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Un governo istituzionale, se porta il Paese alle urne, NON è un’alleanza politica (di P. Becchi e G. Palma)

Su Libero di oggi abbiamo evidenziato come sia necessario, da parte del centrodestra, rendere conveniente a Renzi la spallata al Conte bis. Il senatore di Firenze vuole far fuori Conte ma non vuole tornare al voto adesso. Deve prima recuperare consenso al centro, bacino elettorale a cui punta proprio Conte. Per questo, se non vogliamo tenerci Giuseppi a Palazzo Chigi per altri tre anni, dobbiamo essere pragmatici e mediare col Matteo fiorentino (qui il nostro pezzo su Libero di oggi: https://scenarieconomici.it/per-far-saltare-conte-serve-un-governo-istituzionale-per-qualche-mese-poi-tutti-al-voto-di-p-becchi-e-g-palma-su-libero/).

Nostra infatti la proposta del governo istituzionale fino a settembre, massimo fino a gennaio. Apriti cielo. Tutti a strillare che non vi sono altre vie se non le elezioni anticipate. Il problema è un altro. Se, come probabile (purtroppo), al referendum costituzionale del 29 marzo sul taglio dei parlamentari passasse il Sì, il Parlamento deve – con legge costituzionale – approvare i nuovi regolamenti parlamentari, mentre il governo – su delega prevista dalla Legge n. 51/2019 – deve ridisegnare i collegi e le circoscrizioni elettorali a causa della riduzione del numero dei parlamentari. Senza considerare che quest’ultimo provvedimento potrebbe richiedere qualche mese in più nel caso il Parlamento approvasse una nuova legge elettorale. Insomma, servono almeno sei mesi, diciamo fino a settembre. E qui, visto che ce n’è sempre una, il Colle potrebbe evidenziare che prima di andare a votare sarebbe meglio approvare la legge di bilancio per evitare strappi con Bruxelles (una cosa assurda, ma così è), quindi mantenere in vita l’eventuale governo istituzionale fino a gennaio. Poi tutti al voto. Anche perchè il Capo dello Stato non potrebbe far finta di niente di fronte alla evidente delegittimazione politica di un Parlamento con 945 membri, dopo il probabile Sì al referendum che lo riduce a 600. Le finestre per la fine dell’eventuale governo istituzionale sono dunque due: settembre e gennaio.

Beninteso, il governo istituzionale che abbiamo proposto non è il governo tecnico. Ci mancherebbe altro. Il governo istituzionale è un esecutivo presieduto da una figura autorevole che metta d’accordo quasi tutti (meglio se avanti con l’età e senza personali ambizioni politiche), coi singoli ministri indicati dai gruppi parlamentari che hanno deciso di votare la fiducia. Non è affatto un’alleanza politica, tutt’altro, è una tregua politica che consente al potere legislativo e a quello esecutivo di approvare provvedimenti necessari (vedesi nuovi regolamenti parlamentari) e traghettare il Paese verso le elezioni anticipate nel giro di qualche mese.

L’esempio più calzante è il governo Ciampi, nato nell’aprile 1993 e caduto nel gennaio 1994, quindi perfettamente sovrapponibile – come tempistiche – alla situazione attuale. All’epoca tuttavia la situazione era davvero d’emergenza, oggi per fortuna non ci troviamo in quella irreversibile crisi di sistema. Ci fu addirittura una notte in cui i telefoni di Palazzo Chigi rimasero senza linea per qualche ora, tant’è che Ciampi disse: “chissà dove ci porteranno stanotte”. Come che sia, quel governo nacque sull’onda di Tangentopoli che stava distruggendo i partiti di governo Dc e Psi, il tutto nel bel mezzo di una crisi non solo politica ma anche economica, soprattutto dopo la grande speculazione di Soros sulla lira che portò l’Italia ad uscire dallo Sme nel settembre del 1992.
Il “tintinnio delle manette” costrinse il Parlamento a dar vita ad un governo istituzionale con l’appoggio di quasi tutti i partiti, compreso il Pds, che però tolse i suoi ministri dopo poche ore dal giuramento per via delle bocciature parlamentari alle richieste di autorizzazione a procedere nei confronti di Craxi. Fatto sta che tutti sostennero Ciampi in quei mesi, compresi gli ex comunisti, che non fecero mai mancare i loro voti ai provvedimenti più importanti. Un governo-caronte che condusse il Paese ad elezioni anticipate e alle porte della Seconda Repubblica. Come andò a finire? Alle elezioni del 94′ vinse Berlusconi, stavolta vincerà Salvini. Corsi e ricorsi storici, direbbe Vico.

Oggi la situazione non è quella del 93′, ma è ugualmente pericolosa: esiste una forte crisi politica che vede il totale scollamento tra volontà popolare e composizione del governo, ma siamo anche alla vigilia di una nuova fase di recessione economica. Credere che questo mix esplosivo possa essere gestito dal Conte bis, senza consenso popolare e dilaniato da continui litigi interni, è impensabile.

Quindi, senza retorica e con una buona dose di pragmatismo, il centrodestra deve offrire a Renzi e al Pd un governo istituzionale fino a settembre, ovvero, in casi limite, fino a gennaio. Ciò non rappresenta affatto un’alleanza politica (è infatti impensabile che Salvini e Meloni possano “allearsi” con Zingaretti e Renzi), ma solo una tregua di buon senso che tolga Conte da Palazzo Chigi e traghetti il Paese ad elezioni anticipate nel giro di 7-11 mesi, con un Presidente del consiglio quale figura autorevole e non divisiva (chi pensa a Draghi sbaglia perché non si presterebbe mai ad operazioni di questo tipo). Diversamente, se fallisse quanto abbiamo fin qui proposto, ci terremo Conte fino al 2023.

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma

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Consigli letterari:

1) di Paolo Becchi e Giuseppe Palma: “Una riforma sbagliata. Dodici motivi per dire No al taglio dei parlamentari“, Editrice Gds, febbraio 2020. Qui per l’acquisto:

https://www.amazon.it/Una-riforma-sbagliata-Dodici-parlamentari/dp/8867829920/ref=sr_1_3?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=una+riforma+sbagliata&qid=1581687581&s=books&sr=1-3

2) di Paolo Becchi e Giuseppe Palma: “Ladri di democrazia. La crisi di governo più pazza del mondo“, Giubilei Regnani editore, ottobre 2019. Qui di seguito le librerie online per l’acquisto: https://scenarieconomici.it/ladri-di-democrazia-la-crisi-di-governo-piu-pazza-del-mondo-lultimo-libro-di-p-becchi-e-g-palma-giubilei-regnani-editore/


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