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Se la FED avesse segnalato che l’aumento dei tassi si fermerà presto?

 

Una delle caratteristiche principali della dichiarazione del FOMC di maggio è che, a differenza di marzo, non è stata accompagnata da materiale previsionale, ma questo non significa che lo staff della Fed non abbia discusso – e rivisto – le proprie previsioni economiche e di inflazione. Ricordiamo che FOMC significa Federal Reserve Open market Committee, e si occupa delle decisioni di politica monetaria americana. Oggi tutti affermano che la FED ha fretta estrema di aumentare i tassi. Può essere vero, ma questo vale per oggi. E domani?

Infatti, come rivela la sezione “Staff Economic Outlook” del verbale odierno, “la proiezione dello staff per l’inflazione dei prezzi PCE è stata rivista leggermente al rialzo nella seconda metà del 2022 e nel 2023, in risposta alla lenta risoluzione dei vincoli di offerta osservati nella prima parte del 2022, a un percorso più elevato previsto per i prezzi delle importazioni e al giudizio che gli aumenti salariali avrebbero esercitato una maggiore pressione al rialzo sui prezzi dei servizi rispetto a quanto precedentemente ipotizzato”. Nel complesso, conclude il verbale, “l’inflazione totale dei prezzi PCE era prevista al 4,3% nel 2022. L’inflazione dei prezzi PCE dovrebbe poi scendere al 2,5% nel 2023 e al 2,1% nel 2024, in quanto gli squilibri tra domanda e offerta nell’economia si ridurranno a causa del rallentamento della domanda aggregata e dell’anticipato allentamento dei vincoli dell’offerta”.

Queste parole sono molto interessanti. Sebbene la maggior parte dei funzionari della Fed sia d’accordo sul fatto che la banca centrale continuerà a effettuare incrementi degli interessi di 50 punti base (0,5%) nel corso delle prossime due riunioni, questa strategia restrittiva potrebbe chiudersi prima del previsto. 

Se la previsione del FOMC è accurata, implicherebbe che i prossimi tre aumenti dei tassi di mezzo punto previsti rappresenterebbero la fine dell’attuale ciclo di stretta monetaria e questo potrebbe essere la base di un miglioramento nel valore degli indici di borsa verso fine 2022.

Quindi se la FED vedesse un calo dell’inflazione da qui a settembre potrebbe anche giudicare che la propria attività di stretta monetaria ha raggiunto il suo obiettivo e quindi potrebbe arrestare gli aumenti dei tassi di interesse. A quel punto gli indici di borsa si sarebbero già sgonfiati e potrebbero avere una ripresa. Quindi gli elementi essenziali da tenere d’occhio sono i tassi di inflazione e i colli di bottiglia produttivi che li hanno causati. Se questi due punti venissero sciolti sicuramente potrebbe esserci delle buone prospettive. Il fatto che presto ci saranno dei tassi non significa che questi continueranno a lungo.

 


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