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SE DESIDERASSIMO LA LIBERTA’, LA OTTERREMMO. SIAMO SERVI VOLONTARIAMENTE. Ottima letteratura da Enrico Montesano

 

Se qualcosa di buono, pochissimo per la verità, ci ha portato questa maledetta epidemia, è la riscoperta di qualche grande artista, come Enrico Montesano. Ammetto che se penso ad un sano invecchiamento nella cultura, nella tranquillità e nel coraggio, come un eroe della Roma antica, or penso alla sua immagine. Eppure sono giunti ad augurargli la morte.

Questo  anche perchè ci porta delle perle di letteratura, come questo “Discorso sulla Servitù Volontaria” di Etienne De La Boitié , autore francese della metà del XVI secolo, periodo in cui per la libertà, anche religiosa,, era rara,  eppure questa era carissima, adorata e si era pronti pure a morire per lei.

Oggi abbiamo volontariamente rinunciato alla libertà, siamo entrati in uno status di servitù volontaria. Eppure sarebbe semplicissimo fermare tutto questo: basterebbe smettere di essere servi.

Questa la lettura di Enrico Montesano, e quindi i frammenti originali di Etienne De La Boitié. Il Cuore è: la libertà non è difficile da ottenere, basta non piegarsi all’abitudine della servitù. 

Buon Ascolto

 

 

Primo frammento:

É straordinario sentir parlare del coraggio che la libertà mette nel cuore di chi la
difende; ma ciò che avviene in tutti i paesi, fra tutti gli uomini, tutti i giorni, cioè che un
uomo ne opprima centomila e li privi della loro libertà, chi potrebbe crederlo se lo si
sentisse solo raccontare e non vederlo? E se avvenisse solo in paesi stranieri ed in terre
lontane, e lo si raccontasse, chi non penserebbe che sia piuttosto una favola e una
invenzione e non una cosa vera? Per di più questo tiranno solo, non c’è bisogno di
combatterlo, non occorre sconfiggerlo, è di per sé già sconfitto, basta che il paese non
acconsenta alla propria schiavitù. Non bisogna togliergli niente, ma non concedergli
nulla. Non occorre che il paese si preoccupi di fare niente per sé, a patto di non fare
niente contro di sé. Sono dunque i popoli stessi che si lasciano o piuttosto si fanno
tiranneggiare, poiché smettendo di servire ne sarebbero liberi. È il popolo che si
assoggetta, che si taglia la gola e potendo scegliere fra l’essere servo e l’essere libero,
lascia la libertà e prende il giogo; che acconsente al suo male, o piuttosto lo persegue. Se
gli costasse qualcosa recuperare la libertà, non lo inciterei, sebbene l’uomo non dovrebbe
avere niente di più caro che affermare il suo diritto naturale e, per così dire, da bestia
ritornare uomo. Ma non pretendo lui un tale coraggio; gli concedo pure che preferisca una certa sicurezza di vivere miserabilmente ad una incerta speranza di vivere nell’agiatezza.
Ma se per avere la libertà basta desiderarla, se c’è solo bisogno di un semplice atto di
volontà, quale popolo al mondo potrebbe valutarla ancora troppo cara, potendola ottenere
solo con un desiderio, e che lesini la volontà di recuperare il bene che dovrebbe
riacquistare a prezzo del proprio sangue, e la cui perdita dovrebbe rendere insopportabile
la vita e desiderabile la morte a tutte le persone dignitose? Certo, come il fuoco di una
piccola scintilla diviene grande e si rafforza sempre, e più trova legno, più è pronto a
bruciarne, e se non vi si mette dell’acqua per spegnerlo, basta non metterci più legno, non
avendo più da consumare, si consuma da sé, diviene senza forza e non è più fuoco; allo
stesso modo i tiranni, più saccheggiano, più esigono, più rovinano e distruggono, più gli
si dà, più li si serve, tanto più si rafforzano e divengono sempre più forti e più rinvigoriti
per annientare e distruggere tutto; ma se non gli si dà niente, se non gli si obbedisce,
senza combattere, senza colpire, restano nudi e sconfitti e non sono più niente, o sono
come il ramo che diviene secco e morto quando la radice non ha più linfa e nutrimento.
I coraggiosi non temono il pericolo per ottenere ciò che desiderano. Gli avveduti
non rifiutano la fatica. I vili e gli ottusi non sanno sopportare il male né riconquistare il
bene: si limitano a desiderarlo, e la virtù di aspirarvi gli è negata dalla loro vigliaccheria,
restandogli per natura il desiderio di averlo. Questo desiderio, questa volontà di aspirare a
tutte le cose che, una volta ottenute, li renderebbero felici e contenti, è comune ai saggi ed
agli stolti, ai coraggiosi ed ai codardi. C’è una sola cosa di cui, non so perché, manca agli
uomini il desiderio naturale: è la libertà, che pure è un bene così grande e piacevole, che
una volta perduto, tutti i mali vengono uno dietro l’altro, e perfino i beni che restano dopo
di lei perdono completamente gusto e sapore, corrotti dalla servitù. Solo la libertà, gli
uomini non la desiderano perché, così pare, se la desiderassero essi l’otterrebbero; come
se rifiutassero di fare questa conquista solo perché troppo facile.

Poveri e miseri popoli insensati, nazioni ostinate nel vostro male e cieche nel
vostro bene, vi lasciate strappare sotto gli occhi la parte migliore del vostro reddito,
saccheggiare i vostri campi, derubare le vostre case e spogliarle dei mobili antichi e di
famiglia! Vivete in modo da non poter vantare niente che sia vostro; e ciò nonostante
sembrerebbe per voi un grande favore tenere in affitto i vostri beni, le vostre famiglie e le
vostre vite. E tutto questo danno, questa disgrazia, questa rovina, non vi viene da molti
nemici, ma bensì da un solo nemico, da colui che voi fate così potente com’è, per il quale
andate coraggiosamente in guerra, per la cui grandezza non rifiutate certo di affrontare la
morte. Colui che tanto vi domina non ha che due occhi, due mani, un corpo, non ha niente
di più dell’uomo meno importante dell’immenso ed infinito numero delle nostre città, se
non la superiorità che gli attribuite per distruggervi. Da dove ha preso tanti occhi, con i
quali vi spia, se non glieli offrite voi? Come può avere tante mani per colpirvi, se non le
prende da voi? I piedi con cui calpesta le vostre città, da dove li ha presi, se non da voi?
Come fa ad avere tanto potere su di voi, se non tramite voi stessi? Come oserebbe
aggredirvi, se non avesse la vostra complicità?

….

 E di tutte queste indegnità, che neanche le  bestie potrebbero accettare o sopportare, voi potreste liberarvi se provaste, non dico a liberarvene, ma solo a volerlo fare. Siate decisi a non servire più, ed eccovi liberi. Non voglio che lo scacciate o lo scuotiate, ma solo che non lo sosteniate più, e lo vedrete, come un grande colosso al quale è stata tolta la base, piombare giù per il suo stesso peso e rompersi.

…..

 La natura dell’uomo è proprio di essere libero e di volerlo essere, ma la sua indole è tale che
naturalmente conserva l’inclinazione che gli dà l’educazione.
Diciamo dunque che all’uomo risultano naturali tutte le cose alle quali si educa e
si abitua; ma gli è davvero innato solo quello a cui spinge la natura semplice e non

Da https://www.lettere.uniroma1.it/sites/default/files/1588/Discorso%20sulla%20servit%C3%B9%20volontaria.pdf


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