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Secondo il Telegraph Berlusconi è stato fatto decadere dall’Europa perché voleva uscire dall’Euro (fonte: L. Bini Smaghi, ex BCE)

Quasi non ci credevo quando ho aperto il sito. Il Telegraph, rinomato giornale conservatore britannico, ha riportato ieri sera un articolo in cui viene analizzato il libro di Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del CdA della Banca Centrale Europea (libro intitolato “Morire di Austerità”), in cui si riporta che Silvio Berlusconi sarebbe stato fatto cadere da non ben precisati mandanti Europei proprio per evitare il collasso dell’Euro in quanto il Premier avrebbe ventilato a partners europei l’intenzione dell’Italia di uscire dalla moneta unica nell’autunno/inverno 2011.

Italy floated plans to leave euro in 2011, says ECB insider – Telegraph Blogs

 

Scorrendo la notizia effettivamente lo spunto proposto sembra credibile, ma vista la portata dello scoop è secondo me necessario andare a verificare bene la fonte, ossia il libro, documento per altro citato in più riprese con riferimenti in Italiano ed addirittura virgolettati.

Se questo fosse vero sarebbe gravissimo, addirittura tragico. Certamente pericolosissimo per l’Italia. O meglio, significherebbe l’inizio di una contesa che da economica potrebbe rischiare di sfociare in qualcosa di peggio.

E qui bisogna fermarsi nei commenti, la notizia è troppo fresca e bisogna vedere come la riporteranno le agenzie di stampa nazionali e come reagirà l’opinione pubblica – sempre che esista in italia -. Per coerenza è bene ricordare come certamente la fonte citata – Lorenzo Bini Smaghi, ex CdA della BCE ed ora al timone di SNAM – sia fonte autorevole e credibile. Forse è anche utile ricordare, al fine di ben interpretare i rapporti di forza tra i membri italiani in seno alle istituzioni europee, come il mondo Banca d’Italia, Draghi in testa, sia diciamo in non idilliaci rapporti con l’entourage montiano, addirittura Monti e Draghi sembra che nutrano profonda antipatia reciproca (sarebbe oltremodo interessante conoscerne le ragioni, capaci sono certi politici o pseudopolitici di affossare un paese solo perchè non vanno d’accordo col collega, …). Parallelamente, l’uscita del Telegraph, giornale britannico di stampo conservatore, presenti un timing impressionante, alla vigilia delle elezioni in Germania. Certamente queste sono considerazioni utili, ma la sostanza – se confermata – resta degna di grande risalto (e proprio per questo non mi stupirei che passasse in sordina in Italia).

Se mi posso permettere un commento, certamente fa pensare che l’austerity sia sostenuta con forza dallo stesso paese che ha avuto e continua ad avere i maggiori vantaggi dall’Euro, ossia la Germania (nota iv). Ed è un dato di fatto che in tale contesto storico, fine 2011, i due Paesi egemoni in Europa, Germania e Francia (con Sarkozy), fossero perfettamente allineati.

Come ben sapete chi scrive ritiene che non sia possibile che non ci sia un disegno dietro tanta e tale austerity imposta ai Paesi dell’Europa periferica ed all’Italia, in precedenti interventi si sono spiegate le ragioni per cui chi scrive pensi che tanta austerità sia ingiustificata ed anzi controproducente (nota i). Ma mai si sarebbe pensato di poter arrivare a considerare un piano per ribaltare un governo democratico di un Paese partner per il fine di perpetuare i vantaggi economici dell’euro a favore del centro Europa. In ogni caso la notizia sopra riportata contestualizzerebbe in termini molto ben definiti e perfettamente accettabili il dubbio che più di qualcuno ha avuto, ossia provvedendo a costruire le fondamenta e le basi teoriche fino ad oggi inesistenti delle interpretazioni più pessimistiche dell’azione di Mario Monti in veste di primo ministro (nota i). E tutto questo, si noti bene, riconoscendo le molte ed innegabili colpe dell’ex primo ministro Silvio Berlusconi, a partire dal non avere cambiato il Paese democraticamente pur avendone avuto l’opportunità.

Per altro la notizia di cui sopra viene pubblicata nel giorno in cui il Gruppo Riva, il più grande produttore di acciaio italiano e di cui fa parte lo stabilimento di produzione più grande d’Europa – l’Ilva di Taranto – licenzia 1’500 operai fermando la produzione in tutti i siti italiani a causa del blocco della liquidità derivante dal sequestro preventivo dei conti correnti del Gruppo da parte della procura di Taranto (atto della magistratura che molti ritengono eccessivamente repressivo se non addirittura persecutorio, fonte Federacciai). Fa specie ricordare che l’inizio del calvario Ilva ha una data, ossia il novembre 2011, data coincidente con l’apice dell’eccesso di produzione di acciaio in Europa, le cui vittime principali erano ai tempi proprio i produttori tedeschi (nota ii). Certamente una casualità, ma che fa pensare.

Anzi, andando a vedere meglio sembra che il procuratore capo di Taranto, ossia la procura che ha scatenato l’inchiesta, dr. Giuseppe Vignola, sia stato nominato nell’estate del 2011, certamente una data che fa pensare ad un’altra bella coincidenza visto che tre mesi dopo si scatenò l’infermo a Taranto. Ben inteso, tutto questo è solo un pensiero laterale, e non si mette in dubbio la correttezza dell’azione dei giudici (era ora, dopo almeno vent’anni di silenzio assoluto di istituzioni e magistratura su morti ed inquinamento, era davvero ora! Proprio ora….).

Stay tuned

 

L’appetito vien mangiando e quindi è un peccato fermarsi, anche se l’articolo sarebbe tecnicamente terminato.

Dunque, chi vuole può fermarsi qui. Oltre proveremo a divagare un po’, lasciando libero il cervello di fare qualche pensata veramente laterale. Dunque, l’italia aveva un grande alleato strategico, garante dei flussi energetici alla Penisola, la Libia. Bene, l’attacco al rais partì all’inizio del 2011. Gheddafi era un alleato che non poteva essere scardinato, essendo per altro grande amico di Silvio Berlusconi o almeno così si dice (e c’è da crederci, bunga bunga dixit). Partner intervenuto più volte a supportare l’economia italiana, Fiat negli anni ’70, più recentemente la Juventus nel post Agnelli, poi l’investimento in Unicredit… Certamente la caduta del Rais dell’ottobre 2011  è stato un colpo per l’italia, la quale si è trovata a dover rinegoziare i propri impegni energetici con il paese confinante , oltre a vedere aperta la strada della Libia ad aziende straniere che prima non osavano nemmeno avvicinarsi. Successivamente alla caduta del rais libico si scatena la guerra al rais italiano, novembre 2011. Anche qui la consequenzialità è impressionante.

Se poi si analizza bene la situazione, l’attacco alla Libia è stato fomentato da uno dei partners europei, la Francia, che ha anche partecipato attivamente all’intervento Nato nel paese nordafricano. Insomma i soggetti (europei) coinvolti sono sempre gli stessi.

 

La verità di tutto questo grande pasticcio è forse molto più semplice di quanto possa apparire. In un contesto di crisi economica epocale che faticherà lustri a risolversi in modo pacifico, gli ex poteri coloniali che fino a qualche decennio fa potevano accedere alle risorse a basso prezzo dei propri possedimenti oltre confine ora devono trovare delle alternative in quanto le ex colonie nella maggior parte dei casi non sono più accessibili. Questo in ambito europeo vale soprattutto per la Francia e per l’Inghilterra. L’altro dominus continentale, la Germania, che le colonie le ha perse dopo ben due tentativi di guerra mondiale, e dopo essere stato messo in riga dal resto del mondo 70 anni or sono, è oggi a cavallo della tigre europea potendo sfruttare gli immensi vantaggi derivanti dalla partecipazione all’euro, clone del marco ma artificialmente svalutato. Ossia, è interessata solo a mantenere lo status quo dell’euro, possibilmente evitando soluzioni di continuità rispetto ad una situazione economicamente idilliaca che ha portato la Germania ad avere oggi tanto potere quanto ne ebbe l’ultima volta all’atto della conquista di Parigi negli anni quaranta. In ultimo gli USA, anch’essi in crisi, i quali non possono permettersi di perdere l’ultimo baluardo reale del loro predominio economico – quello militare permane intatto -, ossia la possibilità di battere moneta di carta con cui comprare beni reali dal resto del mondo. E tale predominio deve necessariamente passare dal contenere chi potenzialmente è più ricco e con più risorse (e che potrebbe – come ha fatto – richiedere il pagamento del petrolio in rubli – nota iii), ossia la Russia. In questo contesto l’amico europeo del rais russo non è solo un ostacolo, ma addirittura un amico del tuo nemico. Ne consegue che il contenimento ci si attende arrivi dalla Europa tedesca, ossia forgiando l’Europa con l’unica mentalità in grado di pragmaticamente intimorire l’ingombrante vicino russo (l’ultima volta il mondo anglosassone fece un po’ di confusione e dunque arrivò il patto Ribbentrop – Molotov che proprio contenimento non era, vedremo questa volta che succederà).

 

E quindi la storia è scritta, con buona pace degli illusi italioti che ancora pensano che dalla crisi dell’euro l’Italia possa uscirne senza mettere a repentaglio gran parte del benessere nazionale. A favore dei nostri partners, almeno qualcuno in Europa potrà dire di averci guadagnato ….

 

Mitt Dolcino

 

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Riferimenti e note:

i  https://scenarieconomici.it/diciamola-tutta-mario-monti-ha-fatto-un-disastro-ecco-perche/

ii  La crisi frena l’acciaio europeo, Sissi Bellomo, 21 settembre 2011, Il Sole 24 Ore

iii  Russia, China to Promote Ruble, Yuan Use in Trade (Update2), By Lyubov Pronina and Alex Nicholson – June 17, 2009 10:26 EDT, www.Bloomberg.com, 

iv Chi scrive ammette per altro di essere tendenzialmente contro l’euro attuale, in quanto strumento che se non modificato nella sostanza determinerà inevitabilmente un molto rilevante impoverimento delle regioni periferiche ed un parallelo vantaggio economico principalmente per la Germania, ritenendo che un perdurare dell’austerity non farà che peggiorare la situazione italiana riducendo i consumi (bisognerebbe fare l’opposto, fare deficit per fare crescita, ma le oggi ferree leggi europee – non furono così ferree nel 2003 a richiesta tedesca – non lo permettono). Chiaramente ciò non toglie assolutamente che i paesi con un eccesso di debito non debbano tagliare le spese improduttive e ridurre gli sprechi – e questo è inaccettabile che non venga fatto dal Governo Letta, memento la storia infinita dell’abolizione delle provincie – ma la sostanza di dove porterà l’euro se non modificato nella sostanza deve essere ben chiara a tutti, alla vigilia dell’applicazione degli stringenti parametri del fiscal compact (che tendenzialmente ridurranno ulteriormente i consumi via incremento dell’austerity finalizzata al pagamento del debito).

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