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Terremoto politico a Kiev: Zelensky cede alla piazza, caccia il generale Syrskyi e scopre la spaccatura nel suo potere

Trema il potere a Kiev: Zelensky cede alle proteste di piazza e rimuove il generale Syrskyi. L’estromissione del ministro Fedorov svela la profonda spaccatura politica ai vertici e minaccia la stabilità dell’industria bellica.

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Nel momento più critico del conflitto, con il fronte orientale sotto pressione e una crisi industriale senza precedenti, Volodymyr Zelensky ha compiuto il passo che sperava di evitare: ha ceduto alla piazza. Dopo sei giorni di proteste rabbiose e ininterrotte, il presidente ucraino ha licenziato il comandante in capo delle forze armate, Oleksandr Syrskyi. Un’epurazione ai vertici che rivela un dato politico ineludibile: il consenso personale del presidente non è più un assegno in bianco, e l’equilibrio di potere all’interno della maggioranza di governo si sta sgretolando sotto il peso delle rivalità interne.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso non è stata una sconfitta sul campo, ma una silurata politica: la cacciata, avvenuta pochi giorni prima, del popolarissimo ministro della Difesa Mykhailo Fedorov. Una decisione che ha scatenato una reazione a catena, portando migliaia di cittadini in strada e costringendo il palazzo presidenziale a un’inversione di marcia precipitosa per evitare il tracollo politico.

Un duello tra due visioni di potere e di Stato

Lo scontro tra Fedorov e Syrskyi non è mai stato un semplice contrasto istituzionale, ma una guerra aperta tra due modelli di gestione del Paese e della difesa:

  • Il blocco innovatore (Fedorov): 35 anni, ex ministro della Trasformazione Digitale, ben voluto dall’opinione pubblica e sostenuto da una vasta rete di attivisti e giovani ufficiali. Propugnava una gestione snella, basata su dati, droni e trasparenza negli appalti. Soprattutto l’ultimo punto poco gradito all’industria militare.
  • L’apparato conservatore (Syrskyi): 60 anni, generale formato nell’accademia sovietica, espressione della vecchia guardia militare. Considerato restio alle riforme strutturali e rigido nella gestione delle risorse umane e tattiche.

Nel tentativo di punire Fedorov per la sua troppa autonomia, Zelensky si è trovato di fronte al muro della piazza. Il sostegno politico al giovane ministro era così radicato da trasformare il suo licenziamento in un capo d’accusa contro il presidente stesso, costretto poi a sacrificare Syrskyi per placare la protesta.

Il contraccolpo economico e il caos negli appalti

La crisi politica colpisce al cuore l’economia di guerra ucraina. La gestione della difesa muove miliardi di euro tra contratti pubblici, acquisti d’armi e forniture di tecnologia.

SettoreEffetto della crisi politica
Appalti militariBlocchi e ritardi nella rendicontazione dei nuovi contratti
Forniture di droniIncertezza sulla continuità dei crediti d’acquisto creati da Fedorov
Fiducia dei partnerTimori degli alleati occidentali sulla stabilità dell’esecutivo

L’incertezza sulla catena di comando paralizza i processi decisionali. Senza un quadro politico solido, le aziende della difesa rischiano di vedere congelati i propri investimenti proprio mentre la produzione interna dovrebbe accelerare.

La nomina di Drapatyi e la fragile tregua

Per rattoppare la falla, Zelensky ha nominato al vertice dell’esercito il generale Mykhailo Drapatyi, 43 anni, figura molto stimata dai soldati e considerata vicina allo stesso Fedorov. Nel contempo, il presidente ha offerto a quest’ultimo un non meglio specificato “incarico di rilievo”.

Il Generale Drapatyi

Questa mossa serve a prendere tempo, ma non risolve il problema alla radice. Zelensky appare oggi visibilmente indebolito, stretto tra la necessità di mantenere il controllo sull’esercito e la spinta di una piazza che pretende riforme immediate.

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