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Le riserve auree italiane?! Più di mille tonnellate potrebbero essere alla Fed

Da quando la Banca d’Italia è entrata a far parte del Sistema Europeo di Banche Centrali (SEBC) si è parlato molto delle sue riserve auree e, visto che una parte delle stesse è stata conferita al Sistema stesso, ci si è spesso chiesti dove queste riserve fossero stoccate e/o immagazzinate. Ultimamente, grazie a qualche documento ufficiale ed a qualche informazione, avuta anche all’iniziativa di alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle, rispetto all’oro della Banca d’Italia, sembra si possa raccogliere qualche dato in più con riguardo, appunto, alla quantità e alla “sede fisica” proprio dell’oro.

Il punto di partenza è un articolo di Zero Hedge (ZH da ora) in cui si parla del fatto che l’oro dell’Ucraina possa essere stato trasferito alla Federal Reserve e si riporta un documento dell’World Gold Council dove viene stilata la “classifica” delle riserve auree dei rispettivi paesi ricompresi nella classifica. Gli Stati Uniti sono la prima riserva aurea mondiale con 8.133,5 tonnellate di oro, la Germania la seconda con 3.387,1 tonnellate, la terza il Fondo Monetario Internazionale con 2.814 tonnellate, ed al quarto posto si trova l’Italia con 2.451,8 tonnellate seguita dalla Francia al quinto posto con poche tonnellate in meno. Dal sesto posto, dove troviamo la Cina, le riserve auree in tonnellate sono “appena” sopra le mille. La BCE è al 13° posto con “solo” 502,1 tonnellate. Per cui, una idea sulla quantità di oro della Banca d’Italia è possibile averla e, sicuramente, quella dell’Italia è una buona posizione nelle riserve auree, visto che si trova al quarto posto nel mondo (terzo se si considerassero solo gli Stati invece che anche istituzioni come il FMI che è, invece, al terzo posto).

Oro II

La quantità di riserve auree della Banca d’Italia è confermata da un rapporto ufficiale della Banca stessa che avalla la “quota” di 2.452 tonnellate per un valore complessivo a fine 2013, al prezzo di 871,22 euro per oncia fine, di 69 miliardi di euro. Una volta verificata la quantità di riserve auree con un “cross-check” tra i dati del World Gold Council e quelli della Banca d’Italia resta da sapere dove sono fisicamente immagazzinate queste riserve. Tralasciando i particolari sulle diverse forme e pesi, che sono comunque specificati nel rapporto segnalato, 1.199,4 tonnellate, quasi la metà, sono custodite presso le “sacristie” della Banca d’Italia in Roma. Di queste, 1.195,3 tonnellate sono in forma di lingotti (95.493 lingotti) mentre la parte restante, 4,1 tonnellate in forma di monete (oro monetario, 871.713 pezzi). Queste riserve sono state “verificate” recentemente da alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle che hanno avuto la possibilità di “visitare” la Banca d’Italia e pertanto, salvo che si tratti di lingotti falsi oppure sviliti, abbiamo la conferma che circa la metà delle riserve auree si trovano fisicamente a Roma.

Bisognerebbe ora vedere dove è la parte restante delle riserve auree. Il rapporto ufficiale citato sostiene che per la maggior parte sono presso la Federal Reserve, un’altra parte è presso la Banca Nazionale Svizzera a Berna, mentre la parte restante è presso la Bank of England a Londra; però non specifica le quantità detenute nelle rispettive banche, sottolinea solamente che la maggior parte sono detenute negli Stati Uniti. Per questo ci viene in aiuto un altro articolo di ZH che analizzando dei dati ne trae le proprie conclusioni che però, pur essendo logiche, sensate e basate su dati storici, non hanno il carattere della ufficialità. Per prima cosa l’articolo sottolinea che tra il fatto che, per un video della RAI ed un articolo di Repubblica, l’oro tenuto in Svizzera sarebbe alla Bank of International Settlements e non alla Banca Nazionale Svizzera (BNS), come sottolineato nel recente rapporto, non c’è contraddizione; infatti la BIS non ha depositi (intesi come caveau o “magazzini)” suoi in Svizzera e, pertanto, utilizza quelli della BNS. Quindi l’oro si trova presso la BNS. Resta ora da sapere la quantità di oro stoccato a Berna. L’analisi storica dei dati – sempre di ZH – sostiene che alla fine della Seconda Guerra Mondiale non c’erano riserve auree italiane in Svizzera e che queste si sono ivi costituite solo dal 1946, dopodiché, vista la mancanza di dati ufficiali, compara i dati della BIS per Svezia, Italia e Finlandia, stabilendo che l’oro “italiano”, in Svizzera, è tra le 25 tonnellate e le 87,6; una quantità “minima”. Per quanto riguarda la “sede” di Londra, durante gli anni ’60 e principalmente tra il 1966 ed il 1968, l’Italia ha rimpatriato la maggior parte del suo oro. Nel ’69 i lingotti d’oro erano meno di mille per, approssimativamente, 12 tonnellate; e non ci sono dati che confermino un aumento nemmeno durante la metà degli anni ’80 quando sul mercato londinese si faceva “gold lending”. Oltre a questo dobbiamo considerare che il rapporto stesso della Banca d’Italia dice che la maggior parte sono alla Federal Reserve di New York. La quantità di oro “all’estero” dell’Italia è di 1.252,4 tonnellate; la metà è 626,2 ma, come detto, non la metà è a New York bensì la maggior parte, quindi molto più della metà. Per cui considerando questi dati storici, relativi ai depositi di Londra, Berna e New York, ZH arriva a stimare le riserve italiane in oro a New York tra le 1.000 e le 1.200 tonnellate. Infine, l’ultima nota di ZH è comunque poco rassicurante, in quanto sostiene che una volta che la Bundesbank ha rimpatriato l’oro da New York lo ha dovuto rifondere e riconiare, il che fa pensare a dell’oro svilito e di bassa qualità; e non è detto – sempre secondo ZH – che l’Italia non possa avere il medesimo problema qualora dovesse rimpatriare il suo oro da New York.

Luca Pezzotta di Economia Per I Cittadini

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