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RUBARE AI PROPRI FIGLI

 

Gli “incentivi” dello Stato sono un incoraggiamento concreto e positivo all’attività economica. Se lo Stato regalasse mille euro a chiunque compri una casa che valga almeno ventimila euro, l’incoraggiamento sarebbe concreto, perché i mille euro non sono parole, e sarebbe positivo perché il cittadino riceve qualcosa. Se invece lo Stato promettesse uno sgravio d’imposte, l’incoraggiamento – se pure equivalente dal punto di vista economico – sarebbe negativo: il cittadino non paga una somma che diversamente avrebbe dovuto pagare. Purtroppo gli incentivi costano. Si pensi agli anni in cui si incoraggiavano i dipendenti statali a mettersi in pensione da giovani in modo da “creare occupazione”, nel senso che nei posti che loro lasciavano dovevano essere sostituiti da nuovi assunti. Il costo fu talmente alto che in seguito si è fatta una spettacolosa marcia indietro.

Il primo difetto degli attuali incentivi statali è che essi si risolvono in un trasferimento di ricchezza da chi non ne beneficia (ma paga tasse e imposte) a chi ne beneficia. Lo Stato è generoso a spese altrui, ma la manovra è comunque benedetta da chi ha una mentalità di sinistra. Il pregiudizio pretende infatti che la ricchezza (quasi cadesse a caso dal cielo) sia ripartita in modo ineguale in seguito ad un’ingiustizia. Per conseguenza, togliere a chi ha per dare a chi non ha, per qualsivoglia ragione, sarebbe una forma di raddrizzamento dei torti. Il ragionamento fa pensare all’entropia: forse per alcuni l’ideale è che nessuno sia più ricco di un altro, anche se la storia dimostra che il risultato è quello di rendere tutti poveri.

Il secondo difetto è che attualmente gli incentivi si rischiano di favorire i più abbienti a spese dei meno abbienti. È noto che in caso di necessità si provvede alla spesa anche in assenza di qualunque contributo. Dunque gli incentivi riguardano soprattutto le spese per le quali si è indecisi. Ma una ristrutturazione edilizia, anche se lo Stato promette di pagarne la metà, in tanto può essere affrontata, in quanto si disponga del denaro per anticipare l’intero e poi ci si possa permettere di aspettare il rimborso lungo dieci anni. L’aiuto va dunque a persone non bisognose, a spese di tutti, anche dei bisognosi.

Il terzo difetto è che si crea uno squilibrio economico artificiale. I contributi per le energie alternative falsano il mercato rispetto alle energie non alternative e addirittura lo falsano fra le varie fonti. Per esempio favorendo l’eolico e non il fotovoltaico, o viceversa. Gli aggiustamenti naturali sono sempre “economici”, quelli artificiali possono esserlo o no. Con possibile distruzione di ricchezza.

Il quarto difetto è il più grande. Quando lo Stato promette il rimborso in dieci anni della metà dell’importo (ma in certi casi è arrivato ai due terzi) con ciò stesso pone questa spesa a carico dei futuri contribuenti. Dunque tiene un comportamento doppiamente scorretto: non soltanto è generoso a spese dei contribuenti, ma addirittura dei contribuenti futuri che non possono punirlo col voto.

Non è comunque una novità. È esattamente ciò che hanno fatto i nostri governanti italiani negli anni della spesa folle. Dc e Pci hanno creato un enorme debito pubblico con la spensieratezza di chi pensava che, tanto, il conto l’avrebbero pagato le generazioni future. E così è stato. Il conto è stato ereditato dalle “generazioni future”, cioè le attuali,  ed è così pesante che non siamo in grado di pagarlo. Con possibili conseguenze disastrose.

Questa favola ha una vecchia morale: “Primum non nocere”. Lo Stato non deve curare tutti i mali. Non deve fare regali e concedere incentivi a spese degli altri. E per evitare di fare danni deve diffidare delle buone intenzioni. Purtroppo la nostra nazione, forse per una concezione medieval-cristiana di pauperismo e assistenzialismo che si è poi trasfusa in principi vagamente sovietici, ha sempre sperato in regalie del Sovrano. Immaginandole costantemente a proprio favore e a spese altrui. E in generale l’idea che chi vuole qualcosa se la debba procurare da sé è vista come brutale e contraria ai doveri di solidarietà e giustizia sociale. Coi risultati che sappiamo.

Questa mentalità è tanto profondamente radicata nel nostro Paese che non c’è niente da sperare. Neanche coloro che non possono permettersi di approfittare degli incentivi alzano la voce: l’idea che si favorisca qualcuno è sempre vista positivamente. Se poi la cosa è in linea con la retorica corrente, chi oserebbe protestare? Non si può essere contro il vento o contro il Sole.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

19 agosto 2014

P.S. Non si intendono invitare i cittadini a non approfittare degli incentivi. Se un Comune decide di far passare una strada su un sito archeologico è normale che ci si opponga con tutte le proprie forze. Ma se malgrado tutto quella strada fosse realizzata, sarebbe stupido non servirsene.

 

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