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Turchia vs Israele: la guerra del petrolio nel Corno d’Africa. Le trivellazioni di Erdogan e la “trappola” del Somaliland

Ankara avvia le trivellazioni per 30 mld di barili, ma il riconoscimento israeliano del Somaliland rischia di far saltare il banco. Ecco cosa sta succedendo.

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Mentre l’Europa continua a dibattere su transizioni ecologiche dai costi sociali spesso insostenibili, c’è chi bada al sodo e alla sicurezza energetica nazionale. La Turchia ha deciso di accelerare: il mese prossimo inizieranno le operazioni di trivellazione in una zona offshore al largo della Somalia. Ma attenzione: quella che sembrava “solo” un’operazione tecnica si sta trasformando nell’ennesimo teatro di scontro geopolitico, questa volta con Israele.

A confermare l’avvio dei lavori è stato il ministro dell’Energia di Ankara, Alparslan Bayraktar, riportato da Reuters. Non si tratta di routine, ma di una vera proiezione di potenza: sarà la prima incursione turca nella perforazione in acque profonde fuori dai confini nazionali.

La strategia di Ankara: indipendenza a ogni costo

La mossa segue un accordo firmato con il governo federale della Somalia nel 2024. L’obiettivo di Ankara è ineccepibile dal punto di vista sovranista: diversificare le fonti e ridurre la dipendenza dall’estero. I numeri dell’operazione sono rilevanti:

  • Tre zone di esplorazione coperte dai rilevamenti sismici.

  • 5.000 km quadrati per ciascuna zona.

  • Target temporale: Il 2026 sarà “l’anno delle trivellazioni”.

Tuttavia, operare lì è un incubo logistico. “Non hanno nemmeno una strada per accedere all’area” ha ammesso il ministro turco. Ma dove le supermajors occidentali sono fuggite nel 1991, la Turchia investe, puntando a riserve stimate in 30 miliardi di barili. Una cifra importantissima , che però richiede enormi investimenti per poter essere sfruttati.

Aree di estrazione al largo della Somalia

La mina vagante: il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele

Tutto questo piano, però, rischia di saltare o di complicarsi terribilmente. A disturbare i sogni energetici di Erdogan è arrivata una mossa a sorpresa da Gerusalemme: Israele è il primo stato a riconoscere l’indipendenza del Somaliland.

Come abbiamo analizzato su queste pagine (leggi l’approfondimento qui), questa decisione non è casuale. Il Somaliland, regione separatista che controlla una fascia costiera strategica, è in rotta totale con il governo centrale di Mogadishu, ovvero il partner contrattuale della Turchia.

La logica è spietata:

  1. La Turchia sostiene Mogadishu per avere accesso alle risorse e controllare il Corno d’Africa in chiave islamica-sunnita.

  2. Israele riconosce i ribelli del Somaliland per spezzare l’accerchiamento e garantirsi un avamposto amico sul Mar Rosso.

L’Italia è completamente tagliata fuori in questo gioco internazionale, nonostante gli stretti legami storici con la Somalia. Purtroppo trent’anni di ignavia ci hanno completamente tagliato fuori.

Perché la rivalità è destinata ad esplodere

Questa mossa spiega perfettamente la reazione furiosa di Ankara verso Israele nelle ultime settimane. Non è (solo) ideologia o difesa della causa palestinese: è vil denaro e strategia. Il riconoscimento israeliano indebolisce la sovranità della Somalia “unita” su cui Erdogan ha scommesso miliardi. Se il Somaliland si consolida come stato indipendente grazie all’appoggio israeliano (e magari domani americano), le concessioni turche potrebbero essere messe in discussione o l’area potrebbe destabilizzarsi ulteriormente.

Siamo di fronte a una classica partita di Realpolitik: Israele disturba il manovratore turco nel suo “cortile di casa” africano. La rivalità tra i due paesi, già ai minimi storici, è destinata ad accendersi ulteriormente. E indovinate chi rischia di restare a guardare mentre due potenze regionali si spartiscono le sfere d’influenza? Esatto, l’Europa.


2. DOMANDE E RISPOSTE

Perché il riconoscimento del Somaliland danneggia la Turchia? Perché la Turchia ha firmato i contratti di sfruttamento energetico con il governo centrale della Somalia (Mogadishu), che rivendica la sovranità su tutto il territorio. Se il Somaliland diventa indipendente (con l’aiuto di Israele), sottrae territorio, coste e potenziali risorse al controllo di Mogadishu, invalidando di fatto l’influenza turca in quell’area specifica e creando un concorrente ostile supportato da un rivale geopolitico (Israele).

Cosa ci guadagna la Somalia (Mogadishu) dall’accordo coi turchi? In teoria, la Somalia potrebbe finalmente sfruttare le sue risorse naturali (royalties) e ottenere infrastrutture vitali che la Turchia ha promesso di costruire. Tuttavia, la debolezza del governo centrale rende tutto precario: senza il controllo effettivo del territorio e con la “spina nel fianco” del Somaliland supportato da Israele, i benefici economici rischiano di rimanere sulla carta o di finanziare nuove guerre civili.

Quali sono i rischi concreti per le operazioni di trivellazione? Altissimi. Oltre alla pirateria e al terrorismo di Al-Shabaab, ora si aggiunge il rischio politico. Le navi turche potrebbero trovarsi a operare in acque contese. Se la tensione tra Mogadishu e il Somaliland dovesse sfociare in conflitto aperto (proxy war tra Turchia e Israele), le piattaforme offshore diventerebbero bersagli facili o “ostaggi” di una disputa internazionale.

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