidarsi solo a questa produzione.

Il “Grande Gioco” di Washington: Trump, la CIA e il petrolio

Mentre a Caracas si firmano contratti, dietro le quinte la diplomazia americana si muove con il pragmatismo tipico della nuova era Trump. Il direttore della CIA, John Radcliffe, ha visitato il Venezuela incontrando proprio Delcy Rodriguez (ex vicepresidente di Maduro). Una visita che non avviene mai per caso.

Racliffe in Venezuela saluta un alto ufficiale venezuelano

Radcliffe ha verosimilmente portato i “desiderata” — o meglio, gli ordini — di Donald Trump. Le priorità di Washington sembrano essere chiare e, curiosamente, non divergono troppo dagli obiettivi industriali venezuelani: estrarre e vendere.

La strategia USA appare duplice e improntata al realismo:

  1. Massimizzare l’offerta: Trump vuole che il petrolio e il gas venezuelano inondino il mercato per tenere bassi i prezzi negli USA (e colpire i competitor globali).
  2. Spostare l’asse commerciale: Le risorse che il Venezuela otterrà dall’export dovranno essere spese in beni e servizi americani, non cinesi.

Intanto, Trump ha incontrato anche la leader dell’opposizione e premio Nobel, María Corina Machado. Sebbene la Machado abbia espresso scetticismo su un possibile appoggio di Trump alla Rodriguez, la realtà potrebbe essere più cinica. Trump, da uomo d’affari, punta probabilmente a una transizione pacifica che garantisca stabilità per gli affari energetici. Che a governare sia l’uno o l’altro conta meno del fatto che il greggio scorra verso il Texas e non verso Pechino.

Il premio Nobel Marina Corina Machado

In conclusione, se il Venezuela riuscirà a vendere le sue risorse e a reinvestirle nell’economia reale, i cittadini venezuelani potrebbero finalmente vederne i benefici. E se questo significa prezzi della benzina più bassi per gli elettori americani, a Washington andrà benissimo così.

Domande e risposte

Perché l’esportazione di gas è considerata un evento storico per il Venezuela? Il Venezuela, pur possedendo enormi riserve, ha tradizionalmente basato la sua economia quasi esclusivamente sull’esportazione di petrolio greggio. La firma del primo contratto per l’export di gas naturale liquefatto (GNL) rappresenta una diversificazione strategica fondamentale. Significa aprire un nuovo flusso di entrate in valuta pregiata e ridurre la dipendenza dal solo ciclo del prezzo del petrolio, permettendo al Paese di sfruttare appieno il suo potenziale energetico in un momento di forte domanda globale di gas.

Qual è il ruolo dell’amministrazione Trump in questa ripresa produttiva? L’amministrazione Trump sembra adottare un approccio di Realpolitik. L’obiettivo prioritario non è tanto il cambio di regime ideologico immediato, quanto la stabilità necessaria per aumentare la produzione di idrocarburi. Un Venezuela che produce 1,2 milioni di barili (e gas) contribuisce a tenere bassi i prezzi globali dell’energia, un obiettivo chiave per l’economia USA. Inoltre, Washington vuole assicurarsi che i nuovi proventi del Venezuela vengano spesi nel mercato occidentale e non finiscano nelle casse della Cina o dell’Iran.

Come intende il governo venezuelano utilizzare i nuovi proventi energetici? Secondo quanto dichiarato da Delcy Rodriguez, l’intenzione è quella di evitare gli errori del passato. I proventi non dovrebbero finanziare l’importazione di beni di consumo o la speculazione finanziaria, ma essere veicolati attraverso fondi sovrani verso l’economia reale. L’obiettivo è finanziare la sostituzione delle importazioni e sostenere settori produttivi come l’agricoltura, la pesca e il turismo, creando così un tessuto economico interno più resiliente e meno dipendente dall’estero per i beni di prima necessità.

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