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Terremoto politico in Canada: la British Columbia svolta a destra dopo un secolo e mette a nudo la fragilità del blocco liberal-socialista di Mark Carney
Clamoroso ribaltone in British Columbia: i Conservatori conquistano la prima maggioranza dal 1928 e costringono il premier progressista Eby alle dimissioni. Tra la vittoria separatista in Quebec e la retromarcia sul petrolio in Alberta, il potere di Mark Carney a Ottawa poggia su basi sempre più fragili.

L’azzardo elettorale più clamoroso della storia recente canadese si è trasformato in una disfatta senza appello per la sinistra radicale. Nella notte del 24 ottobre, i Conservatori della British Columbia hanno conquistato la loro prima maggioranza assoluta dal 1928, spazzando via il governo neodemocratico di David Eby, costretto alle dimissioni immediate.
Cinque settimane fa il Partito Conservatore provinciale sembrava sull’orlo della dissoluzione dopo l’uscita della leader Kerry-Lynne Findlay e la fuga di diversi deputati. Lorne Doerkson, un ex editore locale richiamato in fretta da una vacanza in Africa come traghettatore ad interim, ha invece compiuto l’impresa politica dell’anno, portando il partito da una frazione marginale a circa due terzi dei 93 seggi del parlamento di Victoria. Si è passati dal disastro al successo.
Eby pensava di approfittare di queste difficoltà e aveva convocato le urne con due anni di anticipo contanto su una facile vittoria. Da buon politico opportunista, ha fatto i conti senza l’oste, cioè gli elettori, che, evidentemente, avevano delle idee ben diverse dalle sue. 
Lorne Doerkson celebra l’inaspettata vittoria
Il conto salato dell’ideologia: dal surplus al buco di bilancio
Sotto la guida dell’NDP, la provincia era passata da un solido avanzo di bilancio, ereditato dall’ex premier John Horgan, a un deficit mostruoso proiettato a 14 miliardi di dollari per l’anno in corso.
Il deficit era stato originato da un’espansione disordinata accompagnata dal deterioramento della sanità pubblica, dall’emergenza sicurezza e dal fallimento dell’esperimento di depenalizzazione delle droghe pesanti. Quando la spesa pubblica smette di costruire infrastrutture efficienti per rincorrere totem ideologici, il ceto medio presenta inevitabilmente il conto.
La ricetta con cui Doerkson ha ribaltato i pronostici punta dritta al portafoglio dei lavoratori e allo sblocco degli investimenti industriali:
- Taglio fiscale mirato ai redditi medio-bassi: innalzamento della soglia di esenzione fiscale personale da 13.216 a 32.000 dollari, lasciando circa 1.000 dollari netti in più in tasca a ogni lavoratore per sostenere i consumi interni.
- Svolta energetica e industriale: piano per raddoppiare la produzione di gas naturale liquefatto (GNL) entro il 2032 e triplicarla entro il 2035, azzerando la burocrazia paralizzante.
- Stop alle forzature normative: abrogazione della legge provinciale sui diritti indigeni (DRIPA), che creava incertezza legale sui grandi cantieri, e cancellazione delle linee guida gender nelle scuole.
L’obiettivo dei Conservatori è riassorbire il disavanzo non con l’austerità recessiva, ma spingendo la crescita del PIL provinciale al 3,2% annuo grazie a cantieri, ospedali, ponti a dieci corsie ed export energetico. Conservatori si, ma che spingono per l’espansione economica, non per la sua contrazione. Sussidi si, ma anche tanto lavoro.

British Columbia
Cosa si muove sotto la superficie: il trono fragile di Mark Carney
Il crollo della roccaforte progressista sul Pacifico non è un episodio isolato. Chi osserva la politica canadese fermandosi ai sondaggi federali vede il primo ministro Mark Carney saldo al comando; chi guarda le dinamiche profonde delle province scorge invece una faglia tettonica che sta sgretolando il consenso liberal-socialista.
Basta mettere in fila i tre terremoti politici avvenuti in Canada nel solo mese di ottobre 2026 per comprendere la portata del cambiamento:
| Provincia | Evento politico (Ottobre 2026) | Segnale economico e politico per Ottawa |
| Quebec | Vittoria (di minoranza) dei separatisti del Parti Québécois | Rifiuto del centralismo federale e richiesta di autonomia fiscale e identitaria |
| Alberta | Referendum sull’indipendenza respinto dopo concessioni sul petrolio | Ottawa costretta a sbloccare l’oleodotto Pacific Link per evitare la secessione |
| British Columbia | Maggioranza storica ai Conservatori dopo 98 anni | Bocciatura delle politiche fiscali e ambientali della sinistra radicale |
Dopo l’affermazione degli indipendentisti di Paul St-Pierre Plamondon in Quebec il 5 ottobre, Carney ha capito di non poter reggere un secondo fronte secessionista nel cuore energetico del Paese.
Per evitare che il referendum del 19 ottobre in Alberta aprisse la strada alla separazione, l’ex banchiere centrale paladino della finanza verde ha dovuto rimangiarsi anni di dogmi ambientalisti. Il 1° ottobre è volato a Fort McMurray dalla premier conservatrice Danielle Smith per dichiarare “progetto di interesse nazionale” il nuovo oleodotto Pacific Link verso i mercati asiatici. Per sconfiggere i separatisti, si è dovuto adottare la loro politica.
Il voto in Alberta ha così salvato l’unità formale della federazione, ma a un prezzo politico altissimo per i Liberali: la certificazione che senza idrocarburi, industria estrattiva e sostegno alla domanda interna il Canada semplicemente non sta in piedi.
Ora, con una British Columbia passata dal rosso-verde al blu conservatore e pronta a spingere su infrastrutture e gas naturale, la tenaglia delle province produttive attorno a Ottawa si chiude. Carney governa ancora il centro, ma l’agenda economica reale del Paese la stanno già dettando i suoi avversari. In realtà la solidità del Canada è solo superficiale: sottopelle la politica anche qui si sta muovendo lontano dal socialismo progressista.







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