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SINDLOME CINESE

Il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, vorrebbe strozzare quei capitalisti, ultraliberisti della multinazionale yankee Embraco i quali (dopo aver succhiato i sussidi pubblici per anni)  trasferiscono baracca e burattini (anzi, solo la baracca, i burattini li licenziano) nell’ameno paesino slovacco di Spišská Nová Ves, nella regione di Košice dove – si dice – il cielo è splendente, l’aria eccellente e il costo del lavoro scadente. Ma Calenda non si capacita, non capisce come sia potuto accadere in un Paese dove da anni governa il PD. Finché un suo collaboratore di quelli bravi, uno stagista con otto lauree e quasi madrelingua cinese gli dice: “Capo, conosco la persona giusta!”. Calenda si accende all’istante: “Conosci un’altra multinazionale da attrarre nel nostro Paese per rilanciare la crescita? Dov’è, dov’è?”. Il giovane nerd, astuto e poliglotta, ammicca: “Ma no capo! Conosco un cinese”. “Un cinese?,” mugugna Calenda, “e che me ne faccio di un cinese?”. Allora il genio precario sussurra: “Se lei vuole capire come va il mondo, deve andare dove tutto è cominciato: in Cina. Io ci sono stato e ho conosciuto un saggio e l’ho portato da lei. È in saletta d’attesa”. “Davvero?,” si rianima il Ministro, “e allora fallo entrare, che aspetti, io devo capire, capire, capire. Altrimenti vado davvero dalla Commissaria Verstagen e denuncio la Slovacchia per indebiti aiuti di stato”. In men che non si dica si materializza un omino con gli occhi a mandorla e il piglio sveglio che si piazza – le mani occultate sotto gli ampi manicotti di seta –  davanti a Calenda e dice: “Mi ha convocato, Onolevole?”. “Certo,” ribatte il ministro, “lei che è un saggio cinese mi spieghi cosa sta succedendo in quello che dovrebbe essere il paradiso della libertà e della competitività e del benessere dei futuri Stati Uniti d’Europa. Perché gli americani ci disprezzano, perché non ci vogliono più bene?”. E singhiozza, sconsolato.  Il saggio lo rincuora subito: “È molto semplice, calo ministlo. Avete desidelato la bicicletta e adesso pedalate”. Calenda sbianca: “Che diavolo dici, saggio?”. “Mio calo, venelabile ministlo, voi avete voluto competizione al libasso: pagale meno gli opelai e attilale così investitoli intelnazionali”. Negli occhi cisposi del ministro  balugina un lucignolo di comprensione: “Continua, vecchio saggio”. “Vedi, lodevole ministlo, le aziende stlaniele lagionano più o meo così:  se tu fai lolo pagale i lavolatoli come dici tu, lolo lavolano dove vogliono lolo, se tu fai lolo pagale i lavolatoli come dicono lolo, lolo lavolano dove dici tu!”. Calenda lancia un’occhiata speranzosa al suo attendente: “Sì, sì, comincio davvero a comprendere. Tutto ha più senso, adesso”. Il sapiente vegliardo squaderna i suoi denti candidi come una terrina di riso: “La mente è come un’omblella. Non funziona se non la apli!”. Il Ministro, allora, si sprofonda in un inchino e invita il consigliere alla festa post elettorale del partito perché Renzi ha già detto che, con la vittoria del PD, tutto cambierà per il meglio. Ma il saggio non lo lascia finire: “Se quello clede che qualcosa cambielà con le elezioni, il ploblema non è più la multinazionale Emblaco, ma il tuo capo che è ubliaco”.

Francesco Carraro

www.avvocatocarraro.it

 

 

 

 

 


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