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Terremoto Immobiliare USA: Mercati Locali in Caduta Libera e Aree in Boom. Chi Vince la Lotta dei Prezzi?

Il mercato immobiliare USA è fermo, ma le dure politiche fiscali di New York spingono residenti e capitali oltre confine, facendo esplodere i prezzi delle case nei vicini Stati rifugio.

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Se si guarda esclusivamente al dato macroeconomico aggregato, il mercato immobiliare statunitense sembra essere entrato in una fase di stagnazione quasi perfetta: a febbraio, la crescita media nazionale dei prezzi delle case si è fermata a un esangue +0,5%, come riportano i dati di Cotality. Però le medie nazionali spesso nascondono shock locali di ben altra portata. Sotto l’apparente bonaccia è infatti in atto un vero e proprio terremoto immobiliare, con Stati un tempo inarrestabili che ora segnano il passo e insospettabili vicini che registrano veri e propri boom.

Mentre l’ex paradiso immobiliare post-COVID della Florida registra un calo dei prezzi superiore al 2%, e roccaforti storiche come Washington D.C. e il Montana arretrano di circa il 3% (guidando un gruppo di ben tredici Stati finiti in territorio negativo), c’è un vincitore assoluto in questa spaccatura del mercato. E il segreto del suo successo si trova, con una certa ironia, nelle discusse politiche fiscali del suo dirimpettaio.

Parliamo del New Jersey, che ha visto i prezzi immobiliari schizzare di quasi il 6% su base annua, distaccando nettamente il resto del Paese. La città di Newark, in particolare, ha segnato l’incremento più alto tra le 100 maggiori aree metropolitane americane (+6,7%).

Ma cosa guida questa improvvisa fame di case nel Garden State? La risposta è una combinazione di tassi di interesse elevati, che di fatto congelano la nuova offerta abitativa (oggi quasi il 40% delle case viene venduto sopra il prezzo di listino), e un clamoroso travaso di domanda aggregata. Qualcuno, infatti, sta traendo enorme vantaggio dalla politica di tassazione immobiliare che Zohran Mamdani ha ispirato o imposto al dibattito di New York City. L’aggressività fiscale della Grande Mela ha innescato un esodo di lavoratori e capitali legati ai settori ad alto valore aggiunto (finanza, farmaceutica e biotecnologie). Questi professionisti varcano il fiume Hudson per proteggere i propri stipendi e i propri risparmi, mantenendo al contempo un agevole accesso alla rete di trasporti verso Manhattan.

I Dati del Terremoto Immobiliare:

  • Media Nazionale USA: +0,5% (Mercato in sostanziale stagnazione)
  • Florida e Washington D.C.: Tra -2% e -3% (Inizio di correzione)
  • New Jersey: +5,93% (Leader nazionale per crescita)
  • Newark (NJ): +6,7% (Picco metropolitano assoluto)

Come sottolinea Selma Hepp, capo economista di Cotality, non ci troviamo di fronte a una correzione nazionale uniforme, ma a un “ribilanciamento locale”. Dal punto di vista macroeconomico, la lezione sui flussi di ricchezza è da manuale: quando l’imposizione fiscale locale diventa puramente estrattiva e punitiva, senza stimolare un parallelo sviluppo infrastrutturale o sociale in grado di giustificarla, i capitali semplicemente “votano con i piedi” e si spostano oltre il confine più vicino. New York tassa, il New Jersey incassa, e il mercato immobiliare prezza questa nuova e inesorabile geografia economica. Fino a quando potrà il New Jersey accettare la gentrificazione derivante dai nuovi cittadini newyorkesi?

L’autore Fabio Lugano è laureato con il massimo dei voti alla Bocconi , è un esperto di mercati, criptovalute e intelligenza artificiale. In passato è stato consulente al Parlamento Europeo e al Ministero per gli Affari Europei. Oggi aiuta le aziende a creare piani di sviluppo per l’innovazione tecnologica e per l’energia. Linkedin a questo link

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