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Svolta nel Corno d’Africa: Israele è il primo stato a riconoscere il Somaliland. Una mossa strategica per il controllo del Mar Rosso?
Israele riconosce il Somaliland: scacco matto agli Houthi e alla Turchia nel Mar Rosso? Ecco la strategia dietro la svolta storica.
È venerdì 26 dicembre 2025, una data che probabilmente entrerà nei manuali di storia diplomatica, o quantomeno in quelli di strategia militare. Israele ha rotto gli indugi e, con una mossa che ha colto di sorpresa molte cancellerie occidentali (ma forse non quelle più attente), è diventato il primo paese al mondo a riconoscere ufficialmente il Somaliland.
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Presidente del Somaliland Abdirahman Mohamed Abdullahi, noto come “Cirro”, hanno firmato una dichiarazione congiunta per stabilire piene relazioni diplomatiche. Non si tratta solo di scambi di ambasciatori, ma di una ridefinizione degli equilibri nel Golfo di Aden.
La fine di un isolamento trentennale
Il Somaliland, ex protettorato britannico, ha dichiarato la sua indipendenza dalla Somalia nel 1991, anno in cui il regime di Siad Barre crollava trascinando il sud nel caos. Da allora, mentre Mogadiscio affondava tra signori della guerra e terrorismo, Hargeisa (la capitale del Somaliland) costruiva uno stato funzionante, con una propria valuta, un parlamento e una stabilità invidiabile e con uno sviluppo commerciale interessante. Eppure, per 34 anni, la comunità internazionale ha fatto finta di nulla, preferendo la finzione dell’unità somala.
Israele ha deciso di rompere questo tabù. Netanyahu ha definito l’accordo “nello spirito degli Accordi di Abramo”, mentre il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha parlato di “prosperità economica e stabilità regionale”.
Perché Israele si muove ora? La strategia dietro l’accordo
Se pensate che questa mossa sia dettata solo da un afflato umanitario, vi sbagliate di grosso. Il riconoscimento del Somaliland risponde a precise esigenze di sicurezza nazionale e proiezione di potenza di Tel Aviv, specialmente in un momento in cui gli Stati Uniti sembrano distratti.
Ecco i veri motivi, squisitamente geopolitici ed economici, dietro questa stretta di mano:
- Il porto di Berbera: Questa infrastruttura è un gioiello strategico. Offre un accesso profondo e sicuro al Mar Rosso e all’Oceano Indiano, bypassando le instabilità del sud. Per Israele, significa diversificare le rotte commerciali e logistiche.
- Il controllo su Bab el-Mandeb: Il Somaliland si affaccia direttamente sul Golfo di Aden, proprio di fronte allo Yemen. Avere un alleato, e potenzialmente basi militari o di intelligence sulla costa somala settentrionale, permette a Israele di monitorare e, se necessario, colpire gli Houthi che minacciano il traffico navale verso Eilat e il Canale di Suez.
- Contenimento della Turchia: La Turchia di Erdogan ha investito massicciamente nella Somalia federale (Mogadiscio), addestrando truppe e gestendo infrastrutture. Riconoscere il Somaliland significa per Israele inserire un cuneo nella sfera di influenza turca nel Corno d’Africa.
- Un asse verso l’Egitto: Controllare l’accesso sud del Mar Rosso è vitale anche per il Cairo. Nonostante le proteste formali egiziane per l’unità somala, nei fatti un Mar Rosso sicuro è interesse comune.
| Fattore Strategico | Obiettivo Israeliano |
| Sicurezza Marittima | Contrastare minacce Houthi e garantire accesso a Suez/Eilat |
| Geopolitica | Limitare l’influenza turca e iraniana nella regione |
| Economia | Accesso al mercato africano tramite il porto di Berbera |
| Diplomazia | Creare nuove alleanze periferiche (“Dottrina della Periferia” 2.0) |
Le reazioni: furia a Mogadiscio, prudenza a Washington
La reazione della Somalia non si è fatta attendere. Mogadiscio ha definito la mossa un “attacco alla sovranità” e un’azione illegale. I ministri degli esteri di Egitto, Turchia e Gibuti si sono affrettati a condannare il precedente, temendo che la frammentazione degli stati possa diventare contagiosa. L’Egitto sarà comunque il meno dispiaciuto.
Tuttavia, il fronte interno somalo è tutt’altro che compatto. Lo stato del Puntland ha già segnalato, tramite il suo ministro dell’interno, che questa mossa potrebbe essere un’opportunità, sottolineando come il riconoscimento stia diventando “transazionale piuttosto che basato su principi”.
E gli USA? Washington per ora tace ufficialmente, ma ricordiamo che ad agosto il Presidente Trump aveva definito la questione del Somaliland “complessa ma in lavorazione”. È probabile che Israele abbia agito come apripista, testando le acque per un eventuale, futuro allineamento americano. Comunque gli USA non hanno riconosciuto il Somaliland.
In conclusione, Israele ha appena piazzato una torre sulla scacchiera del Mar Rosso. Resta da vedere se gli avversari risponderanno con un pedone o rovesciando il tavolo.
Domande e risposte
Perché il riconoscimento del Somaliland è così controverso per l’ONU?
L’ONU e l’Unione Africana temono il precedente. Riconoscere la secessione di una regione, anche se di fatto indipendente e stabile da decenni come il Somaliland, potrebbe innescare una reazione a catena in un continente dove i confini sono stati tracciati col righello dalle potenze coloniali. Molti stati africani (come la Nigeria o l’Etiopia) hanno al loro interno movimenti separatisti e temono che legittimare Hargeisa possa incoraggiare le proprie minoranze a cercare la stessa strada, destabilizzando l’intero sistema statale africano.3
Quali sono le implicazioni militari immediate per gli Houthi nello Yemen?
L’accordo cambia radicalmente lo scenario di sicurezza nel Golfo di Aden. Fino ad ora, gli Houthi hanno operato con relativa impunità lanciando attacchi dallo Yemen. Se Israele dovesse stabilire installazioni radar, basi di intelligence o addirittura accordi per l’uso di basi aeree o navali in Somaliland (in particolare vicino a Berbera), ridurrebbe drasticamente il tempo di reazione contro le minacce missilistiche e i droni. Sarebbe una presenza avanzata “alle spalle” del nemico, capace di sorvegliare l’imbocco del Mar Rosso con un’efficacia mai vista prima.
C’è un legame tra questo accordo e la questione palestinese?
Ufficialmente no, ma nel mondo della diplomazia le voci corrono. Alcuni report, citati anche dai ministri degli esteri di Egitto e Turchia, suggeriscono il timore che il riconoscimento possa essere legato a piani, finora non confermati, di ricollocamento di palestinesi da Gaza verso regioni africane.4 Sebbene Israele e Somaliland parlino esclusivamente di sviluppo, sicurezza e Accordi di Abramo, la tempistica e la durezza delle smentite egiziane indicano che il tema è sul tavolo delle cancellerie arabe, creando ulteriore attrito diplomatico.










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