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Se il mondo si prende un raffreddore, l’Europa una polmonite…

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La frenata dell’economia globale, con le sanzioni commerciali alla Russia, il ridimensionamento dell’espansione cinese (che non è da inquadrare in sua situazione di crisi, bensì’ un cambio della linea economica nazionale, orientata più verso la domanda interna che quella esterna), il crollo del petrolio e l’imminente aumento dei tassi da parte della FED in America, saranno i fattori che porteranno in frantumi il castello di sabbia dell’eurozona. Altro che battibecchi Renzi-Juncker.
Non potendo fornire ai singoli Stati, in base alle loro caratteristiche nazionali, gli strumenti per gestire una crisi, il sistema monetario europeo potrà solo “offrire” ai governi la possibilità di essere “competitivi” dall’interno davanti ad un calo della domanda globale. E i metodi sono e saranno gli stessi, ovvero svalutazione del lavoro per tentare di esportare di più ma sacrificando la domanda interna, fattore che porterà al persistere della deflazione e di un alto tasso di disoccupazione in tutto il continente, rendendo la traiettoria pil-debito insostenibile.
I governi europei, per arginare questa insostenibilità legata al debito, non avranno altra scelta che continuare ad aumentare le tasse e tagliare la spesa, fattori che deprimeranno ulteriormente il pil facendo aumentare il conseguente rapporto percentuale con i debiti sovrani, che occorre ricordare sono iniziati a gonfiarsi proprio dopo la crisi globale finanziaria del 2008 per via dei “salvataggi” bancari (le banche di mezzo mondo era piene di titoli tossici) ricordiamo i fondi salva Stati EFSF e succesivamente MES  e delle conseguenti misure recessive d’austerità per sostenere tali costi di salvataggi.
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Pertanto per come è stata strutturata l’eurozona, ovvero dipendente esclusivamente dalla domanda estera (export) a colpi di svalutazione interna (in assenza di flessibilità di una moneta per ogni economia nazionale), ad un improvviso calo dell’economia mondiale, la zona euro è destinata ad avvitarsi su se stessa. E il quantitative easing di Draghi non servirà proprio a nulla, (visto che da quasi un anno in vigore, abbiamo un inflazione miseramente allo 0.1%, lontani dall’obbiettivo del 2%) per il fatto che la liquidità rimane incastrata nel circolo finanziario, portando solamente ad un abbassamento dello spread, senza giungere all’economia reale, dal momento che ogni politica espansiva porterebbe ad un allentamento dei vincoli di bilancio e quindi in contraddizione con i parametri di Maastricht e sopratutto DALL’IMPOSSIBILITA’ DA PARTE DELLE BANCHE DI CONCEDERE CREDITO DAL MOMENTO CHE NON POSSONO NEANCHE ASSICURARE I CREDITI DEI LORO CLIENTI grazie alle regole europee sul BAIL-IN. 
Ma la cosa più inquietante è che ci sarà e come già è in atto, un accanimento ideologico e di convenienza politica nel far mantenere in vita un’eurozona in avanzato stato comatoso per non far cadere il dogma europeista, in contrapposizione con la laicità del buonsenso.
Il vero shock non sarà la rottura dell’euro bensì’ la sua permanenza…

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