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Spagna al voto il 29 novembre: Sánchez brucia i tempi per sfuggire agli scandali buttandosi sulla casa

Sánchez scioglie il Parlamento e fissa le elezioni al 29 novembre dopo la sconfitta sulla casa e l’esplosione dei processi giudiziari che assediano la sua cerchia.

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La Spagna precipita verso elezioni anticipate. Pedro Sánchez ha sciolto le Cortes e fissato la chiamata alle urne per domenica 29 novembre. Con una manovra disperata e fulminea, il Primo Ministro socialista tenta di trasformare una pesante sconfitta parlamentare in un plebiscito personale, mentre il cerchio della magistratura si stringe inesorabilmente attorno alla sua famiglia e ai vertici del suo partito.

Non c’è alcuna generosità istituzionale dietro questa mossa. La maggioranza di governo si è sbriciolata venerdì scorso, quando i secessionisti catalani di Junts hanno unito i propri voti a quelli del Partido Popular e di Vox, affossando i due decreti legge sull’emergenza abitativa varati appena tre giorni prima dall’esecutivo.

Il pretesto sociale: la casa come arma elettorale

Il governo aveva confezionato quei provvedimenti sull’onda emotiva sollevata dallo sfratto di Maricarmen, un’anziana di 87 anni cacciata dalla sua casa di Madrid dopo oltre settant’anni di locazione. Un dramma umano che ha portato migliaia di cittadini in piazza contro il rincaro incontrollato degli affitti.

Sánchez non rinuncerà a quei decreti, anzi: ha già fatto sapere che li riapproverà subito in Consiglio dei Ministri. Vuole spingere lo scontro politico al massimo, alimentando la dicotomia destra/sinistra.  L’obiettivo politico è limpido:

  • Polarizzare lo scontro tra “palazzinari protetti dalla destra” e “popolo progressista”.
  • Nascondere il totale fallimento delle politiche abitative degli ultimi otto anni, durante i quali i canoni di locazione sono schizzati a livelli insostenibili.
  • Costringere l’elettorato di sinistra a una mobilitazione d’urgenza per evitare la vittoria del blocco conservatore, anche al costo di cancellare i partiti a lui alternativi, come Sumar e Podemos.

Dal punto di vista dell’economia reale, il blocco forzoso dei canoni e l’irrigidimento delle procedure di sfratto producono l’esatto contrario di quanto promesso: i proprietari ritirano gli immobili dal mercato a lungo termine, riducendo l’offerta aggregata e spingendo verso l’alto i prezzi reali per chi cerca un tetto. Invece di stimolare la costruzione di alloggi a canone calmierato tramite incentivi agli investimenti, Moncloa preferisce la scorciatoia demagogica del calmiere burocratico.

Cosa spera di contenere e ottenere Sánchez

Per Sánchez si tratta di una corsa contro il tempo. Il premier spera di ottenere due risultati immediati:

  1. Anticipare lo schianto giudiziario: chiudere la partita elettorale prima che si aprano le udienze pubbliche che vedono coinvolti la moglie Begoña Gómez e i vertici socialisti.
  2. Scaricare sui mercati la colpa del blocco: dipingere il Parlamento come un’assemblea ostruzionista incapace di approvare perfino la Legge di Bilancio, presentandosi come l’unico baluardo di stabilità. Una mossa che, nel nome del salvataggio del partito, getta però un’ombra su tutta la democrazia.

A Palazzo Moncloa sanno bene che attendere la scadenza naturale del mandato nel 2027 avrebbe significato un logoramento mortale. Mancano solo 54 giorni alle urne: meno tempo c’è per fare campagna elettorale, minori sono le possibilità che nuovi scandali travolgano il comitato elettorale del PSOE.

Fronte criticoSituazione per SánchezRipercussione pratica
Begoña GómezRinviata a giudizio con giuria popolareDanno d’immagine irreparabile a livello internazionale
David SánchezCondannato a Badajoz per abuso d’ufficioAttacco frontale alla credibilità morale del premier
Finanziamento PSOEIndagine all’Audiencia Nacional (caso Aldama)Sospetto di fondi neri veicolati tramite fondazioni
Crisi abitativaDecreti bocciati da Junts, PP e VoxMercato degli affitti congelato e crollo dell’offerta
Confine di CeutaIndagine giudiziaria sull’invasione di luglioAccuse di omissione di soccorso e negligenza grave

L’assedio dei tribunali: il vero motivo della fuga in avanti

Il quadro giudiziario è devastante. La moglie del premier, Begoña Gómez, siederà sul banco degli imputati davanti a una giuria popolare per traffico di influenze e corruzione. Il fratello David è già stato condannato dal Tribunale di Badajoz. Come se non bastasse, l’ex presidente José Luis Rodríguez Zapatero è formalmente indagato per traffico di influenze nel controverso salvataggio statale della compagnia aerea Plus Ultra.

A ciò si aggiunge l’inchiesta condotta dal giudice Ismael Moreno sui pagamenti in contanti effettuati dal partito tra il 2017 e il 2024, con l’ombra di fondi neri transitati attraverso fondazioni fantasma.

Sul versante dell’ordine pubblico, la magistratura indaga sulla gestione governativa durante la crisi di Ceuta della scorsa estate, quando un flusso di decine di migliaia di ingressi irregolari ha travolto l’enclave spagnola senza una reazione tempestiva delle autorità statali.

Perché Abascal mette in guardia dal voto postale

Mentre il Partido Popular si prepara alla contesa, il leader di Vox, Santiago Abascal, ha subito gelato gli entusiasmi: “Non mi fido affatto di Sánchez”. Abascal ha invitato i propri elettori a recarsi fisicamente ai seggi il 29 novembre, evitando il voto per corrispondenza.

La diffidenza affonda le radici nella recente decisione della Corte Suprema, che ha sospeso cautelarmente il registro elettorale estero creato dalla cosiddetta “legge sui nipoti”.

Il provvedimento, varato sotto l’egida di Sofía Puente (sorella del ministro dei Trasporti Óscar Puente), allargava in modo opaco la concessione della cittadinanza ai discendenti residenti all’estero. I giudici hanno ravvisato un pericolo concreto per la regolarità delle urne. Per la destra, affidarsi al voto postale in questo frangente presenta falle nella catena di controllo che potrebbero alterare i seggi chiave.

Un Paese fermo e senza bilancio

La Spagna arriva al 29 novembre in una condizione di paralisi economica e istituzionale. Il governo non è riuscito a varare una Finanziaria, tirando avanti a colpi di proroghe ed esborsi frammentari.

In un contesto europeo segnato dal ritorno delle regole di bilancio e dalla necessità di programmare la spesa pubblica per sostenere la domanda interna e i redditi reali, Madrid si ritrova priva di timone.

Se la scommessa azzardata di Sánchez fallirà, la Spagna scoprirà presto il conto salato lasciato da anni di equilibrismi parlamentari pagati a caro prezzo.

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