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USA: lavorano sempre più anziani, ma crolla la partecipazione fra i giovani

 

Negli USA si sta generando una situazione preoccupante, che però ha effetti anche in Europa, dove si vedono i primi effetti. Si genera una dicotomia molto forte che si esprime in due dati: l’aumento del numero di lavoratori anziani e il calo degli attivi in età lavorativa.

Iniziamo dal primo dato: in USA

Negli ultimi 30 anni il numero di americani che lavorano oltre i 65 anni è letteralmente raddoppiato, passando dal 10% al 20%. Questo numero aumenta ulteriormente se si considerano le persone con educazione universitaria, nel qualc caso il 53% è ancora attivo dal punto di vista lavorativo. Spesso la permanenza o il ritorno sul posto di lavoro non è una scelta volontaria, ma obbligata per far fronte ai sempre maggiori costi per laa cura sanitaria o i debiti accumulati in passato. La pensione diventa sempre più un miraggio e si  lavora praticamente fino alla morte.

Intanto sempre negli USA la partecipazione alla forza lavoro nelle classi normalmente attive è ai minimi storici dal 1970, come si può vedere in questo grafico:

Quindi in generale la popolazione lavora meno, ma lavorano di più gli anziani. Spesso si parla di questi come coloro che “Sfruttano” i giovani, ma in america sta generandosi una situazione esattamente opposta: lo stato lavorativo e sociale si appoggia sempre più sui lavoratori anziani. Riicordiamo che negli USA ci sono anche 255 cittadini ultra ottantacinquenni che ancora lavorano, pari al 4,4% della popolazione in quella età. Praticamente si lavora fino alla tomba, chi lavora, mentre c’è qualcuno che vivrà senza aver mai lavorato. Un sistema distopico e perverso, ma è il mercato, baby.


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