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Riforma del PNRR (cioè del Recovery Nazionale): cosa c’è e cosa manca nella riforma Draghi

 

Il piano d’implementazione del recovery Fund, o meglio del RRF, Resilience and Recovery Fund, a livello nazionale è uno dei motivi, forse quello fondante, per cui è stato scelto Mario Draghi come presidente del Consiglio.

Il problema era che il PNRR, cioè del piano di applicazione a livello nazionale del RRF, fatto dal governo Conte III era estremamente generico e si presentava come una specie di  banale “Lista della spesa” dei singoli ministeri, senza molto coordinamento, se non teorico. Bisognava riscriverlo per dargli un senso compiuto e Giuseppe Liturri, con la sua abituale lucidità, ha messo in luce le priorità di modifica del piano, come risulta dal discorso dello stesso premier.

1)    “… Dovremo rafforzare il Programma prima di tutto per quanto riguarda gli obiettivi strategici e le riforme che li accompagnano…”

2)    “… rafforzeremo la dimensione strategica del Programma, in particolare con riguardo agli obiettivi riguardanti la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’inquinamento dell’aria e delle acque, la rete ferroviaria veloce, le reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, la digitalizzazione, la banda larga e le reti di comunicazione 5G …”

3)    “… Il ruolo dello Stato e il perimetro dei suoi interventi dovranno essere valutati con attenzione …”

4)    “… Non basterà elencare progetti che si vogliono completare nei prossimi anni. Dovremo dire dove vogliamo arrivare nel 2026 e a cosa puntiamo per il 2030 e il 2050 …”

5)    “… Selezioneremo progetti e iniziative coerenti con gli obiettivi strategici del Programma”

6)    “… Chiariremo il ruolo del terzo settore e del contributo dei privati…”

7)    “… Sottolineeremo il ruolo della scuola …”

8)    “… La governance del Programma di ripresa e resilienza è incardinata nel Ministero dell’Economia e Finanza…”.

Quindi il lavoro di Draghi si concentrerà, principalmente, sul coordinamento fra e singole componenti e su una maggiore accentuazione delle componenti digitalizzazione e green energy. L’idrogeno viene trattato un po’ come il Sacro Graal a Bruxelles, senza rendersi conte che o di provenienti “Verde”, cioè da idrolisi dell’acqua, , oppure le varianti “Blu” (da gas naturale) e “Grigia” (da idrocarburi fossili), sono tanto, se non più pericolose, dell’emissioni di CO2 dell’atmosfera: infatti la combustione dell’idrogeno con l’ossigeno priva l’atmosfera del componente essenziale per la vita aerobica. Praticamente ci mettiamo sulla strada per il soffocamento collettivo.

Questo è quello che Draghi ritiene di dover introdurre è piuttosto chiaro, ma cosa manca al suo piano? Quali indicazioni non sono state integrate, per motivi economici o politici rispetto alle indicazioni delle solite “Letterine” della Commissione?

  • non si parla di riduzione del debito utilizzando entrare straordinarie;
  • non si parla di aumento della tassazione attraverso la revisione degli estimi catastali.

Ridurre il debito ora sarebbe insensato in quanto introdurrebbe un elemento pro ciclico recessivo di cui non si sente il bisogno. Dall’altro lato evidentemente vuole rispettare gli impegni di non aumentare le tasse presi con il Centrodestra, oltre che introdurre un po’ di realismo nella politica economica nazionale. In questo momento non abbiamo bisogno di una crisi del settore immobiliare indotta da una eccessiva tassazione.

Quindi Draghi ridisegna il PNRR sulla via del coordinamento, delle digitalizzazione e del “Verde”. Speriamo che non si tratti di un esercizio inutile, dato che, ancora mancano le approvazioni della maggioranza dei parlamenti nazionali al RRF.

 


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