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SPECCHIO DELLE MIE BRAME

 

Che giudizio dare di Mozart? Per chi ama la grande musica la domanda è addirittura stupida. È come chiedere: “La Russia ha un territorio esteso?” Infatti si presume che si chieda un giudizio sul compositore. Ma Amadé, come lo chiamavano a volte, era anche un essere umano. E come tale aveva i suoi limiti. Beethoven, per rimanere nel campo dei musicisti, aveva un carattere tremendo. Wagner, pur essendo un grande, soffriva lo stesso di Grossenwahn, mania di grandezza. Ed era un vanesio insopportabile. Schumann morì pazzo. Dunque, che giudizio dare di Mozart? Un suo parente magari avrà detto: “È un caro ragazzo ma non ha molto buon senso ed è un pessimo amministratore”. Beethoven? “Sarà un genio ma non lo vorrei nemmeno come vicino di casa”. Ed è comprensibile: si è reso tanto insopportabile agli altri, o gli altri a lui, che ha cambiato casa innumerevoli volte, a Vienna. Se il giudizio non riguarda soltanto il “meglio” di una persona, l’ammirazione può risultarne ridimensionata.

 

Un esempio lo fornisce Bertrand Russell. Secondo la tradizione, la moglie di Socrate, Santippe, era una megera. Ma il grande inglese chiede: “Quante mogli sarebbero contente d’avere un marito che piuttosto che andare a lavorare passa il tempo in piazza, a parlare con il primo che incontra? E a ubriacarsi la sera con gli amici?” E dire che Socrate aveva in mano un mestiere d’oro. Se solo si fosse abbassato all’insegnamento, da sofista avrebbe portato a casa un mucchio di soldi.

 

La valutazione di un individuo si svolge secondo due registri: quello del “meglio che ha fatto”, e quello del “complesso di ciò che è”. Per il primo registro si salvano le celebrità, coloro che hanno fatto una grande carriera, coloro che hanno creato un impero economico (e noi stessi – ricordiamolo – non facciamo parte di questa élite); per il secondo registro, che riguarda la persona nella sua interezza, il giudizio è pressoché sconfortante. Vengono in mente dei detti che non consentono illusioni. Familiarity breeds contempt, la familiarità genera il disprezzo. Vor seinem Kammerdiener ist niemand gross, nessuno è un grand’uomo per il suo cameriere. E in italiano: “Nessuno ha di sé la cattiva opinione che ha di lui il suo migliore amico”. E infatti sono più numerosi coloro che hanno compiuto grandi imprese che coloro che sono stimatissimi dai familiari e dagli amici intimi.

 

Questo discorso conduce ad una triste conclusione. Se ognuno considera sé stesso con obiettività, cioè spietatamente, difficilmente sfuggirà al disprezzo. Quand’ero ragazzo, e studiavo pianoforte da circa tre anni, un amico mi rivelò d’un sol colpo quanto suonassi male. Mi fece notare che non tenevo conto delle indicazioni di aumento o diminuzione del volume sonoro, delle note staccate o legate, del pedale e dell’espressività. Insomma suonavo come una pianola. Qualcuno se la sarebbe presa col maestro di pianoforte, che quei difetti non me li aveva mai indicati, qualcun altro avrebbe tentato di migliorarsi, io provai un tale intenso, acre e irrimediabile disprezzo per me stesso che presto chiusi per sempre il pianoforte. Del resto, il colpo di grazia me lo diede il grande Alfred Cortot, suonando lo stesso notturno di Chopin che credevo di saper suonare.

 

La visione spietata della realtà, anche se è l’unica via per giungere alla verità, somiglia ad un’operazione chirurgica senza anestesia. Come afferma un detto inglese: I know many things more cruel than truth. But I can’t think of them; conosco molte cose più crudeli della verità. Ma non riesco a ricordarmele.

 

A tutto ciò si oppone un solo limite: la verità non deve necessariamente condurre alla condanna. In un’opera autobiografica Jean-Paul Sartre trattò così severamente sé stesso ragazzo che un critico gli ingiunse: “Ma Maestro, lo lasci in pace, povero figlio!” All’unica condizione che non siamo arroganti, tutti meritiamo il perdono per la nostra umanità. Viceversa l’arroganza, la supponenza, l’alta opinione di sé fanno inevitabilmente scattare il giudizio obiettivo: la condanna.

 

Se si parla del giudizio complessivo su una persona, soltanto chi riesce ad ispirare il rispetto di tutti, chi ha amicizie che durano decenni, e soprattutto chi ottiene l’amore, può vantarsi di un grande successo. Anche se è bene che non lo faccia: per non sollecitare quel giudizio obiettivo che, come sempre, risulterebbe molto meno positivo di quel che spera.

 

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

 

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