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Una legge quadro sulle emergenze: il ruolo dei crediti fiscali trasferibili

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L’Italia è esposta in modo strutturale a eventi calamitosi: alluvioni, frane, terremoti. Il recente Ciclone Harry è soltanto l’ultimo episodio di una sequenza ormai ricorrente. Le criticità idrogeologiche del territorio sono note, ma altrettanto evidente è la difficoltà dello Stato nel finanziare in modo tempestivo interventi di prevenzione, messa in sicurezza e ricostruzione.

Il nodo non è soltanto tecnico, ma finanziario. Le risorse destinate alle emergenze non possono comprimere altre voci essenziali di spesa pubblica, né possono tradursi in un incremento permanente del debito pubblico, già elevato in rapporto al PIL. Occorre quindi uno strumento di finanziamento che sia:

  • rapido nell’attivazione,
  • neutrale rispetto allo stock di debito,
  • compatibile con i vincoli europei di finanza pubblica.

Un obiettivo che può apparire difficilmente realizzabile.

Il quadro contabile europeo

Nel 2022 Eurostat ha aggiornato il Manual on Government Deficit and Debt introducendo una distinzione rilevante tra diverse tipologie di crediti d’imposta, in particolare tra:

  • crediti pagabili (payable tax credits), assimilabili a spesa pubblica e rilevanti ai fini del deficit, ma non nel debito pubblico;
  • crediti non pagabili (non-payable tax credits), che incidono sul deficit solo al momento dell’effettiva compensazione e non configurano debito pubblico.

Nel caso di crediti d’imposta cedibili, riportabili negli anni e utilizzabili in compensazione di debiti fiscali, la classificazione dipende dalla probabilità che generino effettivamente un esborso o una riduzione certa di entrate. Questo inquadramento apre uno spazio di riflessione su strumenti fiscali innovativi capaci di sostenere l’economia senza generare nuovo debito finanziario.

Lo strumento del SIRE

Il SIRE (Sistema Integrato di Risparmio Erariale) si inserisce in questo contesto come credito d’imposta:

  • cedibile fin dall’emissione;
  • utilizzabile per compensare qualsiasi debito verso lo Stato;
  • fruibile dopo un periodo minimo di differimento di due anni;
  • riportabile senza scadenza.

Con tali caratteristiche, il SIRE non rientra nello stock di debito pubblico. L’eventuale impatto sul deficit dipende dalla probabilità statistica di utilizzo in compensazione.

Un elemento distintivo della proposta è l’introduzione di un incremento annuo del valore nominale (ad esempio 2–3%), che rende lo strumento assimilabile a una forma di risparmio fiscale remunerato. Tale meccanismo incentiva la detenzione anziché l’immediata compensazione, riducendo la probabilità che il credito si traduca integralmente in minori entrate future.

In presenza di una bassa probabilità di compensazione parziale o integrale, la classificazione contabile può ricondurre il SIRE tra i crediti non pagabili, con effetti neutri su debito e, in determinate condizioni, sul deficit.

Modalità operative

Sul piano operativo, il SIRE potrebbe essere gestito tramite un Conto Corrente di Risparmio Fiscale (CCRF), associato al codice fiscale di cittadini e imprese. Tutti riceverebbero un CCRF gratuito associato ad una tessera magnetica, simile alla Tessera sanitaria (anch’essa usabile per questo scopo in attesa di quella definitiva).

L’accredito avverrebbe in forma elettronica. Il credito sarebbe:

  • spendibile immediatamente tra soggetti che lo accettino volontariamente;
  • utilizzabile in compensazione fiscale decorso il periodo di differimento di due anni.

Non si tratta di moneta a corso legale, né di emissione di titoli di Stato, ma di una riduzione fiscale differita.

Applicazione in caso di emergenza

In presenza di eventi calamitosi, la tempestività dell’intervento pubblico incide direttamente sulla dinamica macroeconomica.

Un ritardo negli interventi comporta:

  • aggravamento dei danni materiali;
  • contrazione delle attività produttive;
  • riduzione del PIL;
  • conseguente calo del gettito fiscale.

Una contrazione dell’1% del PIL, come quella ipotizzata per il Ciclone Harry, può tradursi in una perdita di gettito di entità comparabile ai costi necessari per interventi immediati di ricostruzione e messa in sicurezza.

In questo contesto, l’emissione di crediti fiscali trasferibili consentirebbe allo Stato di finanziare rapidamente:

  • soccorsi e assistenza;
  • ricostruzione di infrastrutture;
  • interventi di prevenzione e messa in sicurezza;
  • sostegno temporaneo a famiglie e imprese.

L’attivazione di spesa genererebbe nuova base imponibile, con un effetto moltiplicativo sull’economia reale e un parziale recupero di gettito.

Incentivi e comportamento dei contribuenti

La presenza di un rendimento implicito (2–3%) introduce un elemento di scelta intertemporale. Al momento del pagamento delle imposte, il contribuente potrebbe preferire:

  • utilizzare liquidità in euro;
  • mantenere in portafoglio i crediti fiscali rivalutabili.

Ciò contribuirebbe a diluire nel tempo l’impatto sulle entrate e a ridurre la probabilità di utilizzo immediato.

In sintesi

Il SIRE si configura come uno strumento di politica fiscale non convenzionale con le seguenti caratteristiche:

  • non genera nuovo debito finanziario;
  • non richiede aumento della pressione fiscale;
  • può essere attivato rapidamente;
  • è compatibile con il quadro contabile europeo;
  • sostiene l’economia reale in fasi emergenziali o recessive.

La questione centrale rimane la valutazione quantitativa degli effetti macroeconomici e della classificazione contabile secondo i criteri Eurostat.

In un Paese strutturalmente esposto a shock territoriali e vincolato da elevati livelli di debito pubblico, strumenti di questo tipo meritano un’analisi tecnica approfondita come possibile componente di una legge quadro sulle emergenze.

Le emergenze che colpiscono ciclicamente l’Italia non sono soltanto eventi naturali, ma fattori di vulnerabilità sistemica. Esse incidono su due elementi costitutivi dello Stato — il territorio e la comunità che lo abita — e assumono quindi una dimensione di sicurezza nazionale.

Proprio per questo non possono essere affrontate con strumenti ordinari di bilancio: richiedono meccanismi straordinari, tempestivi e strutturalmente adeguati alla loro natura.

Fabio Conditi
Presidente dell’associazione Moneta Positiva
fondatore del Movimento culturale Un Mondo Positivo
https://unmondopositivo.it/

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