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Venezuela: cresce la produzione di petrolio, nonostante le sanzioni USA

 

Nonostante decenni di cattiva gestione, illeciti e corruzione, severe sanzioni statunitensi e infrastrutture energetiche fatiscenti, la compagnia petrolifera nazionale venezuelana PDVSA ha sbalordito gli osservatori segnalando un aumento significativo della produzione di petrolio greggio per novembre 2021. Il rapporto mensile del mercato petrolifero dell’OPEC del dicembre 2021 mostra basato su fonti primarie Il Venezuela ha pompato una media di 824.000 barili al giorno nel novembre 2021. Ciò rappresenta un notevole aumento del 9% rispetto a un mese prima ed è quasi il doppio dei 434.000 barili al giorno prodotti nello stesso periodo dell’anno precedente. Quel numero è significativamente maggiore dei 569.000 barili prodotti al giorno durante il 2020 e  e si avvicina al milione pompato nel 2019. Chi ha permesso questo risultato? L’Iran, con le sue forniture di diluenti per petrolio pesante.

A giugno 2019, l’Ufficio per il controllo delle attività estere del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti aveva bloccato la fornitura di diluenti cruciali al Venezuela. Prima delle dure sanzioni dell’ex presidente Trump promulgate come parte della sua politica di massima pressione sul Venezuela e sul governo autocratico di Nicolas Maduro, gli Stati Uniti erano stati un fornitore chiave di diluente a Caracas.  I diluenti sono un elemento essenziale per la produzione di greggio extra pesante di PDVSA nella cintura dell’Orinoco, la “Orinoco oil belt”.

Idocarburi extra leggeri vengono aggiunti al greggio extra pesante, che ha una gravità API di circa 8 gradi, per farlo scorrere in modo che possa essere trasportato per la lavorazione e l’esportazione, altrimenti questo tipo di petrolio non è estraibile. Una carenza cronica di diluente ha costretto PDVSA dall’inizio del 2019 a mescolare greggio dolce e leggero di valore più elevato prodotto localmente con l’olio extra pesante, prodotto nella cintura dell’Orinoco, per formulare greggi pesanti per l’esportazione chiamati “Merey. Ciò ha avuto un impatto sui guadagni delle esportazioni perché i tipi di greggio più leggeri del Venezuela vendono a un prezzo più alto rispetto ai tipi di greggio più pesanti, per cui Caracas aveva perso una delle sue principali fonti di utili. Ha anche influito negativamente sulle operazioni di raffinazione nel paese lacerato dalla crisi perché il petrolio greggio leggero è la materia prima principale per le raffinerie fatiscenti del Venezuela che non sono configurate per elaborare i tipi di greggio pesante.  Questo a sua volta ha causato le pesanti carenze di carburante, sia benzina sia diesel, perché semplicemente le raffinerie non avevano il grezzo adatto la lavorare.

Quindi è giunto l’intesa fra gli avversari degli USA. L’accordo stabilito da Caracas con Teheran per scambiare le miscele di greggio pesante venezuelano con il diluente è fondamentale per spiegare l’aumentare della produzione di greggio e il notevole picco di novembre 2021. In quel mese PDVSA ha ricevuto il suo quarto carico di diluente da Teheran dall’inizio dell’anno. La compagnia petrolifera nazionale venezuelana sta usando la fornitura stabile di condensato iraniano come un’opportunità per aumentare la produzione di greggio extra pesante nella cintura dell’Orinoco. PDVSA sta poi ricevendo assistenza dal più grande produttore di petrolio cinese, China National Petroleum Corp, controllata dallo stato, per rafforzare le operazioni. All’inizio di settembre 2021, è stato riferito che CNPC stava riprendendo le sue operazioni in Venezuela, dove partecipa a cinque joint venture di petrolio pesante con PDVSA, inviando ingegneri e altre risorse nel paese lacerato dalla crisi. Un progetto chiave per CNPC è la revisione di un importantissimo impianto di miscelazione del petrolio che gestisce con PDVSA, vitale per la lavorazione del greggio extra pesante prodotto dalla cintura dell’Orinoco. Ciò indica un’ulteriore crescita della produzione se la fornitura di diluente cruciale da Teheran può essere mantenuta.

Un altro motivo chiave per una produzione significativamente più elevata è stata la capacità di PDVSA di ammortizzare e saldare i debiti scaduti con le società di servizi petroliferi locali. Ciò ha generato un aumento sostanziale della perforazione, dei lavori sui pozzi e di altre attività di sviluppo. Se PDVSA può mantenere la produzione al livello di novembre  allora Caracas è sulla buona strada per generare entrate aggiuntive urgenti da esportazione che possono essere indirizzate all’esecuzione di manutenzioni critiche sulle infrastrutture e sullo sviluppo. Ciò consentirà a PDVSA di investire ulteriori fondi nelle sue operazioni affamate di capitale, indicando ulteriori aumenti della produzione di petrolio greggio. Questo potrebbe indicare una via di uscita per il travagliato sistema economico venezuelano, o almeno un sollievo momentaneo.

Per la prima settimana di dicembre 2021, PDVSA ha annunciato  di aver pompato una media di 930.000 barili al giorno, poco meno dell’obiettivo di fine anno della compagnia petrolifera nazionale di un milione di barili al giorno. Questo, insieme al sostanziale aumento della produzione di novembre, indica che le severe sanzioni di Washington, che mirano all’accesso del Venezuela ai mercati globali dell’energia e dei capitali, che fanno parte della politica di massima pressione degli Stati Uniti, siano praticamente fallite. Non solo il Venezuela, con l’aiuto di Iran, Cina e Russia, è stato in grado di ricostruire il suo settore degli idrocarburi in frantumi e continuare a esportare petrolio greggio in violazione delle sanzioni statunitensi, ma la sua economia in crisi crescerà quest’anno per la prima volta dal 2013. Le stime variano ma un articolo del Wall Street Journal del novembre 2021 sosteneva che l’economia del Venezuela si espanderà dal 5% al ​​10% durante il 2022.

Mentre il sostanziale aumento della produzione di petrolio greggio per novembre ha colto di sorpresa i mercati energetici globali e gli analisti, è importante notare che la produzione di petrolio del Venezuela è ancora significativamente inferiore all’obiettivo di 1,5 milioni di barili al giorno fissato dal ministro del petrolio venezuelano Tareck El Aissami a l’inizio del 2021. Lo stato precario dell’infrastruttura degli idrocarburi del Venezuela, unito alla mancanza di capitali da investire in importanti aggiornamenti  e sviluppi, nonché attività di manutenzione, ha visto PDVSA ridurre l’obiettivo a un milione di barili al giorno nel mese di novembre 2021. Ci sono prove che , nonostante i crescenti investimenti e attività di manutenzione, le attività di PDVSA stanno raggiungendo il limite della propria capacità produttiva. Il direttore del Latin American Energy Program presso il Baker Institute di Houston e rispettato esperto venezuelano Francisco Monaldi ha affermato in un recente articolo di Reuters; “Stiamo raggiungendo quella capacità ora. Per vedere un aumento della produzione nel 2022, sono necessari investimenti in nuovi pozzi e potenziamento delle infrastrutture”. Monaldi ha precedentemente affermato che servirà un investimento annuale da 10 a 12 miliardi di dollari all’anno per ricostruire l’industria petrolifera venezuelana e riportare la produzione ai livelli pre-Chavez di 3 milioni di barili o più al giorno.

Quindi se le sanzioni non riescono a fermare la produzione di petrolio venezuelano, comunque limitano lo sviluppo del settore negando buona parte delle risorse finanziarie necessarie. Finché l’attuale regime sanzionatorio di Washington rimarrà in vigore, la posizione di PDVSA rimarrà fragile, il che significa che il minimo problema tecnico potrebbe innescare una massiccia battuta d’arresto causando un calo della produzione di greggio. Washington non è riuscita a soffocare Caracas, ma la tiene sul filo del rasoio, almeno sino a quanto gli ormai numerosi avversari degli USA non getteranno risorse importanti nel risollevare il settore petrolifero venezuelano.

 


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