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Syriza: la sua proposta sul debito e perchè non funzionerà.

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Syriza, la coalizione di partiti della  sinistra greca, è una probabile candidata alla vittoria delle elezioni anticipate di fine gennaio. Alcuni sondaggi danno in riduzione la distanza fra Syriza e Nuova Democrazia, il governo attualmente al governo, ma altri sondaggi, noti ai redattori si SP, vedono questo distacco stabile  se non addirittura in crescita, per cui , allo stato attuale, Syriza è il più probabile candidato alla vittoria delle elezioni.

Quali sono i programmi economici di Syriza, soprattutto in relazione al debito pubblico greco ?

Ricordiamo che il debito greco è pari al 174 % del PIL, pari a 316 miliardi di euro, per una popolazione di poco più di 11 milioni di abitanti. Il responsabile economico di Syriza, John Millios, intervistato a questo proposito dalla rivista tedesca “Spiegel”, ha così spiegato la proposta del suo partito per risolvere il problema del debito greco: la BCE dovrebbe acquistare i debiti pubblici dei paesi in crisi che superano il valore del 50% del PIL e detenerli sotto forma di titoli di credito infruttiferi, cioè ad interessi 0. In presenza di inflazione questi debiti si svaluterebbero anno dopo anno. Quando il loro valore fosse sceso al di sotto del 20% del PIL questi debiti pubblici dovrebbero essere riacquistati dal paese emittente, presumibilmente riemettendoli sul mercato sotto forma di titoli fruttiferi ordinari. Per dare dei valori a queste parole , riferendoci al debito greco, significa un riacquisto da parte della BCE di un valore di 224 miliardi di euro circa, per un debito pubblico pari al 124 % del PIL greco. LA BCE, ai tassi di inflazione europei attuali, dovrebbe detenere questo debito pubblico per oltre 50 anni prima di vederlo riacquistato dalla Grecia al suo valore nominale, tranne che una crescita economica greca impetuosa e/o una spinta inflazionistica europea più sentita non provvedano a ridurre questo lasso di tempo: infatti se l’economia greca crescesse a tassi elevati il limite del 20% del PIL sarebbe da riferire ad un valore del PIL più elevato e quindi di raggiungimento anticipato. 

Questa proposta, che potremmo vedere come una monetizzazione del debito condizionale, ha un suo fascino: lega comunque il rimborso , anche se svalutato, del debito alla crescita del paese debitore, costituendo un incentivo affinché questo sviluppo venga promosso dalle autorità europee, e riduce il peso degli interessi da pagare sul bilancio pubblico dello stato in crisi. Se applicata all’Italia questa norma comporterebbe un taglio del debito pubblico del 63% dell’attuale, per un taglio di oltre 1300 miliardi di euro, con un equivalente trasferimento alla BCE e relativa monetizzazione. Se applicata a tutti i debiti pubblici europei si tradurrebbe in un massiccio Quantitative Easing, che avrebbe poco da invidiare a quelli americani.

Questa proposta è realistica ? Sarebbe in grado di risolvere i problemi dell’economia greca ?

Per quanto riguarda la prima domanda ci sono problemi di carattere politico difficilmente sormontabili. Se la Germania, Deus ex Machina della BCE, fosse stata favorevole, o almeno non contraria, ad una monetizzazione del debito ,  avremmo avuto questa soluzione già in atto da tempo. Purtroppo sia il governo tedesco , sia la Bundesbank, vedono una soluzione  del genere come inaccettabile sia dal punto di vista finanziario, in quanto ridurrebbe forzosamente il corso dei titoli di stato che costituiscono un grosso investimento dei fondi pensione tedeschi, trasferendo indirettamente i soldi dai pensionati tedeschi ai PIGS, sia dal punto di vista morale, in quanto sarebbe visto un premio per i paesi meno “Virtuosi” ed attenti alla spesa pubblica. Non è un caso che fonti vicine alla Merkel abbiano parlato di “Grexit” , di uscita della Grecia dall’area Euro, nel caso di cambiamenti profondi nella politica economica greca. In Europa, allo stato attuale di vigliaccheria, non si muove foglia, o euro, senza che Berlino lo voglia.

In riguardo alla seconda domanda, ritengo che la misura in questione, per quanto di sollievo temporaneo, non risolverebbe i problemi di Atene.  Attualmente la paga interessi sul debito pubblico pari al 6,2 % del PIL, per cui la soluzione proposta porterebbe alla liberazione di risorse pari al 4,3% del PIL stesso, o , vedendolo diversamente, del 14 % delle entrate fiscali, che tornerebbero ad essere disponibili. Nello stesso tempo Syriza propone la completa cancellazione delle misure di austerità messe in atto dal 2010, misura di per se difficile, dato che le macchine del tempo non sono state ancora costruite, e che bloccherebbe una parte consistente di questi fondi in una nuova spesa pubblica improduttiva. Sicuramente nel breve tempo vi sarebbe una spinta positiva al PIL, dovuta alla maggiore spesa pubblica, ma, già nel breve periodo, questa si esaurirebbe nuovamente portando nuovamente a deficit eccessivi ed a nuove monetizzazioni.  Questo perchè il problema greco non è il debito pubblico o il servizio al debito stesso, che sino al 2001 era molto più oneroso, ma la scarsa competitività del sistema economico greco. Nella classifica della competitività redatta dal World Economic Forum la Grecia si trova al 91 posto su 148 paesi, una posizione non appropriata ad un paese europeo. La  Grecia ha bisogno di recuperare competitività, ed in tempi brevi: solo in questo modo potrà sostenere la propria spesa pubblica in modo equilibrato. Questa competitività può essere recuperata nel medio/lungo periodo con le riforme strutturali , ma nel breve periodo può essere raggiunta solo con una svalutazione competitiva della moneta di area, cioè con l’uscita della Grecia dall’Unione Europea, sia in modo definitivo, sia con l’utilizzo di una moneta complementare o interna.  Questa soluzione è però attualmente scartata dalla dirigenza di Syriza, anche se alcuni membri estremisti del partito ne parlano, e soprattutto non sarebbe accettata dalla pubblica opinione greca. Vedremo se, dopo un paio di secchi dinieghi tedeschi, anche i greci cambieranno idea.

 

 

 

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