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LA SECESSIONE

 

Una tentazione comprensibile, ma da respingere

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Racconta Fedro che Giove ci mise addosso due bisacce: quella piena dei vizi altrui, che ci pende dinanzi al petto, e quella piena dei nostri difetti, che ci sta dietro le spalle e non possiamo vedere. Ciò fa sì che inevitabilmente – e si direbbe incolpevolmente – il nostro giudizio sia squilibrato. Conosciamo fino alla feccia quanto ci costa il bene che facciamo agli altri, o ciò che tolleriamo da loro, e sottovalutiamo quanto costa agli altri ciò che di positivo essi fanno per noi. Come se non bastasse, la cosa si verifica anche nel caso di uno scambio perfettamente alla pari: infatti spesso ognuno soffre più del male che gli è stato fatto di quanto non goda del bene ricevuto. Sicché ambedue le parti hanno l’impressione di avere concluso il bilancio in perdita. È questo che rende così aspri i divorzi.

Ciò che avviene nei rapporti fra gli individui avviene anche fra le diverse regioni di un Paese: tutte si lamentano di avere dato di più di quanto hanno ricevuto, e quando non possono negare di essere stata privilegiate – è il caso delle regioni a statuto speciale – si lamentano ancora di non essere state sostenute a sufficienza. Per qualche ragione morale che sono pronte ad esporvi. Ciò fa sì che non raramente le regioni più ricche (la Catalogna, il Veneto) comincino a sognare l’indipendenza. Si chiede la Lombardia: quanto staremmo meglio, se tutte le tasse che paghiamo rimanessero qui, invece di andare a beneficiare i fannulloni del sud? Sorprendentemente, a volte questa voglia di indipendenza si manifesta anche in regioni povere, come la Sicilia o la Scozia. Esse accoppiano ad un grande orgoglio una mediocre capacità produttiva, sicché ne ricavano un’inguaribile frustrazione che credono di poter curare con una propria bandiera.

La prima cosa da dire è che ragionamenti come quelli della Lombardia sono perfettamente giustificati. Soccorrere chi è meno ricco non è un principio di economia, è un supposto “dovere morale” invocato a gran voce da chi può beneficiarne. Il povero ha spesso la tracotanza di definire “dovere” la generosità altrui e “diritto” la propria speranza di ricevere la carità.  E tuttavia i progetti di secessione sono la maggior parte delle volte sbagliati.

L’indipendenza è una parola ambigua. Essa copre fenomeni molto distanti, fra loro. Si va dall’indipendenza di Andorra, che una città come Saragozza potrebbe annettersi inviando soltanto i vigili urbani, all’indipendenza della Cina o degli Stati Uniti. In generale, essa può dipendere o dalle grandi capacità di autodifesa di una data nazione, o dal fatto che questa ha grandi alleati (non per caso noi abbiamo da decenni la Nato), o infine dal fatto che non è appetibile: ed è la ragione per la quale i romani non conquistarono la Scozia. Purtroppo, solo la prima è una vera indipendenza. Le alleanze possono cambiare, gli impegni di difesa comune possono non essere onorati, e soprattutto, in caso di notevoli conflitti, molte indipendenze svaniscono come neve al sole. Se ci fosse una guerra che coinvolgesse il Mediterraneo, sarebbe una corsa a chi arriva ad accaparrarsi per primo la base di Malta. La Valletta che possibilità avrebbe, di difendersi?

Dal momento che l’Europa non vive una guerra da quasi settant’anni, nel Continente ci si è fatta l’idea che non ve ne saranno mai più. E ciò è stupido. Questa lunga pace è un miracolo e speriamo che duri, ma credere che possa essere eterna è una pura illusione. Anche la Pax Romana, che sembrava non dover mai avere fine, una fine l’ebbe. E rovinosa.

Quando si arriva alle prove di forza, i piccoli sono i primi a pagare. Se nel 1939 l’Austria fosse stata ancora l’Impero Austro-Ungarico, Hitler non si sarebbe annessi con tanta facilità i Sudeti, e poi la Cecoslovacchia, e poi la stessa Austria. Si sarebbe trovato di fronte un tale avversario da farlo esitare. Ecco perché la secessione è spesso una cattiva idea. Essa tiene conto della situazione di pace e non di quelle in cui impera la nuda forza.

Tutti i programmi di secessione andrebbero benissimo se la natura umana fosse cambiata. Se non avessimo più, nel dna, l’aggressività, l’avidità, l’egoismo e la stupidità. Gli ebrei, in Germania, erano cittadini come gli altri da ogni punto di vista, salvo la religione, e tuttavia, proprio perché disarmati, furono sterminati a milioni. Anche gli israeliani sono uomini come gli altri, ma hanno imparato la lezione ed oggi affermano che “la caccia all’ebreo non è più gratis”. Ecco perché è più indipendente Israele di quanto sia la stessa Italia. E figuriamoci il Veneto.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

23 marzo 2014

 

 

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