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SOSTENIBILITA’ E PROPONIBILITA’ DEI 5 SCENARI CHE SI DELINEERANNO IN EUROPA NEL BIENNIO 2019-2020 di Nino Galloni.

 

1.INVARIANZA DELLA SITUAZIONE ATTUALE.

Tale prima ipotesi conduce alla insostenibilita’ sociale assoluta ed alla insostenibilità finanziariarelativa

La insostenibilità sociale dipende dall’architetturadell’euro ; esso, infatti , é stato introdotto per un modello economico prevalentemente – se non esclusivamenteorientato alla ricerca di competitività. Ma quest’ultima è stata perseguita per ottenere le conseguenze di essa : vale a dire la deflazione salariale e la compressione della domandainterna, cioé minore e peggioreoccupazione (precarizzazione).

Se si fosse voluta una maggiore competitività dei mercati , infatti , si sarebbe dovuti partire dalla convergenza tributaria, non dalla moneta unica.

Nel progetto apparente dell’euro e della Unione, l’obiettivo di ciascun Paese sarebbe stato quello di far aumentare le esportazioni, anche a costo di sacrificare i salari e l’occupazione, vale a dire la domanda interna.

Ma le esportazioni di un Paese sono le importazionidi un altro ; quindi, il modello scelto presupponel’esistenza di squilibrio nella bilancia commerciale che spinge sia all’aumento della remunerazione delcapitale finanziario (per attirare capitali dall’esteroonde riallineare la bilancia dei pagamenti), sia a perseverare nella deflazione salariale e occupazionale.

In questo modo si ottiene un duplice effetto negativosui conti pubblici dovuto all’aumento dei tassi di interesse sul debito pubblico da una parte e all’esigenza di aggravare la pressione fiscale sui cetimeno abbienti e più numerosi, già provati dalla deflazione.

La società, dunque, si divide tra una maggioranza chesi impoverisce sempre più per effetto delladeflazione, dell’aumento del carico tributario e delpeggioramento dei servizi pubblici – da una parte – ed una minoranza che puoscaricare sulla clientela i maggiori oneri compresi gli stessi incrementi di tasse.

Non deve stupire, quindi, se tale maggioranza cerchidi esprimere, nei vari modi possibili (dalle elezionialle proteste di piazza alla prospettiva delladisobbedienza civile) il proprio disagio.

Dentro l’attuale cornice dell’euro e dell’Unione, loscenario sociale puoesser definito solo come insostenibile in maniera assoluta.

Sul fronte finanziario, benché i dati disponibili sianopiù che allarmanti, il sistema internazionale appareancora in grado di resistere.

Cioaccade perché le risorse monetarie producibilidalle Banche Centrali per gestire le incredibilitossicità debitorie create dai grandissimi intermediari,non hanno limiti : é sempre possibile collateralizzareun titolo, magari allungandone la scadenza, se la Banca Centrale lo accetta a garanzia in cambio di moneta a corso legale e a « costo zero ».

Tale capitalismo ultrafinanziario ha superato la scarsità dei mezzi di pagamento ; e la sua sostenibilità (relativa) si basa sul fatto che la immensa liquidità non arriva all’economia reale. Il credito bancario all’economia reale, infatti, é bloccato dalle regole vigenti e gli operatori si arrangiano con metodi alternativi ; detto credito, tuttavia, sempre per le regole vigenti, é ampiamentedisponibile per le operazioni speculative e la giostracontinua.

Essa sarà fermata : da un cambiamento delle regoleimposto dalla politica ; dalla applicazione alle grandi banche dei test vigenti in concomitanza di un restrigimento della disponibilità di liquidi illimitati da parte delle Banche Centrali (ad esempio, l’allineamento della BCE sui comportamento più restrittivo della FED, atteso nella seconda parte del2019, se Trump non la spunterà con la FED, se la Germania manterrà le posizioni previste quando saràalla guida della BCE).

Tornando alla insostenibilità sociale, essa saràconfermata dai necessarissimi – ma mancatisuperamenti del paradigma capitalistico e di quellodella scarsità.

Nei comparti produttivi ad elevata redditività, infatti, la domanda di lavoro è decrescente (sempre menoaddetti garantiranno i beni materiali ed i servizi ad alto valore aggiunto di cui abbiamo bisogno) ; l’aumento dei profitti sarà consistente, ma inferioreall’effetto di riduzione del PIL dovuto al calo occupazionale dove le retribuzioni possono essere più elevate e sarà anche inferiore alla necessità di investimenti tecnologici. La soluzione, almenoparziale, sarebbe la riduzione di orario di lavoro a parità di salario, ma gli stessi percettori di profitti vi si oppongono perché ne percepiscono solo l’effettoreditributivo a loro avverso. Non ne percepiscononeanche l’effetto di insostenibilità sull’economiacomplessiva, sicché si puoconsiderare storicamenteesaurita la spinta sociale del capitalismo stesso.

Quindi, crescono solo i profitti, non l’occupazione, non il PIL, non la convenienza ad investire nellatecnolgia perché la massa di essi cresce in assoluto e all’interno del valore aggiunto o PIL, ma decresce in rapporto alla massa degli investimenti : ciovuol dire che, presto, lo Stato dovrà riprendere a fareinvestimenti non solo « strategici » ma anche industriali.

Invece, nei comparti dove l’occupazione devecrescere (servizi di cura delle persone, dell’ambiente, del patrimonio esistente) il paradigma capitalisticonon puoessere applicato perché il fatturato chedipende dal reddito disponibile dei cittadinié inferiore al costo (il lavoro necessario, appunto).

Che fare, dunque?

2.I MEMBRI DELL’UNIONE EUROPEA SI METTONO D’ACCORDO PER RIFORMARE LE REGOLE OVVERO ABBANDONARE L’EURO.

Scenario molto teorico, visti gli interessi di chi ha continuato a prosperare alle spalle degli altriconsociati. Ma, almeno, allettante se si dovesseraggiungere consapevolezza di un modelloeconomico sostenibile, vale a dire caratterizzato dal comune obiettivo di sostituire importazioni ovverofavorire le economie locali restituendo alla crescitadella domanda interna il suo fondamentale ruolo di traino.

Le elezioni europee di fine maggio 2019 ci dirannoqualcosa al proposito…ma, per ora, tale scenario appare il più improbabile.

3.ESPLOSIONE OVVERO IMPLOSIONE DEL SISTEMA DELL’EURO.

Meno improbabile appare tale terzo scenario, soprattutto alla luce dell’analisi iniziale; in tale casooccorre dotarsi o, meglio, essersi dotatitempestivamente di un “Piano B”in grado di relizzarein tempi e modi accettabili un ritorno improvviso alla valuta nazionale.

4.GRANDE PAESE CHE LASCIA.

Premesso che l’abbandono di Italia, Francia o Germania porterebbe quasi sicuramente al crollodell’euro, tale ipotesi, oggi, sembrerebbe più probabile per quest’ultima. Infatti, la Germania ha già capitalizzato tutti i vantaggi della situazione e, adesso, avrebbe più ragioni di guardare verso la Russia, soprattutto se l’Unione Europea dovessecontinuare a manifestare una scarsa indipendenzainternazionale dagli USA.

Ma gli USA vorrebbero uno sfaldamento della UE ? O, piuttosto, temono un allargamento dell’Europa – ma non certo di questa UE – alla Russia ?

5.UNA SOLUZIONE PARALLELA.

Sebbene un qualsiasi tipo di abbandono dell’euro non ponga più problemi di quanti ne risolverebbe (purché, ad esempio, nel caso italiano, si tornasse almeno alla situazione precedente il 1981, non certo a quella del2001), prevale, nell’opinione pubblica, il disagio per un programma di immediato e diretto ritorno alla valuta nazionale.

Vi sono, invece, molte buone ragioni per proporreuna soluzione più pratica e di facile applicazione : vale  a dire l’introduzione di una valuta parallelastatale, a sola circolazione nazionale, non convertibile, ma a corso legale, con cui sarebbepossile, soprattutto, pagare le tasse ; essa non é contemplata e, quindi, nemmeno proibita, dal Trattatodi Lisbona dove si parla, appunto, di banconote e non di statonote. La competenza sottratta alle banche nazionali per essere attribuita alla BCE, infatti, riguarda la sola « moneta a debito », non la sovranitàmonetaria dello Stato che puoessere o non essereesercitata per sola volontà amministrativo-politicainterna.

Il vantaggio di tale soluzione é che un’immissione di tali mezzi di pagamento per una percentualemoderata del PIL (non superiore al 3 % di essoperchè il resto sarebbe credito bancario) avrebbe il duplice vantaggio di consentire spese pubblichenecessarie (come le assunzioni nella pubblicaamministrazione) senza aggravare disavanzi o debito : infatti tali risorse – a costo zero avrebberolo stesso segno algebrico delle tasse e si sommerebbero ad esse controbilanciando il livellodella spesa.

6.CONCLUSIONI.

Atteso che l’intera impalcatura dell’Unione risulta in crisi – come evidenziano anche le tensioni tra Italia e Francia dall’ »affaire Gheddafi » ai Gilet Giallipersino di più del capitalismo ultrafinanziariointernazionale (considerate le luci dei Paesiemergenti come Cina, India, ecc.) : bisognerebbecercare convergenza su un « programma minimo » non massimo (come le parole d’ordine giuste ma divisive « fuori dall’Unione, fuori dall’euro ») . Esso può trovare il primo e fondamentale elemento di coagulo nel superamento del paradigma capitalistico(in crisi) della scarsità attraverso la introduzione di una valuta parallela, a corso legale solo nazionale, non convertibile, capace di fornire mezzi ad unaspesa pubblica – per occupazione ed investimentinecessarisenza creare ulteriore debito.

Nono Galloni


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