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Spagna: il PSOE si piega agli indipendentisti catalani. Amnistia e referendum in catalogna, pallottole al co-fondatore di Vox

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Il PSOE e Junts hanno raggiunto un accordo per facilitare l’investitura di Pedro Sánchez che garantisce anche la “stabilità della legislatura” purché si realizzino progressi negoziali fra le due parti. Il documento congiunto si sforza di limitare le differenze tra le due parti per aprire, su tale base, uno spazio di negoziazione in cui ci sarà un meccanismo di verifica internazionale, superando quindi la sovranità spagnola. In cui ” i limiti dell’autogoverno e quelli legati al riconoscimento nazionale della Catalogna” verranno affrontati come “contenuti da negoziare”, aprendo la strada a un’ulteriore devoluzione di poteri alla regione e perfino a un refendum iindipendentista.

L’accordo prevede la legge di amnistia “per garantire la piena normalità politica, istituzionale e sociale come requisito essenziale per affrontare le sfide dell’immediato futuro”. L’accordo chiarisce che questa legge includerà “sia i responsabili che i cittadini che, prima e dopo la consultazione del 2014 e il referendum del 2017, sono stati oggetto di decisioni o processi giudiziari legati a questi eventi”. Nella sua conferenza stampa da Bruxelles, Santos Cedán ha chiarito che coprirà il periodo dal 2012 ad oggi . Quindi gli eurodeputati di Junts in esilio a Bruxelles per aver organizzato il referendum catalano nel 2014potranno tornare a casa.

L’accordo prevede la creazione di commissioni d’inchiesta nel corso della prossima legislatura le cui conclusioni “saranno prese in considerazione nell’applicazione della legge sull’amnistia”. Il problema è che il PSOE si era impegnato a non concedere nessuna amnistia per i fatti del 2017, cioè per il referendum indipendentista, per cui la commissione non è altro che uno strumento per riuscire a salvare la faccia.

In questo forum negoziale  Junts proporrà di indire un referendum di autodeterminazione “sul futuro politico della Catalogna tutelato dall’articolo 92 della Costituzione”, mentre il PSOE sosterrà l’evolzuione del cammino di autonomia stabilito nel 2006. Però, dato che la presenza di Junts è necessaria per il governo, questa forza politica indipendentista catalana avrà buon gioco nello spingere verso un cammino indipendentista, nonostante la corte costituzionale spagnola abbia definito illegittime queste richieste in passato.

L’accordo, dicono le parti, aprirà “una nuova tappa e contribuirà a risolvere il conflitto storico sul futuro politico della Catalogna”. I partiti ritengono che “una parte importante della società catalana abbia realizzato negli ultimi anni una grande mobilitazione a favore dell’indipendenza”, periodo che chiamano una risposta alla sentenza della Corte Costituzionale del 2010, imputando a questo il ricorso punto del PP.

Il documento ricorda che questo Statuto mirava “al riconoscimento della Catalogna come nazione come soluzione ai limiti dell’autogoverno e ai deficit accumulati”. Alcune rivendicazioni alle quali attribuiscono “un profondo percorso storico e che hanno assunto forme diverse da quando i Decreti Nuovo Impianto hanno abolito le costituzioni e le istituzioni secolari della Catalogna”. Il PSOE sottoscrive cioè un documento che risale al 1714, nucleo fondamentale della mitologia indipendentista, e parte dal presupposto che da allora ” una parte rilevante della società catalana non si è più sentita identificata con il sistema politico vigente in Spagna”.

Le parti si concentrano sull’espressione delle loro “profonde divergenze” tra le parti. E sebbene i socialisti abbiano celebrato tutti i passi compiuti fino ad oggi, compresa la grazia, ora accettano che la questione centrale rimanga irrisolta. I partiti si dicono pronti ad “aprire una nuova fase” nella quale “si cercherà una soluzione politica e negoziata al conflitto”. Sulla base del risultato delle urne, PSOE e Junts si impegnano ad aprire un negoziato per cercare una serie di patti che “contribuiscano a risolvere il conflitto storico sul futuro politico della Catalogna”. Accordi che, già anticipano, “devono rispondere alle richieste della maggioranza del Parlamento della Catalogna”.

Si basa sul riconoscimento che PSOE e Junts fanno delle “loro profonde discrepanze” e sono consapevoli “della complessità e degli ostacoli del processo che si preparano a intraprendere”. Da un lato, Junts ritiene legittimi il risultato e il mandato del referendum del 1° ottobre, nonché la dichiarazione di indipendenza del 27 ottobre 2017. Dall’altro, il PSOE nega al referendum ogni legittimità e validità. e la dichiarazione, e mantiene il suo rifiuto di qualsiasi azione unilaterale. Ed è qui che entrambe le parti ritengono possibile “raggiungere accordi importanti senza rinunciare alle rispettive posizioni”. Però, nonostante questo si sono messi d’accordo per governare assieme.

Alla fine, per quanto riguarda il futuro della Catalogna , le due parti concordano soprattutto, o quasi esclusivamente, sul fatto di dare la colpa dei problemi di tre secoli di disaccordi al Partido Popular, che ora resta fuori dal governo pur essendo uscito vittorioso dalle ultime elezioni. Il PSOE è troppo innamorato del potere per poter comprendere i danni che un governo con gli indipendentisti di unts può dare alla Spagna. Nello stesso tempo Junts riesce a liberare la propria dirigenza da ogni accusa penale per il referendum indipendentista illegale del 2017 e ha la possibilità di proseguire con la propria propaganda. Un passo avanti verso l’implosione della Spagna.

Intanto però a Madrid sparano al co-fondatore di VOX, ed ex leader del Partido Popular in Catalogna oltre che ex vicepresidente del Parlamento Europeo, Alejo Vidal. Colpito al volto è ora gravissimo in ospedale, mentre l’attentatore è fuggito in moto. 

Una coincidenza che accada nel giorno in cui Junts e PSOE si accordano ?M Sicuramente si, ma ricordatevi di  cosa accadde dopo la morte violenta di José Calvo Sotelo.


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