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IL RETROSCENO

 

In materia d’economia la nostra libertà di manovra è molto limitata dai mercati internazionali e dai trattati sottoscritti con l’Unione Europea. Infatti è stato quasi senza poterci difendere che abbiamo vissuto – insieme con altri ma più gravemente di altri – la grande crisi del 2011. In quel momento si temette un default dell’Italia e si mise perfino in dubbio la sopravvivenza dell’euro. Poi, tolto di mezzo Berlusconi, pietra d’inciampo del mondo, tutto si stabilizzò. A parte una fiammata nell’estate del 2012, tutto è rientrato nell’ordine: non ci sono più stati pericoli e persino lo spread fra i titoli italiani e quelli tedeschi è ridivenuto insignificante.

La storia ha però avuto un retroscena, che forse è stato un “retr-osceno”. La crisi del 2011 è stata artatamente provocata dall’estero e artatamente gonfiata dai media nazionali per costringere Berlusconi alle dimissioni. Le prove sono state ampiamente fornite dal giornalista americano Alan Friedman, dall’ex premier spagnolo Zapatero, dall’ex segretario del Tesoro americano Geithner e anche dalle testimonianze di protagonisti insospettabili perché visceralmente antiberlusconiani come Mario Monti, Carlo Debenedetti e Romano Prodi. Solo il Presidente della Repubblica ha smentito tutto ma le sue affermazioni non hanno provocato nessuna seria eco. A volerle discutere, non si sarebbe fatto un favore alla suprema carica dello Stato e si sarebbe rischiata qualche imputazione per vilipendio. I media dunque, anche per non dare argomenti a Berlusconi, si sono limitati a “dimenticare” lo scandalo e a sperare che altrettanto facessero i cittadini. Passando anche sopra al fatto che quelle mene nazionali e internazionali sono andate contro gli interessi e contro la dignità dell’Italia, un Paese trattato come una colonia popolata da collaborazionisti. Lo scherzetto ci è costato caro. I mercati ci hanno messo anni a riprendere fiducia nell’Italia.

Tutto ciò è però secondario rispetto a ciò che si può dedurre da quella crisi artificiale. Oggi sembra che per l’Europa tutto vada bene, ma è proprio così?

Immaginiamo un miliardario molto malato che, per distinguere fra i suoi possibili eredi chi gli vuol bene e chi invece aspetta soltanto d’incassare, faccia finta che gli sia stata proposta una cura che, senza garantire i risultati, gli costerà la maggior parte del suo patrimonio. Chi lo incoraggerà gli vuole veramente bene, chi lo scoraggerà penserà soprattutto ai soldi. Anche l’Europa ha fatto finta di essere in punto di morte perché voleva ottenere un certo scopo ma, come il miliardario, non avrebbe potuto farlo credere se in realtà fosse stata in buona salute. Non è che per caso sia affetta da un male che una volta o l’altra trasformerà la sceneggiata in realtà?

I mercati borsistici sono emotivi. Tutto vogliono essere i primi a scendere dalla nave che affonda e i primi a saltare sul carro del vincitore. E sarebbero soprattutto felici di provocare il movimento che li avvantaggia. Ma per influenzare i mercati bisogna disporre di immensi capitali e di dati obiettivi credibili. Non basta che la Fiat, l’abbiamo visto recentemente, annunci piani mirabolanti per il futuro: la Borsa, se rimane scettica, boccia i suoi titoli e fa assolutamente il contrario di ciò che i dirigenti dell’impresa si sarebbero aspettati.

Dunque, se nel 2011 il mondo ha potuto mostrare così poca fiducia nell’Europa in generale, e nell’Italia in particolare, è perché i dati obiettivi sembravano effettivamente negativi. Ci sono stati  il coro della pubblicistica interessata, le manovre borsistiche tedesche e quel complotto di cui ora tanto si parla: ma sulla base del nulla non sarebbero bastati. I mercati non si sarebbero lasciati ingannare. E in realtà a tutt’oggi i fondamentali dell’Europa (salvo quelli tedeschi, e ancora!) non sono incoraggianti. La dichiarazione di Mario Draghi (“Faremo tutto il necessario”, più o meno) è stata soltanto velleitaria. Contro le Borse mondiali non vince neanche Sansone.

Il continente continua ad essere in grave difficoltà. Ammesso che possa tirare avanti, è in via di guarigione o di costante peggioramento? I nostri parametri peggiorano da anni. Il nostro debito pubblico continua ad aumentare. La prospettiva dei versamenti richiesti dal Fiscal Compact è talmente spaventosa da pensare che non ce ne dobbiamo preoccupare: perché, tanto, non li potremo effettuare. Se nel 2011 si è giocato col fuoco, nessuno ci dice che in futuro non ci troveremo in un incendio da cui non saremo in grado di uscire.

L’euro è malato, l’Europa è malata, l’Italia, la Spagna e la Francia sono malate. Il fatto che tutti considerino la malattia inesistente, come Don Ferrante con la peste di Milano, non tranquillizza affatto. Ma ne parleremo dopo le elezioni.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

25 maggio 2014

 

 

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