Economia
Superato il vincolo del made in Ue per gli Iperammortamenti di Transizione 5.0

“Ottima notizia per le imprese italiane. Verrà superato con un intervento sulla norma primaria il vincolo del ‘Made in UE’ sull’iperammortamento del nuovo Piano Transizione 5.0, un paletto che rischiava di rappresentare un limite operativo troppo stringente per filiere consolidate e assetti commerciali. È passata la linea delle imprese sostenuta dal Ministro Urso per premiare gli investimenti produttivi, senza vincoli che avrebbero compresso il mercato. Il Governo Meloni ancora una volta mostra con i fatti massima attenzione a beneficio delle imprese e della competitività del sistema produttivo italiano”. è l’annuncio del deputato di Fratelli d’Italia Silvio Giovine.
La questione verte sul fatto che il Mef aveva inserito una clausola valida per i tre anni di validità della misura, che includeva una limitazione per gli investimenti in prodotti esclusivamente Made in Europe. Il mimit già ai primi di gennaio aveva fatto sapere che si stava lavorando per modificare questa clausola, che poteva essere assai limitante per le imprese che volevano investire in determinati macchinari tecnologici.
Il ministero delle Imprese e del Made in Italy il 7 gennaio aveva trasmesso al Mef la bozza di decreto attuativo sul funzionamento dell’Iperammortamento, ma i tecnici di Adolfo Urso erano già al lavoro a un passo ulteriore: l’obiettivo è quello di cambiare la misura e presentarla in Parlamento in uno dei prossimi provvedimenti economici. C’era già l’intenzione quindi allargare le maglie della normativa votata con la legge di bilancio a dicembre, che attualmente esclude i beni agevolabili dei produttori asiatici e americani (ad eccezione dei moduli fotovoltaici).
Nella bozza del decreto i tecnici del Mimit avevano cercato di limitare la portata della misura, specificando che il prodotto non debba essere «integralmente» prodotto in Europa, ma basta che abbia «subito l’ultima trasformazione sostanziale nel territorio dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo», ovvero Islanda Liechtenstein e Norvegia.
Per quanto riguarda beni come i software, invece, almeno il 50% del valore delle attività di sviluppo deve essere «riconducibile a soggetti operanti stabilmente» in Europa.
Ora ecco l’annuncio del viceministro del Mef, Maurizio Leo, perchè viene accolta la richiesta del Mimit e vengono trovate le risorse ( circa 1 miliardo di euro) necessarie per allargare le maglie, per coprire economicamente l’eliminazione del requisito di origine territoriale, che limita l’uso dell’incentivo solo all’acquisto di quei beni prodotti all’interno dell’Unione europea o di quegli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo (Norvegia, Islanda e Liechtenstein).
Ora come ha annunciato Leo non esisterebbero più limitazione territoriali per le imprese che vogliono sfruttare questa grande opportunità di investimento. Viene quindi allargato il campo rispetto a quanto avevano previsto dal Mimit, che per primi avevano fatto notare la incongruità di questo paletto, che rischiava di avere un effetto negativo su tutta la misura.
Nuovo Iperammortamento è una misura di agevolazione fiscale introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 che consente alle imprese di beneficiare di una maggiorazione del costo fiscalmente ammortizzabile dei beni strumentali tecnologicamente avanzati. In altre parole, a fronte di un investimento reale, l’azienda può dedurre dal reddito imponibile un valore più elevato rispetto al costo sostenuto, ottenendo un risparmio d’imposta distribuito negli anni attraverso quote maggiori di ammortamento.
Dopo diverse annualità in cui gli incentivi agli investimenti erano basati prevalentemente sul credito d’imposta Industria 4.0 e Transizione 5.0, dal 1° gennaio 2026 il legislatore ha scelto di tornare a uno strumento strutturale come l’iperammortamento, ritenuto più coerente con investimenti di medio-lungo periodo e con strategie industriali orientate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla transizione energetica.
Dal punto di vista operativo, l’iperammortamento non è un contributo diretto né un credito compensabile, ma un meccanismo fiscale che agisce sul reddito d’impresa: il valore del bene agevolato viene maggiorato solo ai fini fiscali, senza modificare il valore contabile iscritto in bilancio. Il beneficio si manifesta quindi nel tempo, riducendo l’imponibile IRES o IRPEF grazie a quote di ammortamento maggiorate.
La misura si rivolge alle imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, caratterizzati da elevato contenuto tecnologico, interconnessione ai sistemi aziendali, ed anche in beni finalizzati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo. L’obiettivo è incentivare investimenti che aumentino la competitività, l’efficienza produttiva e la sostenibilità delle aziende italiane.
Ora con questa importante novità che elimina anche le perplessità manifestate dal mondo delle imprese, la misura può dispiegare i suoi benefici effetti, come si era visto alla fine dello scorso anno, quando le risorse erano finite prima del tempo causa boom di richieste.









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