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TRUCCHETTI STATISTICI PER NON PAGAR DAZIO: ANCHE IN GERMANIA I NUMERI SONO UN’OPINIONE

Cari amici

questa settimana la mia attenzione è caduta su un interessantissimo pezzo degli economisti Flassbeck e Spiecker che mettono il luce alcune incongruenze nei conti della contabilità nazionale tedesca.

Destatis è l’agenzia di stato di Berlino che si occupa delle osservazioni statistiche, esattamente come ISTAT in Italia, ma con un’interfaccia grafica e fruibilità dei dati molto superiore (il concetto di “User friendly” non è molto popolare a Roma). Recentemente Destatis ha pubblicato i risultati della contabilità nazionale per il 2017. In questi dati è stato molto enfatizzato il fatto che la crescita del PIL del 2,2 % a prezzi costanti non sarebbe stato causato dal surplus commerciale, ma dalla domanda interna.  Alla base di questo ragionamento vi sarebbe il fatto che, di fronte ad un aumento delle esportazioni del 4,7% vi sarebbe un aumento delle importazioni del 5,2, per cui l’incremento del PIL dovuto al surplus commerciale sarebbe pari solo allo 0,2%.

Tutto il discorso precedente permetterebbe al governo tedesco di smarcarsi dalle pressioni europee legate al suo eccessivo surplus commerciale ed agli squilibri che porta sia al commercio internazionale sia agli equilibri interni dell’euro. Inoltre , se già i consumi guidano l’economia, non avrebbe senso chiedere di stimolarli ulteriormente.

Però…. siamo sicuri che i dati siano corretti?

Anche la Bundesbank pubblica un report relativo ai dati di import-export, anche l’aggiornamento è meno pronto rispetto ai dati di Destatis. Il report di BuBa è relativo solo ai primi tre trimestri del 2017, ma viene a mostrare un AUMENTO  del surplus commerciale di ben 21 miliardi a trimestre, non un suo calo. Se questo valore si mantenesse costante anche nell’ultimo trimestre avremmo un surplus di 80 miliardi circa superiore a quanto rilevato da Destatis, fra il 25% ed il 30% in più.

Da cosa deriva una discrepanza così forte ? prendiamo un grafico fornito dai due ricercatori tedeschi:

Einfuhr Significa importazione e la componente è divisa fra prezzo e volume. PIL problema della grossa differenza è legata al prezzo, ovviamente, perchè mentre Destatis utilizza prezzi indice per le importazioni, mentre BuBa utilizza prezzi medi. Le due valutazioni di solito sono molto simili e marciano in parallelo, ma in questo caso vi è stata una differenza più che sensibile.

Analizzando i volumi di merci, dati non messi in discussione, abbiamo un calo sensibile dei volumi di import. Faccio una semplice considerazione, al di fuori di Flassbeck e Spiecker: difficilmente la compressione può essere imputata a materie prime o energetiche,  perchè avremmo avuto anche una riduzione dell’export, ma deve essere imputata essenzialmente a prodotti intermedi quindi a produzioni di componenti e di semilavorati, nella massima parte intra UE. Avremo quindi una bella sorpresa quando Eurostat ci rileverà i saldi degli interscambi intra europei.

Da questo discorso, secondo Flassbeck e Spiecker,, emerge una totale opacità di Destatis nel comunicare i criteri con i quali sono stati calcolati i prezzi – indice per le importazioni che hanno condotto alla valutazione di un leggero calo del surplus commerciale. Il fatto di aver piegato i principi contabili e statistici ad uso politico è stata una delle accuse portanti dei media e del governo tedesco nei confronti della Grecia. Ora scopriamo che, più o meno, è successo lo stesso anche in Germania. Non che ISTAT non ci prenda in giro con l’occupazione ad un’ora alla settimana e le valutazioni dell’economia sommersa, ma Destatis l’ha fatta veramente sporca.

Fonte :

Heiner Flassbeck and Friederike Spiecker – The German current account surplus: Much larger than officially reported?

 


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