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Venezuela, petrolio e Realpolitik: Trump sequestra la “Veronica” e incontra la Machado, ma la Casa Bianca punta sulla stabilità della Rodríguez
Mentre la Marina USA blocca la “Veronica” nei Caraibi, alla Casa Bianca va in scena il realismo: Trump riceve l’opposizione, ma affida le chiavi del paese (e del petrolio) alla vice di Maduro.

La geopolitica del petrolio non dorme mai, e l’amministrazione Trump sembra aver deciso che neppure le petroliere debbano farlo senza il suo esplicito consenso. Mentre a Washington si preparano i tavoli diplomatici, nel Mar dei Caraibi la Marina statunitense continua a stringere la presa sui flussi energetici venezuelani.
Secondo quanto riferito da funzionari USA e confermato dal Southern Command, le forze statunitensi hanno sequestrato la petroliera “Veronica”. Si tratta del sesto intervento di questo tipo nelle ultime settimane, un segnale inequivocabile che il cambio di regime a Caracas, avvenuto con il blitz del 3 gennaio scorso e la cattura di Nicolas Maduro, non ha allentato la morsa sul controllo delle risorse.
Il blocco navale e la flotta ombra
L’operazione, definita “senza incidenti”, rientra nella ferrea quarantena imposta da Trump sulle navi sanzionate. Il messaggio del Southern Command è di una chiarezza disarmante: “L’unico petrolio che lascia il Venezuela sarà quello coordinato correttamente e legalmente”.
Non è solo una questione di sanzioni, ma di controllo della cassa. Washington ha chiarito l’intenzione di gestire le risorse petrolifere venezuelane a tempo indeterminato, ufficialmente per ricostruire l’industria locale, ufficiosamente per evitare che i proventi finiscano nelle tasche sbagliate o alimentino mercati paralleli.
Le navi intercettate finora appartengono spesso alla cosiddetta “flotta ombra”:
- Bastimenti non regolamentati che mascherano le loro origini.
- Navi che spostano greggio per conto di produttori sanzionati (Iran, Russia, Venezuela).
- Unità che operano in sfida aperta al nuovo assetto deciso dalla Casa Bianca.
Solo la settimana scorsa, la caccia si era estesa all’Atlantico con il fermo di una petroliera battente bandiera russa, scortata addirittura da un sottomarino di Mosca. Una mossa che ha prevedibilmente irritato il Cremlino, ma che non ha fermato la strategia americana.
Il paradosso politico: Machado vs Rodríguez
Se sul fronte marittimo la linea è chiara, su quello politico assistiamo a un capolavoro di pragmatismo cinico, o se preferite, di pura Realpolitik. Donald Trump riceve oggi alla Casa Bianca Maria Corina Machado, leader dell’opposizione e recente premio Nobel, definita in passato “combattente per la libertà”.
Tuttavia, l’incontro sembra più una concessione formale che un’investitura. Nonostante la Machado rivendichi la leadership basandosi sui risultati elettorali del 2024 e sul sostegno popolare, l’amministrazione USA sembra guardare altrove per la gestione quotidiana del potere, almeno in questa fase. Oggi ha avuto un colloquio telefonico, definito in modo positivo dallo stesso Trump, con la neo presidente ad interim, ex vicepresidente di Maduro, Delcy Rodriguez:
Mentre la Marina USA blocca la “Veronica” nei Caraibi, alla Casa Bianca va in scena il realismo: Trump riceve l’opposizione, ma affida le chiavi del paese (e del petrolio) alla vice di Maduro.Ecco un quadro riassuntivo delle due figure chiave e della posizione USA:
| Figura | Ruolo | Posizione di Trump | Valutazione CIA |
| Maria Corina Machado | Leader Opposizione / Nobel | “Donna molto gentile”, ma priva di “rispetto” (supporto interno sufficiente). | Vista come potenzialmente instabile per la gestione immediata. |
| Delcy Rodríguez | Vicepresidente (Regime Maduro) | Definita “persona fantastica”, attuale interlocutrice privilegiata. | Miglior posizionata per mantenere la stabilità e controllare l’apparato statale. |
È ironico, ma non sorprendente per chi segue le dinamiche di Washington, che dopo aver rimosso il dittatore, gli Stati Uniti si affidino al suo braccio destro. Un rapporto classificato della CIA avrebbe indicato proprio nei lealisti di Maduro, come la Rodríguez, l’unica garanzia di stabilità a breve termine. Il che significa solo che, per ora, sono tollerati sino a quando eseguono direttive concordate con Washington e liberano i prigionieri politici.
La Machado cerca una transizione democratica e le urne, Trump cerca qualcuno che tenga in ordine il “cortile di casa” e garantisca che il petrolio fluisca secondo le regole dettate dal Tesoro USA. La convergenza di interessi c’è – entrambi vogliono voltare pagina rispetto a Maduro – ma la visione sul “come” appare distante. L’incontro di oggi potrebbe riuscire a chiarire proprio questo cammino, mentre la Rodriguez continua a gestire, in amministrazione controllata, il Venezuela.
Domande e risposte
Perché gli USA continuano a sequestrare navi se Maduro è già stato catturato?
La cattura di Maduro non ha azzerato istantaneamente la rete di contrabbando e di interessi che ruotava attorno al regime. Il sequestro delle navi serve a due scopi: bloccare i fondi neri che potrebbero finanziare una contro-rivoluzione o gruppi paramilitari e affermare il controllo fisico degli Stati Uniti sulle risorse energetiche del Venezuela. Washington vuole che ogni barile venduto passi attraverso canali “ufficiali” controllati dalla nuova amministrazione (e indirettamente dagli USA stessi), per ripagare i debiti e stabilizzare l’economia secondo i propri termini.
Perché Trump preferisce la Rodríguez alla Machado, che è un’alleata democratica?
Si tratta di una classica scelta di Realpolitik. La CIA e l’amministrazione ritengono che la Machado, pur avendo legittimità democratica, non controlli l’apparato burocratico, militare e di sicurezza del Venezuela. La Rodríguez, essendo stata vicepresidente, ha le chiavi della macchina statale. Per Trump, la priorità è l’ordine e la stabilità immediata per evitare il collasso del paese (e un’ondata migratoria), piuttosto che una transizione democratica idealmente corretta ma potenzialmente caotica. La stabilità viene prima della democrazia.
Che ruolo avrà il petrolio venezuelano nei prossimi mesi?
Il petrolio è la chiave di volta per la ricostruzione del Venezuela e per la strategia energetica regionale degli USA. Trump ha dichiarato l’intenzione di controllare le risorse “a tempo indeterminato”.1 L’obiettivo è rivitalizzare l’industria petrolifera venezuelana, ormai fatiscente, per immettere greggio sul mercato, calmierare i prezzi globali e ripagare i creditori internazionali. Il petrolio venezuelano cesserà di essere uno strumento geopolitico anti-USA per diventare, nei piani di Washington, un asset gestito quasi come un protettorato energetico.








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